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“Coscienza, inconscio, memoria”di A. Imbasciati

7/07/22
"Coscienza, inconscio, memoria"di A. Imbasciati

COSCIENZA, INCONSCIO, MEMORIA

CINQUE SAGGI TRA PSICOANALISI E NEUROSCIENZE

Autore: Antonio Imbasciati

Casa editrice: Mimesis

Anno: 2022

L’inconscio viene considerato l’oggetto di indagine specifico della psicoanalisi, ma quest’ultimo è stato scoperto, individuato e descritto con la coscienza, senza che sia stato indagato adeguatamente in che cosa essa consista. Poiché dall’opera di Freud è derivata l’idea pregnante che la coscienza sia fallace, si impone la necessità di considerare adeguatamente lo studio di questa “coscienza”. Antonio Imbasciati ne propone un’analisi calandosi all’interno della costruzione del cervello tramite le esperienze individuali. Tale “apprendere dall’esperienza”, che la letteratura psicoanalitica ha sviluppato sul piano della soggettività e che l’analista sente o pensa accadere in analisi, viene indicato dall’autore nella costruzione progressiva delle funzionalità del cervello, a cominciare dal feto. La sede della ragione funziona attraverso reti neurali: ogni esperienza produce e modifica le precedenti e da queste viene condizionata la formazione delle reti successive. L’esperienza che in tal modo si fa, resta in memoria come traccia di reti neurali e quanto accade nel cervello non è omologabile alle esperienze obbiettive di un soggetto – il piano neurale non è infatti omomorfo a ciò che appare nella coscienza del soggetto, come si crede nella cultura popolare. La traccia delle prime esperienze neonatali spiega la correlazione riscontrata tra le vicende di vita infantili e il funzionamento mentale nelle età più adulte. In questo senso gli “affetti” sono descritti come tracce delle prime esperienze fondanti il destino della struttura neurale che si costruirà. Si tratta di tracce non rappresentabili per la coscienza, che invece si svilupperà in tempi successivi: quel che percepisce un neonato è configurabile per noi adulti. Per questo motivo le esperienze della prima infanzia non possono essere ricordate. La memoria non è quindi “ciò che ricordiamo”, bensì il ricordo stesso è uno dei tanti “effetti” che un cervello può stimolare alla coscienza dell’individuo.

(Tratto dalla quarta di copertina)

Antonio Imbasciati è stato professore ordinario di Psicologia clinica e direttore dell’Istituto di Psicologia della Facoltà di Medicina dell’Università di Brescia. Nel 2012 gli è stato conferito il titolo di professore emerito. È membro ordinario con funzioni di Training (AFT) della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA). Dopo la laurea in Medicina ha conseguito tre specializzazioni: in Psicotecnica, Psicologia clinica e Neuropsichiatria infantile. Si è formato come ricercatore nell’Istituto di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano negli anni 1961-1971 e come psicoanalista dal 1963 nell’ambito delle strutture istituzionali della SPI. È autore di 70 volumi e più di 300 pubblicazioni scientifiche.

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