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Problematiche VII. Il fuorviamento biologizzante della sessualità in Freud, J. Laplanche. Recensione di S. Lombardi

6/03/24
Jean Laplanche, Problematiche VII. Il fuorviamento biologizzante della sessualità in Freud di S. Lombardi 1

Parole chiave:  J. Laplanche, Psicoanalisi, Sessualita’, Freud

Quest’opera racchiude gl’insegnamenti dell’ultimo corso tenuto da J. Laplanche all’Università, fra il 19 novembre 1991 e il 25 febbraio 1992.

L’edizione del 2021 (a cura di A. Lucchetti, Mimesis ed.) vi include Biologismo e biologia, conferenza tenuta all’Università di Buenos Aires il 23 ottobre 1997 in occasione del conferimento fattogli del titolo di dottore honoris causa.

Si tratta, dunque, di un pensiero perfezionato e messo a punto dopo che, nel 1987, con Nuovi fondamenti della psicoanalisi, egli ha esposto la “teoria della seduzione generalizzata”: inizialmente, nella sua prima pubblicazione francese (1993), non era stato annoverato tra le Problematiche e veniva presentato con il titolo La sexualité humaine. Biologisme et biologie.

Nell’Avvertenza di apertura J. Laplanche ribadisce di porre a guida del suo esercizio di infedele fedeltà a Freud i tre modelli dell’esigenza inconscia [è l’oggetto ”inconscio” ad orientare l’evoluzione stessa del pensiero  (p.13) e, non di rado, incappa  nella prova della rimozione], della spirale (curva vorticosa intorno ad un asse-problema centrale di cui, ad ogni giro, segna il progresso)e del fuorviamento (rischio a cui l’oscurità dell’esigenza espone, ma, nei suoi auspici, remunerativo).

Nella Premessa (p. 9) dichiara, pertanto, la necessità di riesplorare quello che chiama il “fuorviamento biologizzante” di Freud. Attuando, infatti, una piena rivoluzione copernicana, la seduzione generalizzata, con l’opera del 1987, aveva conquistato nel suo pensiero una posizione centrale ben diversa da quella solo accennata nel 1970 in Vita e morte in psicoanalisi, ove era stata sviluppata la nozione di un appoggio della sessualità sull’autoconservazione. In nota, tuttavia, Laplanche anticipa al lettore che il termine “biologizzante” può aver dato adito a dei malintesi: “Non denuncio la biologia, ma la teoria genetica, ereditaria, filogenetica che continua a dominare la metapsicologia freudiana fin dall’abbandono della teoria della seduzione” (p. 10).

In sé, la sessualità… non può che collocarsi nel corpo (p.17).

Nella parte iniziale viene riesaminato il concetto di istinto-pulsione.

L’incipit, infatti, non può essere dato che dall’abbandono dell’ipotesi della seduzione precoce e traumatica, patogenetica della nevrosi isterica, riconosciuto da Freud e confidato a Fliess nella lettera dell’equinozio del 21 settembre 1897.  Da qui, la spiegazione della sessualità, potenzialmente fuorviante, come una preformazione per via ereditaria, organizzata in stadi successivi, e retroproiezione sull’infanzia delle fantasie dell’adulto. Pertanto, Laplanche afferma: “il rischio di fuorviamento a partire dall’abbandono della teoria della seduzione ha un nome: istinto” (p.19). “Sarebbe più giusto parlare di un’istintualizzazione del sessuale anziché di una biologizzazione del sessuale” (p.24). Complice la relativa intercambiabilità, egli continua, dei termini tedeschi istinkt e trieb, di matrice, rispettivamente, latina e germanica, questi coesistono in Freud che lotterà sempre contro il ritorno dell’istinto (schematico e preformato) nella sessualità (bramosa di soddisfacimento).

Viene riaffrontata, poi, la questione dell’appoggio.

Anlehnung, in tedesco, è termine che, come quello di Nachtraglichkeit, non è mai stato individuato negli indici delle opere freudiane: concetto implicito o paraconcetto, è stato estratto dal discorso di Freud ad opera dei suoi traduttori: étayage, appoggio, da Laplanche e Pontalis[1]; après-coup da Lacan.

Il fuorviamento dell’appoggio avviene, secondo Laplanche, allorché, fra gli anni 1910-1912, Freud lo tematizza … : vale a dire, nel momento in cui l’autoconservazione (funzione essenzialmente corporea e, dunque, nell’ordine del bisogno)  sarà affermata come una pulsione parallela alla sessualità (p.37).

 La sua convinzione è che solo la seduzione apporta la verità sull’appoggio (p. 38).

Lo studio del supposto parallelismo conduce, piuttosto, nella migliore delle ipotesi, ad un’interpretazione dell’appoggio come capace di generare un’emergenza (p.52) attraverso due tempi: un funzionamento congiunto (delle due pulsioni), poi un momento di distanziamento o di movimento di rivolgimento (p.53). A partire dall’ esemplificazione freudiana del bambino che continua a succhiare il seno anche dopo aver placato la fame, Laplanche ripercorre, con Freud, quanto già detto nel 1970: sull’attività nutritiva autoconservativa si appoggia un’attività sessuale infantile. La prima relazione con il mondo esterno avviene attraverso l’oggetto-del-bisogno-latte, ben presto sostituito per contiguità (o metonimia) dall’oggetto-seno, il cui contatto rende erogena la mucosa buccale. Una volta costituitasi la zona erogena orale, potrà realizzarvisi il soddisfacimento indipendentemente dall’oggetto esterno. Il rivolgimento autoerotico segna la comparsa dell’oggetto fantasmatico. Tuttavia, Laplanche osserva che, da una parte, i parametri della pulsione, costretti ad una serie di spostamenti, (assimilata ad essa la spinta, rimangono la fonte, la meta e l’oggetto) possono essere soddisfatti solo grazie al lavoro del fantasma. Non sarebbe, quindi, da sottovalutare l’ipotesi kleiniana che il fantasma sia presente nel corpo fin dall’inizio! Dall’altra, dall’ingestione all’incorporazione, dunque dall’autoconservativo al sessuale, vi è qualcosa di più e di altro che una psichicizzazione, o una simbolizzazione (p.56).

Il passaggio successivo avviene prendendo in considerazione il contributo della psicologia animale e dell’etologia, che lascia supporre l’alimento come inserito in un insieme oggettuale complesso: il latte caldo, il seno caldo, la madre (p.62). Ma soprattutto continuando la lettura di Freud, che, nel 1914,[2] scrive delle pulsioni dell’Io (o di autoconservazione), prevedendo che, nella scelta d’oggetto per appoggio, siano assunti come primi oggetti sessuali le persone che hanno a che fare con la nutrizione, la cura e la protezione del bambino (p.457).

Il funzionamento autoconservativo assume così una qualità affettiva di tenerezza e riconosce all’altro statuto di esistenza. Non negando il sostegno del pensiero di Ferenczi e dei teorici dell’attaccamento, Laplanche ripete la sua convinzione che la seduzione (ormai è possibile intravederla!) sia l’unica possibilità, per il bambino di fantasmatizzare queste esperienze.

 Questa modalità di nascita del sessuale inconscio non è prerogativa del patologico (Freud e Ferenczi), ma generalizzata. Di fatto, il caregiver adulto è seduttore suo malgrado: nell’accudimento, non può non trasmettere (o immettere o impiantare) un messaggio emesso dal proprio inconscio sessuale. Sarà enigmatico, perché solo parzialmente traducibile dal bambino e lascerà un resto: “che cosa vuole da me?” (p.69).

Le sue parti corporee orale, anale e genitale, oggetto dell’attenzione vigile e tenera dell’adulto, diventeranno zone erogene, perché impregnate dei fantasmi orali, anali e genitali di questi.

Una volta dimostrato il sessuale inconscio come impiantato, resta il problema di spiegare, vista la debolezza intrinseca dell’autoconservazione, la tutela del vitale a questa forza disruptiva. E’ l’Io ad elaborare una difesa. Laplanche procede dal già utilizzato testo di Freud sul narcisismo, chiedendosi se in esso non venga formulata una teoria dell’amore. I due termini, sessuale ed amore, vi diventano intercambiabili e l’Io viene descritto non solo istanza ma come investimento libidico ed attore di una scelta d’amore narcisistico.

Appaiono due regimi sessuali che si confrontano nel conflitto psichico: un regime che rappresenta l’attacco da parte del corpo estraneo interno, il sessuale impiantato; e l’altro che rappresenta l’investimento libidico quiescente, secondo l’espressione di Freud, di una struttura relativamente stabile: l’Io (D. Scarfone, 2007).[3]

Tuttavia, l’amalgama dei due regimi sessuali è causa di una replica del fuorviamento biologizzante: Freud individua come polo del conflitto con il vitale (ovvero con l’Io, l’Eros, il sessuale) l’esistenza della pulsione di morte. Nella rilettura di Laplanche, la pulsione di morte è tale, invece, per l’Io: oppure, e soprattutto,… non è sostenibile se non come “pulsione sessuale di morte”, pulsione di slegamento sessuale (p. 108).

Come dicevo in apertura, questo raggruppamento VII di problematiche indaga ripetutamente quanto già illustrato da Laplanche nelle due opere principali del 1970 e del 1987. Egli dichiara esplicitamente di essere un accurato rilettore di sé stesso: a mio avviso, sostenuto dalla passione di guidare al suo insegnamento l’uditorio degli allievi universitari. Ad esempio, a proposito dell’ultimo interrogativo (perché la pulsione di morte?) ricorda essere il titolo di un lungo capitolo di Vita e morte in psicoanalisi, a cui rimanda: “L’ho riletto ieri sera e, a parte alcuni accenti da riposizionare, … non vedo una parola che non approvi” (p.104).


[1] “Ne abbiamo discusso con F. Robert, responsabile con me della terminologia nella traduzione delle Oeuvres complètes di Freud” nota 43 p. 35.

[2] Freud S. (1914) Introduzione al narcisismo OSF7

[3] D. Scarfone (2007), Jean Laplanche, Milano, F. Angeli, p. 47

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