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Verso il XXII Congresso Nazionale della SPI, Genova 21-24 maggio 2026

Ricerca in Psicoanalisi
Verso il XXII Congresso Nazionale della SPI, Genova 21-24 maggio 2026

XXII Congresso Nazionale della Società Psicoanalitica Italiana
La cura psicoanalitica nella contemporaneità. Se e come sono cambiati gli analisti e i pazienti

dal 21 al 24 maggio 2026

Modalità di partecipazione
– in presenza a Genova, presso i Magazzini del Cotone (Porto Antico)
– online 
su piattaforma zoom

PROGRAMMA

LINK ISCRIZIONE (tariffa agevolata fino al 2 maggio 2026)

HOTEL IN CONVENZIONE E SUGGERITI


INTRODUZIONE AL CONGRESSO a cura di Luisa Masina, Segretario Scientifico della SPI

La Società Psicoanalitica Italiana per il suo XXII Congresso, ispirandosi al titolo di un famoso articolo di Eugenio Gaddini, che nel 1984 rifletteva sul cambiamento dei pazienti, amplia il suo sguardo per considerare il conseguente o, meglio, sintonico, cambiamento degli analisti.
L’oggetto privilegiato dell’osservazione sono, dunque, le trasformazioni della coppia analitica, considerata fin dal suo costituirsi attraverso la sua cimentabilità (Ferro, 1996), per poi esplorare i modi del dialogo e le forme dell’azione terapeutica, su cui Loewald nel 1960 proponeva le sue riflessioni e sulla quale successivamente Gabbard e Westen (2003) hanno ripensato e scritto; in seguito ancora sono state proposte opportune integrazioni al loro lavoro, individuando ulteriori passaggi terapeutici nel trattamento analitico. (Bolognini, 2008).
Il concetto stesso di cambiamento è stato rivisitato negli ultimi decenni (Gabbard, 2020), sia in relazione alle aspettative dei pazienti e degli analisti, che alle potenzialità della coppia analitica.
La clinica costituisce l’osservatorio privilegiato e il laboratorio di ricerca, a partire dal quale si intendono sviluppare riflessioni sulle evoluzioni della teoria e della tecnica psicoanalitiche, nonché sulle estensioni delle indicazioni al trattamento, che animano la scena internazionale e che in Italia hanno parimenti trovato un fertile terreno e dato origine ad una biodiversità di orientamenti e di pensieri.
In questo scenario, è ineludibile interrogarsi sul contributo della contemporaneità, dei mutamenti socio-culturali, alle trasformazioni che osserviamo e viviamo nella stanza d’analisi e che inducono ad un confronto con altre discipline, per una comprensione integrata dell’essere umano e della sua complessità.
A partire dalle comuni, fondative ed imprescindibili radici della tradizione freudiana, la psicoanalisi italiana non ha risposto in modo uniforme agli stimoli della contemporaneità, ma con una polifonia di voci che rimandano a quel quadro composito che ha portato Wallerstein a interrogarsi sull’esistenza di una o molte psicoanalisi e a rintracciare fra i vari orientamenti un terreno comune (1988; 2005), da altri Autori, peraltro, definito illusorio (Green, 2005).
A partire da queste premesse, abbiamo immaginato un Congresso nazionale che rappresentasse la nostra Società nella sua ricchezza e multiformità, con analisti di differenti orientamenti in dialogo fra loro e con i contributi di due autori stranieri, Ruggero Levy della Società Psicoanalitica di Porto Alegre e Lesley Caldwell della British Psychoanalytical Association, nella prospettiva di una apertura all’esterno e di una cross-fertilization che rappresentano una cifra della psicoanalisi italiana.
Abbiamo inteso, in altre parole, creare le condizioni più favorevoli ad un confronto che ci auguriamo generativo, che rifugga dalla contrapposizione fra “scuole” e che al contempo non appiattisca le differenze fra le idee, per delineare un profilo dello stato dell’arte della psicoanalisi italiana nella sua peculiare poliedricità, riconoscibile anche a livello internazionale.

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RIFLESSIONE IN PROSPETTIVA SUL CONGRESSO SPI DI GENOVA 2026
A cura di Stefano Bolognini

L’imminente appuntamento del Congresso Nazionale SPI a Genova 2026, occasione per un incontro e uno scambio tra gli analisti di una delle più vivaci, variegate e numerose società psicoanalitiche del mondo, presenta motivi di enorme interesse per fare il punto sulla evoluzione scientifica, culturale e professionale della nostra comunità.

Stiamo condividendo una situazione complessiva, sia all’interno che all’esterno della  nostra disciplina, che non ci risparmia paradossalmente né motivi di inquietudine, né prospettive di crescita delle nostre conoscenze e competenze potenziali; e questo Congresso sembra dare spazio ad una verifica in questo momento preziosissima per aggiornare le nostre idee sullo stato dell’arte, sulle difficoltà del terreno psico-sociale  – in continuo, tumultuoso cambiamento – in cui operiamo, e più in dettaglio sugli avanzamenti teorici e tecnici che gli analisti contemporanei hanno dovuto sviluppare per muoversi utilmente nei nuovi contesti della patologia psichica.

C’è da aspettarsi che questo nostro incontro nazionale possa dare voce a molte voci, opportunamente diversificate tra loro: la SPI ha da decenni una sua specifica caratterizzazione polifonica, dovuta alla sua storia multicentrica e alle consapevoli scelte teoriche ramificate delle sue varie componenti.   

Come ho avuto occasione di segnalare recentemente (Bolognini, 2025), la nostra Società – come quelle tedesche e quelle brasiliane in modo particolare – è stata per decenni una straordinaria importatrice e traduttrice di contributi di alta qualità provenienti dall’Europa, dal Nord-America e dall’America Latina, traendo vantaggio da questa nutrizione composita; il che le ha permesso poi di produrre contributi che sono ora apprezzati all’estero per la loro ricchezza e originalità.

Queste molte voci richiedono però un lavoro di contatto, di tessitura e di collegamento tra loro, e il Congresso nazionale è senz’altro la sede più adatta per questo processo di aggiornamento e di mutuo arricchimento integrativo.

In Italia, come altrove, abbiamo una forte necessità di confrontarci sulle nuove patologie, sui cambiamenti collettivi dei funzionamenti mentali degli individui e dei gruppi, sui mutamenti inarrestabili delle identità, sulle topografie interne delle strutture stesse delle organizzazioni psichiche (si pensi ad esempio alle vistose ridistribuzioni quantitative funzionali tra Super-Io e Ideale dell’Io, con tutte le loro conseguenze dinamiche).

Siamo inevitabilmente interessati a ri-modellare e modulare collegialmente il concetto di “normalità” (piaccia o no, anche alla luce dell’ “id quod plerumque accidit”, ciò che sempre più spesso si presenta) senza rinunciare però alla nostra conoscenza dei funzionamenti fisiologici della mente per come abbiamo potuto conoscerli approfonditamente in 120 e passa anni di studi psicoanalitici.

Cambiamo, come psicoanalisti, anche in seguito ai contatti e agli scambi con discipline contigue o complementari; con le estensioni dei campi di intervento e di collaborazione in cui il nostro contributo specifico è richiesto, avendo cura di conservare un metodo interno anche se cambiano il setting e il contesto esterno, in un delicato gioco identitario di incontro, con l’altro e con noi stessi, al di fuori della stanza di analisi.

Cambiamo anche intra-disciplinarmente, anche se non sempre ce ne accorgiamo o lo riconosciamo solo in parte, quando ci capita di entrare in maggiore familiarità con i concetti e gli strumenti di scuole teorico-cliniche diverse dalla nostra famiglia analitica di formazione: e dobbiamo riconoscere a volte la sostanziale differenza che ricorre tra i fenomeni vantaggiosi di “lussureggiamento degli ibridi” prodotti dalla cross-fertilization rispetto al degrado dell’imbastardimento incompetente e velleitario.

I grandi mutamenti della realtà sociale (la progressiva sparizione di una borghesia colta, da sempre terreno di coltura della psicoanalisi; il calo di influenza della religione e di molte realtà istituzionali, con la prevalenza dei modelli narcisistici; il senso di insicurezza sul futuro che destabilizza e scoraggia gli investimenti a medio/lungo termine; il rifiuto della dipendenza e della verticalità inter-generazionale, sostituite spesso da una orizzontalizzazione diffusa e confusa), e l’avanzata inarrestabile dei dispositivi tecnologici che influiscono sulle relazioni umane, fino alle prospettive vertiginose dell’IA, rendono sempre più delicata e complessa la proposta di un lavoro analitico intensivo e di lunga durata, che sappiamo necessario per produrre veri progressi nel recupero e nella evoluzione di un essere umano in difficoltà.

Come evolvono a loro volta gli psicoanalisti di fronte a queste nuove realtà?  Come cambia – se cambia – il loro assetto per mantenere viva e operativa la loro funzione nel mondo contemporaneo? Quali modelli teorico-clinici sembrano essere interrogati, messi alla prova e utilizzati proficuamente oggi, e perché? Quali ricadute hanno (o non hanno) le macro-variazioni attuali sui processi formativi del training psicoanalitico? 

Io credo che l’atteggiamento più adeguato di fronte a queste domande sia quello di curiosità, di quella naturale (e un po’ inquieta) curiosità che da sempre caratterizza chi fa il nostro mestiere.

E mi piace pensare che questa curiosità possa fare parte del bagaglio complessivo con cui i Soci e i Candidati della Società Psicoanalitica Italiana si metteranno in viaggio – spero numerosi – per partecipare attivamente al nostro Congresso genovese, che si preannuncia come un vero appuntamento di confronto e di lavoro.

Verso il XXII Congresso Nazionale della SPI, Genova 21-24 maggio 2026 spiweb

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