Presentazione del libro “La psicoterapia psicoanalitica: un’archeologia del futuro”

SERATE di APERITIVO CON AUTORE

Centro Milanese di Psicoanalisi

Terza stagione

Secondo incontro

16 ottobre 2015

Renato De Polo presenta il suo libro

“La psicoterapia psicoanalitica: un’archeologia del futuro”

Franco Angeli, 2013

Report a cura di Valentina Nuzzaci

Daniela Mingotti presenta il libro di De Polo con un taglio nuovo: il modo chiaro e poco narcisista con cui è scritto il libro.

De Polo sembrerebbe quasi non voler aggiungere altro. Con questo libro voleva effettivamente scrivere qualcosa di leggibile, anche dai non tecnici.

La scrittura di questo testo ha comportato un’attenzione ed uno studio particolare della psicoanalisi. Leggere e rileggere le opere di Freud è stato illuminante. De Polo ha riscontrato come Freud abbia trattato tutte le tematiche dell’ambito psicologico, con una caratteristica dominante: la contraddittorietà. Ecco, forse, spiegato il perché vi siano tanti sviluppi della psicoanalisi, diversi, conflittuali, che, in qualche modo, ripetono quella che è stata la mente (contraddittoria) di Freud nell’affrontare la psicoanalisi. Un’impressione appunto di contraddizioni nella lettura delle sue opere, a cui il lettore cerca un rimedio, fino a realizzare che anche Freud, nel corso della trattazione del tema, è arrivato a svilupparne la soluzione.

Viene portato, ad esempio, il sogno di Freud presente ne “Il sogno” (1900). Freud è a tavola con una donna, che si rivolge tutta verso di lui, gli pone una mano sul ginocchio e lui la allontana, schermendosi. Nel lavoro sul sogno compare anche una coppa con degli occhi, occhiali…elementi strani, che si intersecano e si connettono con i contenuti manifesti. De Polo invita a guardare l’iter di questo sogno quale rivelatore del timore di Freud di non aver fatto tanta fatica per avere successo, quel successo da lui desiderato (nel sogno rifiuta il successo che gli viene dato dalla donna). Quindi questo sogno può essere visto come il desiderio del successo e l’opposizione alla realizzazione di esso. Purtroppo non si tratta di un sogno riferito da un paziente all’analista De Polo, per cui le sue osservazioni partono dagli elementi strani del sogno. La coppa con gli occhiali lo ha fatto pensare che il padre di Freud aveva un problema agli occhi. In un racconto presente in un passo delle sue opere, Freud ricorda una scena traumatica in cui il padre lo rimprovera per un suo problema di incontinenza urinaria e il padre dice “da questo ragazzo non verrà mai fuori niente di buono”. Che cosa ne risulta? Freud ha dietro di sé questo scenario traumatico del padre che rimbomba in lui quando questa donna cerca di sedurlo?

Per De Polo, l’oggetto della psicoanalisi non è l’inconscio, ma una sofferenza legata alla realizzazione di qualcosa di importante che non si realizza, perché c’è nel paziente un’opposizione a questo desiderio.  Se c’è desiderio ed opposizione vuol dire che c’è trauma. Viene portato un esempio clinico.

De Polo conclude che c’è una triade nel lavoro analitico costituita da desiderio, opposizione e trauma.

Stuflesser, come discussant, propone la visione di questo libro da un’ottica diversa, quella nazionale ed internazionale che si sta interrogando se il modello psicoanalitico possa essere estendibile e in che contesto. L’analista-terapeuta è una persona proiettata all’ascolto, accompagna come un esploratore il paziente (e riesce a tornare indietro fin dove è rimasto il paziente ed aiutarlo a cercare la strada o trovare quelli strumenti che non è riuscito a valorizzare o di cui non ha potuto fare esperienza, essendogli mancato un adeguato supporto). È questo che ci contraddistingue da altri operatori della salute. Il nostro obiettivo è co-costruire una funzione psicoanalitica della mente.

De Polo riconosce la possibilità di un modello estendibile, ma fatica a comprendere un dialogo con le neuroscienze, essendo i due campi caratterizzati da una profonda contrapposizione: oggettività dei dati delle neuroscienze e soggettività del lavoro analitico.

All’incontro sono presenti, oltre ad una decina di soci, una ventina di specializzandi o giovani colleghi che faticano ad entrare nel dibattito (per mancanza di tecnicismi? Intimoriti dal confronto con un analista formato e navigato?), ma che appaiono interessati alle attività proposte del centro e curiosi di trovare altre occasioni di approfondimento. Elementi su cui sarebbe interessante riflettere.

Dicembre 2015

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