“Gruppo evolutivo e branco”di D. Biondo. Recensione di A. Lombardozzi

"Gruppo evolutivo e branco" di D. Biondo

Gruppo evolutivo e branco

Strumenti e tecniche per la prevenzione e la cura dei nuovi disagi degli adolescenti

di Daniele Biondo

(FrancoAngeli, 2020)

 

Recensione a cura di Alfredo Lombardozzi

 

Il libro di Daniele Biondo è un contributo prezioso che si articola su diversi piani di discorso. Da un lato l’attenzione ad una psicoanalisi che si declina nel sociale e, in particolare, in quelle aree di intervento che attengono al terzo settore, dall’altro l’estensione dei modelli d’intervento psicoanalitici alla dimensione del gruppo e, infine, l’analisi dei processi evolutivi con un particolare focus sull’adolescenza.

Il volume è una ricerca sistematica sul piano teorico e clinico che mette a frutto anni di lavoro nei campi che ho appena delineato nel Centro Alfredo Rampi e in diverse esperienze di cooperative che si occupano di offrire servizi sul piano del sostegno psicologico nelle scuole e in contesti di forte disagio e deprivazione sul piano individuale e sociale.

Sono tutte situazioni critiche in cui psicologi, psicoterapeuti ed educatori professionali si trovano ad operare in situazioni al limite, potremmo dire ‘borderline’ in senso ampio, tra le diverse forme della sofferenza e di patologia sociale.

Questo tipo di esperienze sono per Biondo il terreno per una messa a punto di un modello teorico-clinico di lavoro psicoanalitico di gruppo sofisticato ed efficace. A partire, infatti, da diverse configurazioni di lavoro di gruppo, che coinvolgono operatori dei diversi servizi implicati e utenti, per lo più adolescenti, in molteplici contesti e con diverse problematiche, da quelle collegate a situazioni di deprivazione ambientale e famigliare a vere e proprie patologie antisociali, Biondo propone tre principali modalità di funzionamento gruppale: il gruppo evolutivo, il gruppo branco e il gruppo in assunto di base.

Si tratta di tre configurazioni del campo gruppale che vanno considerate dal punto di vista del processo psicoanalitico e terapeutico e che ovviamente si presentano, come si evince dalle formulazioni dell’autore, in articolazioni dinamiche complesse. Le caratteristiche del  gruppo in assunto di base vengono ricondotte a quelle già indicate da Bion (1961) nella sua formulazione dei tre assunti di base noti (dipendenza, attacco/fuga, accoppiamento), che configurano un funzionamento del gruppo che implica l’attivarsi  a livello emotivo di automatismi di tipo basico.

Il gruppo evolutivo, nell’ambito dell’esperienza con gli adolescenti, è un gruppo in grado di mettere in campo un equilibrio tra i funzionamenti in assunto di base e quelli relativi al gruppo di lavoro.

Questa complessa dinamica facilita nel gruppo l’assunzione da parte dei partecipanti della responsabilità verso il gruppo e i membri che lo compongono, lo sviluppo di sentimenti solidarietà, la condivisione di un processo che dia spazio al confronto intergenerazionale e transgenerazionale. Un gruppo che condivida uno scopo evolutivo consente all’adolescente di muoversi più a suo agio con la dimensione del tempo, facilitando connessioni tra le diverse dimensioni del passato e del futuro nell’esperienza di un presente condiviso. Questo consente all’adolescente di sperimentare nel gruppo il passaggio verso la condizione di giovane adulto elaborando il lutto dell’infanzia in una sorta di ‘rituale’ condiviso.

Il branco costituisce, al contrario, un gruppo che funziona seguendo rituali rigidi e conformistici. I membri di un gruppo-branco si organizzano in un funzionamento a massa (Gaburri, Ambrosiano, 2003) incarnato in un assetto di assunto di base di dipendenza da un leader tirannico ed esclusivo. Questo tipo di gruppo si pone in modo antagonista al mondo esterno, soprattutto rispetto alla società degli adulti con cui non è possibile alcun dialogo o mediazione costruttiva, ma solo opposizione attraverso l’esaltazione di comportamenti tossici, antisociali e spesso anche violenti. il lavoro del gruppo facilita, attraverso l’attraversamento di queste dimensioni drammatiche, la nascita, all’inizio anche solo di parziali esperienze, che consentono di creare un primo spazio affettivo con ‘pillole’ di buone relazioni, che costituiscono qualcosa di inedito rispetto ai vissuti disaggreganti e distruttivi che i membri del gruppo hanno vissuto in famiglia o in ambienti degradati. Si tratta di favorire l’emergere di forme di pensiero emotivo e di consentire, da parte del gruppo e delle istituzioni che promuovono queste iniziative, un contenimento delle angosce distruttive e di frammentazione, che si correlano all’estrema vulnerabilità di questo genere di adolescenti.

Biondo ci racconta nel suo libro i vari contesti in cui si opera in questi campi problematici e il rapporto che le istituzioni di cura del disagio sociale costruiscono con gli adolescenti e le loro famiglie. Propone, inoltre, uno strumento, ispirandosi allo schema bioniano, che definisce Griglia Gruppo-Branco, utile per poter collocare i dati relativi ad esperienze di grande complessità in uno schema ordinatore e classificatorio, che può diventare un prezioso strumento clinico per gli operatori, tale da poter valutare le trasformazioni che queste esperienze di cura possono produrre.

In questo percorso Biondo fa riferimento ad un asse trasversale sul piano del pensiero psicoanalitico, muovendosi prevalentemente secondo il modello delle relazioni oggettuali, integrando concettualizzazioni winnicottiane e kleiniane, ispirandosi a Bion, per quanto riguarda l’esperienza del gruppo, e riprendendo Bleger e Kaës in relazione agli assetti delle istituzioni che operano nel terzo settore. Inoltre si muove sul terreno ampio e variegato di studi e ricerca clinica sui temi dell’adolescenza a partire da studiosi con  Raymond Cahn  e i processi di soggettivazione o, in ambito italiano, Pietropolli Charmet e altri autori che hanno affrontato il tema specifico. Ci trasmette anche l’importante esperienza del gruppo con cui ha collaborato nel settore dell’intervento psicoanalitico sull’adolescenza che ha condiviso con Arnaldo Novelletto e Gianluigi Monniello ed altri, che hanno rappresentato e inaugurato un campo di studi prolifico e innovativo.

E’ anche chiara l’ispirazione freudiana per quanto afferisce all’analisi delle componenti psichiche della dimensione sociale a partire dalla Psicologia della masse e analisi dell’Io (Freud, 1921) che, com’è noto, ha evidenziato la natura dei legami libidici e di identificazione tra la massa e il leader e tra i membri stessi della massa, caratteristiche che, per alcuni aspetti, si ritrovano nel funzionamento Gruppo-Branco.

Il vertice che Biondo propone nel lavoro con gli adolescenti si presenta come un insieme di interventi che consentono, nel contesto di una società che tende ad essere adolescentizzata (Ammanniti, 2016), di sperimentare un’esperienza creativa e terapeutica basata sull’incontro di gruppo, in diverse forme, alla presenza di conduttori adulti autorevoli che facilitano un dialogo e un confronto.  L’esperienza di gruppo diviene anche, nel contesto del disagio degli adolescenti nella società contemporanea, un’occasione per sperimentare una modalità relazionale alternativa a forme di relazione alienanti connesse all’uso conformistico o tossico connesse alle attuali tecnologie mediatiche. Il libro di Biondo ci fa riflettere sull’importanza di estendere il modello psicoanalitico di gruppo ad una dimensione più ampia che consenta di valutare la compresenza nella sofferenza psichica di fattori psicologici, sociali e culturali.

A questo riguardo emerge, dalla riflessione di Biondo e dal ricco materiale clinico ed esperienziale che mette a disposizione che riguarda gruppi terapeutici, di supervisione e intervisione, la potenzialità in questo tipo di lavoro di gruppo con adolescenti deprivati o violenti di dar voce alle parti più creative che anche in quelle situazioni critiche possono essere recuperate e rivitalizzate. In questo modo si ricostituisce quella tensione vitale dell’adolescente, nella sua ricerca di identità, riconquistando il senso di un passaggio verso l’età adulta che conservi la parte, non solo trasgressiva ma anche costruttiva, di una cultura giovanile che, come già negli anni Sessanta evidenziava Erikson (1968), si presenta come rappresentante di un processo  fisiologico di cambiamento e rinnovamento generazionale.

Può essere utile in questo senso far dialogare il modello complesso che Biondo ci propone con un modello di comprensione antropologico (Canevacci, 1999), che pone l’attenzione su quelle culture giovanili, che possiamo assimilare a forme di aggregazioni adolescenziali, che ricercano proprio nell’uso dei social media o di altre forme espressive, modalità di relazione solidali e creative non necessariamente di tipo conformistico, ma propongono narrazioni e costruzioni culturali che implicano il corpo, individuale e sociale, il gruppo e le sue rappresentazioni.

Per tutte queste ragioni il libro di Biondo ci fornisce una quantità di spunti che aiutano ad inquadrare il tema dell’adolescenza, partendo da presupposti autenticamente psicoanalitici, nel contesto complesso di crisi ma anche di trasformazione del mondo e della società contemporanea.

 

Bibliografia

Ammanniti M., La famiglia adolescente, Laterza, Bari, 2016.

Bion (1961), Esperienze nei gruppi, Armando, Roma, 1971.

Canevacci M., Culture eXtreme, Mutazioni giovanili tra i corpi delle Metropoli, Meltemi, Roma, 1999.

Erikson E.H. (1968), Gioventù e crisi d’identità, Armando, Roma, 1974.

Freud S., (1921), Psicologia delle masse e analisi dell’Io, in OFS Vol 9, Boringhieri, Torino, 1977.

Gaburri E., Ambrosiano L., Ululare con i lupi. Conformismo e rêverie, Bollati Boringhieri, Torino, 2003.

 

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