Parole chiave: René Kaës, gruppi, transgenerazionale, complesso fraterno
La morte di René Kaës lascia un vuoto che sentiamo non solo come psicoanalisti, ma come pensatori la cui formazione è nata, in un modo o nell’altro, dentro la riflessione sui gruppi. Salutiamo qui con questo contributo una figura che ha modificato in modo irreversibile il nostro modo di concepire la vita psichica, sottraendola all’illusione di un’origine puramente individuale e restituendola alla trama dei legami in cui, fin dall’inizio, si costituisce, e dando uno statuto teorico originale a ciò che accade tra i soggetti. Con i concetti di intersoggettività e interdiscorsività ha mostrato che la parola, ma anche il sogno e il sintomo, portano la traccia di questa polifonia perché il soggetto dell’inconscio non è solo l’individuale. Fondamentale, a questo riguardo, la nozione di apparato psichico gruppale, con cui Kaës ha indicato una funzione di legame e di trasformazione propria dei gruppi. Non una metafora, ma un’ipotesi metapsicologica forte, secondo la quale, quando più soggetti si riuniscono, si produce una nuova organizzazione della vita psichica. Il gruppo diventa così un luogo di produzione di realtà psichica, ma anche di organizzazione condivisa delle difese, di mantenimento del non pensato, di costruzione di spazi trasformativi.
Il suo lavoro sul fraterno, sul trauma e sulla trasmissione psichica mostra anche qui il suo ampio respiro : Kaës ha pensato il trauma oltre l’evento individuale, come esperienza che può restare senza rappresentazione e che viene allora trasmessa attraverso i legami. Nelle famiglie, nelle istituzioni, nei gruppi, circolano depositi psichici, segreti, lutti non compiuti, contenuti non simbolizzati che passano da una generazione all’altra sotto forma di alleanze inconsce, patti denegativi, contratti narcisistici. E se il soggetto si costituisce anche a partire da ciò che non ha vissuto in prima persona, ma che eredita come compito psichico, in questa prospettiva, oggi attuale più che mai, il gruppo (che può mantenere attive zone di negativo e buchi di rappresentazione) può anche offrire lo spazio in cui ciò che non era stato pensabile diventa figurabile, dicibile, condivisibile. Kaës è stato dunque anche uno dei grandi teorici del negativo, di ciò che non ha trovato luogo nella psiche e che tuttavia continua ad agire nei legami.
Il suo pensiero ha inciso anche sul modo di comprendere le istituzioni e le comunità di lavoro, sottraendole sia alla riduzione psicologistica sia a quella sociologica, e restituendo loro uno statuto psicoanalitico proprio. Il suo insegnamento resta una bussola, un modo di orientarsi nella complessità dei legami, nelle alleanze inconsce, nelle tensioni tra appartenenza e differenze.
Spiweb lo ricorda qui, riproponendo, su un’idea di Maria Antoncecchi, questa bella intervista di Anna Ferruta che, prendendo spunto dal volume: “Le Malêtre” (Dunod, 2012), tradotto due anni dopo in italiano da Borla, ne tratteggia con profondità e chiarezza le linee essenziali del suo ricco e fertile pensiero.
Stefania Pandolfo
René Kaës, psicoanalista e psichiatra, fu Professore Emerito di Psicologia e Psicopatologia clinica all’Università di Lione 2. La sua attività di osservazione e concettualizzazione si era svolta all’interno di un organismo di formazione e ricerca strettamente psicoanalitico: il C.E.F.F.R.A.P. (Cercle d’Etudes Françaises pour la Formation et la Recherche Approche Psychanalytique) Associazione fondata a Parigi nel 1962 da Didier Anzieu, del quale fu allievo.
Tra le sue numerose pubblicazioni: “Il gruppo e il soggetto del gruppo. Elementi per una teoria psicoanalitica del gruppo” (1994), “La parola e il legame. Processi associativi nei gruppi” (1996), “L’apparato pluripsichico. Costruzioni del gruppo” (1996), “Le teorie psicoanalitiche del gruppo” (!999),“La polifonia del sogno. L’esperienza onirica comune e condivisa” (2004), “Un singolare plurale. Quali aspetti dell’approccio psicoanalitico dei gruppi riguardano gli psicoanalisti” (2007), “Il complesso fraterno “ (2009), “Le alleanze inconsce (Borla, 2010)”, “L’estensione della psicoanalisi. Per una metapsicologia di terzo tipo”(Franco Angeli, 2018), “Ritraumatizzazione e COVID-19: una Prospettiva Psicanalitica su Lockdown e Traumi Passati”(2021)
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