La guida alla teoria polivagale di S.W Porges. Recensione di C. Pirrongelli

LA GUIDA ALLA TEORIA POLIVAGALE    Stephen W. Porges

Il potere trasformativo della sensazione di sicurezza

Giovanni Fioriti Editore 2018

Recensione di Cristiana Pirrongelli

La scelta di recensire questo libro-intervista a Stephen W. Porges ricade in un periodo che potremmo definire di incertezza e insicurezza generali, dovuti alla pandemia da coronavirus. Siamo sommersi da messaggi trasmessi in modo angosciante e contraddittorio. Come scritto nella prefazione all’edizione italiana del libro, la teoria polivagale si propone di spiegare i meccanismi neurofisiologici sottostanti all’interazione mente-corpo mettendo al centro il concetto di sicurezza e il rispetto della “neurocezione” (1) degli esseri umani. In particolare  di quelli nei quali ripetute esperienze traumatiche e di paura, abbiano ripetutamente sollecitato i loro sistemi di difesa dal pericolo. Porges è il neurofisiologo che ha formulato la “Teoria Polivagale” sul sistema nervoso “autonomo” (cioè indipendente dalla nostra volontà) in grado di destare enorme interesse, con suo stupore e lungi dal suo primario intento, anche nel mondo della clinica psicoterapeutica; questo, grazie alle connessioni con la dimensione del trauma, per la centralità del corpo in correlazione con sintomi psicologici e per il tema del bisogno di sicurezza nell’uomo come base per la salute psichica e fisica. Tra le varie scoperte, Porges ha descritto l’esistenza di una seconda branca del nervo vago, filogeneticamente più giovane e presente solo nei mammiferi, che ha a che fare con la sopravvivenza e il senso di sicurezza attraverso la connessione con i consimili, come fondamentali per una buona vita e un “processo di guarigione” in senso lato. Oggi ci troviamo di fronte ad un’intera società spaventata ma, con maggior attinenza al nostro lavoro, è evidente il contributo che tale libro può dare al concetto di benessere e malattia nella clinica psicoterapeutica, compresa la psicoanalisi.  Questo libro-intervista ha il merito di permettere ai clinici di accedervi in modo molto più agile e comprensibile rispetto a quanto contenuto nel corpus di studi Porgesiani, il ponderoso: “La teoria polivagale. Fondamenti neurofisiologici delle emozioni, dell’attaccamento, della comunicazione e dell’autoregolazione”, scritto per scienziati. Le diverse interviste di questo libro, fatte da psicologi nel corso di diverse occasioni scientifiche e  poi riviste da Porges, lo dividono in sette capitoli e percorrono argomenti come la neurobiologia della sicurezza, del trauma e le sue conseguenze su corpo, comportamento e cervello, l’impatto di tali scoperte sull’autismo, il sistema nervoso autonomo e le emozioni, l’importanza del coinvolgimento relazionale e sociale nell’uomo per la sopravvivenza, le prospettive somatiche riguardo alla psicoterapia. Trattandosi di interviste, ci troviamo a volte di fronte a ripetizioni e ricapitolazioni ma anche a nuove riflessioni e intuizioni che sembrano nascere nel corso dell’intervista stessa, stimolate da domande particolarmente pregnanti.

Il sistema nervoso autonomo secondo Porges

Per partire con una base comune di comprensione, sembra ormai superato il paradigma classico che vede il sistema nervoso autonomo (indipendente dalla nostra dalla volontà) come un’alternanza tra due sistemi principali in competizione: il sistema simpatico capace di attivarsi in caso di risposte allo stress, come  attacco o  fuga e dunque fondamentale per la nostra sopravvivenza, e il sistema parasimpatico (o vagale) fino a ieri genericamente considerato come avente  un ruolo “omeostatico”, di riduzione cioè degli stati di eccitamento dell’asse dello stress. Con Porges questa vecchia visione si è arricchita di conoscenze davvero fondamentali. L’iper-reattività simpatica, sostiene Porges, non è davvero l’unico modo di cui disponiamo per difenderci. Quanto valeva e vale per i rettili, l’evoluzione filogenetica l’ha modificato nei mammiferi che hanno selezionato una terza branca del parasimpatico, detta ventrovagale; questo perché i mammiferi, a differenza dei rettili che sono animali solitari, hanno avuto necessità di instaurare relazioni sociali, di avere legami affettivi per proteggersi l’un l’altro. Questa terza branca, il parasimpatico ventrovagale, è in grado di attivare comportamenti di affiliazione e vicinanza, di collaborazione e aiuto reciproco, si attiva solo in condizioni di sufficiente sicurezza ed è quella più legata ai comportamenti di attaccamento e di cooperazione tipici degli esseri umani. Per riassumere: la branca parasimpatica ventrovagale, promuove la comunicazione, l’affettività reciproca, la protezione. La branca del sistema simpatico si attiva in condizioni di medio-pericolo, in cui sentiamo cioè di poter provare a reagire o a fuggire mentre la branca del parasimpatico dorsovagale (rettiliana) si attiva nell’uomo solo in condizioni di grave pericolo di vita, è legata all’ambito del trauma, delle reazioni dissociative e di attivazioni nervose autonomiche molto gravi nell’essere umano (rallentamento dei parametri vitali, dissociazione, collasso, morte).

Il circuito ventrovagale più nuovo e mielinizzato (protetto da una guaina), detto anche “vago intelligente”, oltre a determinare con le sue fibre il regolare e ritmico funzionamento di cuore e polmoni, guida i muscoli del volto (parte superiore) e della faringe, determinando, cosa fondamentale per i clinici, la nostra capacità di esprimere le emozioni con il volto, la voce, la prosodia e il respiro.

 

Per una neurofisiologia “integrata”

Quello che la Teoria Polivagale sottolinea è che quando il nostro sistema nervoso autonomo è continuamente impegnato in attività difensive, come può accadere in situazioni traumatiche o di stress prolungato, queste stesse possono diventare potenzialmente dannose per la nostra salute fisica e mentale poiché viene a mancare in modo cronico l’equilibrio tra le diverse branche del sistema nervoso autonomo. Tale modello è applicabile non solo alla salute psicologica ma va a incidere in campo internistico (cuore e polmoni), immunologico, oncologico, e certamente in quella malattia di confine che è la fibromialgia.

Porges ammette che il trauma non è stato al centro della sua ricerca e dei suoi interessi teorici, ed è solo grazie a psicotraumatologici come, Bessel Van Der Kolk, Peter Levine e Pat Ogden se la sua teoria ha potuto contribuire al trattamento del trauma.

Nel libro, infatti, un’ampia parte è riservata a considerazioni sulla dimensione della paura e del trauma, sulle alterazioni neurofisiologiche acute e permanenti visibili soprattutto nel corpo dei pazienti, e a come, tecniche che includano il lavoro sul corpo, siano dall’autore considerate come centrali. Manca, a nostro parere, la descrizione di come la teoria polivagale sia già stata integrata nel lavoro clinico; per citare un autore, il raffinato e articolato lavoro tecnico e teorico che troviamo nella psicoterapia sensomotoria, ideata da Pat Ogden con il contributo di Janina Fisher, utilizzabile dai clinici di tutti gli orientamenti. Ogden ci mostra come, superate le prime fasi che mettono al centro dell’osservazione il lavoro sul corpo e la sua fisiologia, si arrivi a quella detta dell ’“integrazione della personalità”, ove  le memorie traumatiche vengono “lavorate” sullo stretto confine tra parti dissociate e l’integrazione di queste; con un occhio a Porges e l’altro al fine lavoro teorico di  Bromberg sul concetto di dissociazione. Senza dimenticare la dimensione del transfert, sia in senso classico che allargato a tutto l’ambiente sociale.  Tale tecnica, così come parte del lavoro di Porges, come già dicevamo, possono essere utilizzate da psicoterapeuti di diverso orientamento, compresi gli psicoanalisti che si trovano già ben equipaggiati riguardo al concetto di “sicurezza”, con concetti come l’holding, il contenimento emozionale, la teorizzazione della necessità di un setting regolare, il concetto di empatia.

Dalla lettura del libro si evince chiaramente come la sicurezza, che viene espressa dalla normale attivazione della branca vagoventrale del vago, sia la condizione base, per il neonato così come per tuttì noi nel corso della vita, all’interno della quale possiamo godere di tutte le dotazioni di benessere corporeo, capacità cognitive, emotive, di cui siamo dotati. Questo ha una ricaduta intuitiva su quanto il senso di sicurezza sperimentato nella relazione tra terapeuta e paziente sia alla base della possibilità di cambiamento: senza sicurezza non ci può essere né relazione né regolazione, perché senza sicurezza la nostra energia è concentrata sulla difesa. Da qui tutto quanto deriva, nella descrizione di Porges, sulla cura dell’ambiente in cui si riceve il paziente, l’assenza di particolari rumori a bassa frequenza, sul tipo di accoglienza, sull’importanza fondamentale della prosodia che, nel terapeuta, deve derivare da un buono stato di attivazione vago-ventrale e che avrà delle ricadute sul senso di benessere, tranquillità e sicurezza del paziente, nonché sulla sua capacità di percepire le sue emozioni e di mentalizzare.

Quando ci confrontiamo con il sistema nervoso autonomo di qualcuno che abbia subito un trauma, un abuso, incontriamo qualcosa di bloccato in uno stato di allerta dorsovagale (angoscia, pericolo, paura senza nome, terrore) o simpatico (ansia, paura) tale per cui la persona continua a sentirsi minacciata e in pericolo. In tale descrizione includiamo i pazienti ansiosi, i borderline, i pazienti psicotici e quelli traumatizzati e abusati.

 

La sicurezza come base per la salute psichica e fisica

Ma per dare un senso al perché di questa recensione in questo particolare momento pandemico, mi vorrei soffermare su quanto Porges descrive a proposito dello stato cronico di paura, quello che i media, inconsapevoli dei possibili danni, tengono attivo in noi da molte settimane e che può produrre sia conseguenze fisiche che psicologiche.

Come c’era da aspettarsi, in un primo tempo l’insistere sulla sensazione di pericolo, ha dato luogo a fenomeni reattivi di iperarousal, in cui le persone sono state  estremamente attivate a livello del sistema nervoso simpatico, in uno stato ipervigile e orientato all’azione (scorte alimentari, flash mob, iniziative di solidarietà, applausi dai balconi) ma, come sempre quando si protrae lo stato di allerta e di paura, compaiono altri tipi di risposte via via più disregolate che, complice la mancanza del supporto sociale (amicale, lavorativo etc.), fatalmente scivoleranno verso l’esaurimento delle proprie risorse difensive legate al bisogno di sicurezza. Questo comporterà diverse reazioni dello spettro traumatico, dal graduale viraggio depressivo con rallentamento, ad una diminuita capacità di pensare (legata ad un ipofunzionamento dei lobi frontali a favore di risposte istintive legate all’attivazione del sistema limbico e del tronco encefalico). E ancora più in là, se nessuno saprà sostenere il nostro bisogno di una qualche sicurezza e certezza, un’attivazione del parasimpatico dorso vagale, come terrore, disperazione, vissuti dissociativi, perdita d’energia, immobilità e ottundimento. Come ultima ma certo non meno importante conseguenza Porges ci insegna come il buon vago ventrale, il vago dei mammiferi, quello intelligente, sia cruciale per il buon funzionamento di alcuni organi interni come cuore e polmoni: “Il messaggio più semplice da portare a casa è che il nostro sistema cardio polmonare deve portare a termine il lavoro di ossigenazione del nostro sangue e l’ossigeno è importante per la sopravvivenza di tutti i mammiferi inclusi gli esseri umani. Senza ossigeno sufficiente, moriamo… Il vago ventrale (quello dei mammiferi, il vago intelligente) facilita la diffusione di ossigeno nel sangue modulando ritmicamente il flusso sanguigno e la resistenza dei bronchi.” Né l’ansia e la paura né tantomeno il terrore e la paura di morire, favoriscono il regolare ritmo cardiaco e respiratorio, e con essi il normale scambio di ossigeno necessario a tutti gli organi. La paura di morire attiva l’antico vago dorsale, l’abbassamento di tutti i parametri vitali, l’ossigenazione, la funzionalità cardiaca e le difese immunitarie. Se il nostro sistema nervoso torna a rilevare la sicurezza, i circuiti del sistema nervoso autonomo supporteranno la salute, la crescita e il recupero delle energie. “Il punto fondamentale è che il circuito neurale che regola l’interazione sociale e i comportamenti di coinvolgimento sociale è lo stesso circuito neurale che supporta la salute, la crescita e il recupero delle energie. Non si tratta di due disturbi, di due malattie o di due discipline. Non vi è da un lato la medicina interna, e la psicologia e la psichiatria dall’altro; si tratta di una fisiologia integrata che non sta solamente regolando la salute, la crescita e il recupero delle energie ma anche promuovendo e supportando l’interazione sociale al fine di creare sicurezza per l’individuo È una gerarchia e la cosa più importante per il nostro sistema nervoso è il fatto che ci troviamo al sicuro”.

E’ per tale motivo che questa recensione si trasforma in un appello verso una richiesta di maggior responsabilità da parte dei mezzi di comunicazione. Dovrebbero, a parer nostro, essere più attenti nell’affidare la comunicazione e nella diffusione di certi contenuti. Toni allarmati e abbattuti, privilegiare in primis le cattive notizie rispetto a quelle buone, spesso a fini di audience, al posto di dati certi e completi, di  comunicazioni più neutrali e univoche. Ancora una volta ci si trova a rimpiangere l’assenza di operatori dell’ambito della psicologia anche in ambiti sensibili come quello della comunicazione attraverso i principali media.

Dopo che sarà finita la pandemia ci troveremo, noi e nostri pazienti, con una “neurocezione” (la capacità di valutare l’ambiente come sicuro o pericoloso) che potrebbe rimanere a lungo alterata e altrettanto le nostre relazioni. Teniamone conto.

 

Nota
(1) La neurocezione è la capacità di percepire il pericolo in modo inconsapevole.

Bibliografia

1) Bromberg P.M.. Clinica del trauma e della dissociazione – (Standing in the spaces) (Italiano) 2007 Raffaello Cortina Editore

2) Levine D. Somatic experiencing. Esperienze somatiche nella risoluzione del trauma 2014 Astrolabio Ubaldini

3) Ogden P., Fisher J. Psicoterapia Sensomotoria. Interventi per il trauma e l’attaccamento. (Italiano) 2016 Raffaello Cortina Editore

4)  Porges S. La Teoria Polivagale – (Fondamenti neurofisiologici delle emozioni, dell’attaccamento, della comunicazione e dell’autoregolazione) (Italiano) 2014 Giovanni Fioriti Editore

5) Van Der Kolk B. IL corpo accusa il colpo. (Mente, corpo e cervello nell’elaborazione delle memorie traumatiche) (Italiano) 2015 Raffaello Cortina

Vedi anche:

CdPR – La psicoanalisi nel trauma e nell’emergenza. Roma 20 ottobre 2018

A proposito del convegno «Dissociazione, scissione e rimozione»