Bordi Sergio

Maestri della psicoanalisi

A cura di Pier Christian Verde

Bordi, Sergio (Roma, 1929 – Roma, 2006)

Sergio Bordi nasce l’8 gennaio 1929 a Roma, dove muore nel 2006, all’età di 77 anni.

E’ considerato uno dei più autorevoli membri della Società Psicoanalitica Italiana per il contributo da lui portato, sul piano della clinica e della teoria, al rinnovamento della psicoanalisi italiana. Il suo interesse, nell’esaminare e nel discutere il variegato panorama teorico offerto dalla psicoanalisi, è sempre stato rivolto a sviluppare una visione ampia e attenta dell’insieme del pensiero analitico, indagando lo sviluppo e la storia della psicoanalisi a livello internazionale. Bordi può essere considerato un pioniere nell’aver indirizzato la ricerca, rigorosa sul piano teorico e clinico, verso l’approfondimento degli elementi di contatto tra i diversi orientamenti analitici.

La vita

Dopo aver svolto gli studi classici, si laurea nel 1952, a 23 anni,  in Medicina e Chirurgia presso l’Università “La Sapienza”, dove si specializza in neuropsichiatria all’età di 27 anni.

Negli anni universitari nutre un vivo interesse per la politica, si iscrive al Partito Socialista; è membro del comitato scientifico dell’Istituto Gramsci per circa 15 anni.

Comincia la professione di psichiatra, lavorando con passione nell’ambito pubblico all’ospedale “Santa Maria della Pietà” e contemporaneamente inizia un’analisi personale e successivamente didattica con Nicola Perrotti.

Bordi si dedica alla professione di psicoanalista, lasciando dopo otto anni l’esperienza istituzionale.

La traccia della sua formazione giovanile si manterrà nel corso di tutta la sua vita di studioso e di psicoanalista: il forte impegno nell’ambito analitico, caratterizzato dalla passione per la clinica e dal fervido interesse nel lavoro scientifico all’interno della Società Psicoanalitica Italiana (SPI), è stato infatti  accompagnato con continuità  dal contatto con il lavoro istituzionale.

All’interno della SPI Bordi svolge le funzioni di analista di training e partecipa a molte iniziative in ambito nazionale e internazionale; favorisce nella SPI il disporsi al dialogo e all’apertura scientifica, contribuendo a mettere in contatto la psicoanalisi italiana con la cultura internazionale, psicoanalitica e non. Collabora, all’inizio degli anni ‘70, alla traduzione italiana e alla presentazione degli scritti di W. Bion e partecipa attivamente allo scambio teorico e clinico con psicoanalisti della società psicoanalitica anglosassone, tra i quali E. Brenman, M. Harris, D. Meltzer, H. Segal. In particolare, l’attività di supervisione svolta da Herbert Rosenfeld sarà da lui riconosciuta come decisiva per la sua formazione clinica.

Con il Servizio Pubblico, Bordi collabora dagli inizi degli anni ‘80 come consulente per la formazione e supervisore. E’ uno degli psicoanalisti che, con l’apertura dei Centri di Igiene Mentale, in seguito all’applicazione la legge Basaglia, intuisce la potenzialità dello scambio tra pubblico e privato, per l’approfondimento teorico e clinico del modello psicoanalitico. Nell’analizzare i rapporti che intercorrono tra psicoanalisi e psicoterapia nel pubblico, Bordi è attento alla distinzione tra traguardo conoscitivo e traguardo terapeutico, e a come il metodo debba essere sperimentato con gli elementi distintivi dei singoli pazienti. Bordi sottolinea la  complessità della professione dell’analista, di colui che porta nel setting l’esperienza maturata in diversi contesti di formazione e cura.

Il contributo alla psicoanalisi

Bordi, nella sua teorizzazione, propone di esplorare i “common grounds”, i territori comuni, cercando di approfondire le connessioni della psicoanalisi con il contesto contemporaneo, teso al dissolvimento dei precedenti orizzonti culturali e ideologici. Bordi con il concetto di “common ground” evidenzia la necessità di riconoscersi uniti nei territori comuni della pratica e della teoria clinica, mettendo da parte tutte le teorie generali. “La vita odierna – dice Bordi – ha imposto la necessità di amalgamare una moltitudine di identità e di culture diverse, ha fatto cadere i preesistenti principi di coordinamento, di valori centrali e di autorità centrali” e quindi, con la sua indicazione di chi si orienta sul presente per coglierne le potenzialità ancora inespresse, invita a entrare in campo, in un confronto con “l’irriducibile fisionomia multidimensionale e pluralistica del mondo contemporaneo”.

Bordi sottolinea inoltre la contraddizione che intercorre nel rapporto tra la psicoanalisi e il clima circostante del contesto contemporaneo: da un lato la psicoanalisi ha aperto le porte al postmoderno attraverso la valorizzazione della libertà interiore, dall’altro è rientrata negli schemi della modernità, contribuendo a fissare l’identità del soggetto entro i confini del sistema di controllo. Il termine postmoderno sta a designare la posizione in cui si pone il mondo contemporaneo dopo aver giudicato irrealizzabile il progetto di progresso sociale e di emancipazione individuale portato avanti dalla modernità, in quanto i fondamenti della ragione “occidentale” al quale il progetto si affidava, hanno prodotto un sistema di controllo burocratico che contrariamente alle premesse, manipola e limita ogni espressione individuale legata alla creatività e all’immaginazione.

Questo stato di cose è stato condensato nel dualismo “postmodernizzare la psicoanalisi”, che vede proposte, come quella di G.Kelin, di abbandonare la metapsicologia o quella di R.Schafer, di usare il linguaggio d’azione e “psicoanalizzare la postmodernità”, caratterizzata dall’insieme delle risposte che la tradizione empirista cerca di dare alle tendenze di una visione della soggettività come “coltre rappresentazionale” di una trama intra- e intersoggettiva. Infatti, secondo Bordi, le risposte postmoderne ai problemi psicoanalitici, nel mettere in discussione il realismo del pensiero positivista, hanno sempre più sviluppato una concezione secondo cui le proprietà “oggettive” presenti nel mondo esterno riflettono due processi culturalmente fondati: il processo di costruzione soggettiva dell’esperienza e il processo di significazione dell’esperienza attraverso il linguaggio. Bordi sottolinea l’importanza di interrogarci entro quali condizioni, preferenze e credenze si svolge il nostro approccio alla conoscenza che costruiamo.

Alla luce di ciò la ricerca assume una funzione di primo piano per la teoria e la clinica psicoanalitica. In particolare la ricerca infantile, fondata sul metodo induttivo e condotta su dati osservabili (sui quali si fondano ipotesi destinate a ricevere conferma) si basa sul criterio di “corrispondenza”: i dati a disposizione dell’analista sono invece manifesti solo per la parte espressiva della comunicazione, fondandosi sul criterio di “coerenza”.

Bordi sottolinea la necessità di tenere viva la tensione tra il criterio della corrispondenza e quello della coerenza ed evidenzia come un tale accostamento, assai significativo per il metodo psicoanalitico, l’abbia spinto ad approfondire la “rappresentazione mentale inconscia”. In tal senso Bordi apre a un confronto tra la concezione tradizionale e quella che si profila alla luce delle scoperte del cognitivismo, della teoria dell’attaccamento, della psicologia dell’età evolutiva e della psicoanalisi relazionale. Bordi sottolinea diversi punti di convergenza: la regolazione, nell’interazione e nell’incontro; i momenti di fallimento e di recupero; i processi che intervengono a favorire l’integrazione tra momenti di riunione e di separazione.

E’ moderna, rigorosa e stimolante l’indagine che Bordi ha svolto nel campo del pensiero analitico per circa cinquanta anni, da studioso rigoroso e appassionato clinico, la sua azione è diretta a favorire l’apertura della psicoanalisi italiana al contatto con lo scenario internazionale e ad attivarne l’interesse e la curiosità verso le diverse concettualizzazioni prodotte da altre scuole,  in primis quella anglosassone e da diverse discipline, in particolare la filosofia, la biologia e le neuroscienze.

Un particolare approfondimento è sviluppato da Bordi sullo statuto epistemologico della psicoanalisi e dei cambiamenti intercorsi, a partire della fine degli anni ‘90, nella stessa epistemologia nel percorso di avvicinamento tra scienze della natura e scienze della cultura e nello sviluppo dell’intersoggettivismo e della cultura della ricerca.

Anche l’approfondimento dei rapporti tra psicoanalisi e psicoterapia Bordi ci riporta nel vivo del concetto del “common ground”, e rinvia all’importanza di sviluppare un territorio comune di condivisione e di approfondimento delle diverse teorie e tecniche e della loro possibile integrazione.

Sergio Bordi considera la psicoanalisi come uno strumento aperto alla curiosità della conoscenza, pur sottolineando con energia l’importanza di mantenere il senso del metodo psicoanalitico (in primo luogo il setting), adottando un atteggiamento analitico flessibile.

Sin dagli inizi degli anni ‘80 Bordi intuisce e sottolinea l’importanza teorica dei cambiamenti introdotti nel dibattito psicoanalitico (in primis con l’opera di autori come O.Fenichel, D.Winnicott, W.Bion e J.Bowlby) che da una visione teorica esclusivamente intrapsichica e internalista hanno portato a una visione più articolata e interpersonale, che prevedesse un vertice relazionale ed esternalista per la comprensione del funzionamento mentale.

E non sono mai mancati nella vita professionale di Sergio Bordi attività di formazione e di supervisione e come testimoniato da molti suoi allievi, riferimenti al mondo dell’arte, richiami al mondo musicale, cinematografico e teatrale; la passione con cui ha contribuito nel pubblico e nel privato, all’arricchimento del pensiero analitico è stata parte integrante e fondamentale della sua persona e della sua identità di scrupoloso psicoanalista e acuto uomo di scienza.

BIBLIOGRAFIA

Sergio Bordi ha lasciato pochi lavori scritti, mentre ha svolto numerosissime conferenze e molte lezioni e seminari. Gli scritti che seguono sono prevalentemente articoli tratti da riviste o interventi letti in conferenze e seminari.

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Bordi S. (2009) “ Scritti” (a cura di) Paola Capozzi. Raffaello Cortina Editore, Milano.

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COLLEGAMENTI

Bordi S. (1997). Realtà psichica, trauma, difesa. Setting, 7, pp. 8-25.

Bordi S. (1998). “La specificità della psicoanalisi”. Presentato al Centro di Psicoanalisi Romano.
(Vedi in Area privata del sito del CdPR, http://www.centropsicoanalisiromano.it)

Bordi S. (1998). “La psicoanalisi alla fine del secolo: una rassegna”. Presentato al Centro di Psicoanalisi Romano.
(Vedi in Area privata del sito del CdPR, http://www.centropsicoanalisiromano.it)

Bordi S. (2004). L’interpretazione oggi. Come sono cambiate le interpretazioni dell’analista e come sono cambiati i nostri pazienti. Presentato al Centro Romano di Psicoanalisi, 4-5 giugno.
(Vedi in Area privata del sito del CdPR, http://www.centropsicoanalisiromano.it)

Intervista dr. S. Bordi (2004) a cura di Nicoletta Bonamone. Centro di Psicoanalisi Romano, dicembre.

Scritti – di Sergio Bordi