Fachinelli Elvio

Scheda a cura di Anna Ferruta

 

ELVIO FACHINELLI 

Luserna (Trento), 29 Dicembre 1928 – Milano, 21 Dicembre 1989

La vita e il pensiero di Fachinelli sono tesi a liberare il desiderio ‘dissidente’ inconscio (1968, in Il bambino dalle uova d’oro) e a farlo emergere alla superficie della vita quotidiana (i gruppi, il femminile, la scuola, il corpo, le istituzioni), là dove cambia di accento e si declina in forme socialmente condivise ma porta la traccia delle forze originarie che lo hanno mosso. Fachinelli partecipa a esperienze di vita e a iniziative culturali molteplici, ma l’elemento fondamentale che lungo tutto il percorso lo caratterizza resta la centralità della dimensione euristica della psicoanalisi come strumento di ricerca di territori sconosciuti del soggetto e della comunità umana, da esplorare e comprendere. Il saggio ‘Che cosa chiede Edipo alla sfinge?’ (1970, in Il bambino dalle uova d’oro) può essere considerato il manifesto di uno psicoanalista e di un intellettuale che non cerca risposte che chiudano il discorso e la mente, ma che lavora con la sonda psicoanalitica per ampliare l’area che esplora. La sua vicenda esistenziale porta le tracce di dislivelli abissali tra la partecipazione a minime esperienze della vita quotidiana e sublimi vertici di condivisione del pensiero con alcuni dei più brillanti intellettuali degli ultimi decenni del ‘900.

 

Fachinelli nasce a Luserna, un paesino di montagna in provincia di Trento (dove ora è la biblioteca che porta il suo nome e che conserva i suoi 3072 volumi), un’isola linguistica in cui si parla un dialetto tedesco-boemo, il cimbro. Nel 1930 la sua famiglia di modeste condizioni emigra in Francia, a Menune, dove segue le scuole francesi fino a quando nel 1940 è costretto dall’inizio della guerra a rientrare in Italia. Frequenta il liceo classico a Merano e poi, sollecitato dallo zio medico Ottone e dalla madre Gemma appassionata di letteratura, si iscrive alla Facoltà di Medicina dell’Università di Pavia, come studente del Collegio Cairoli, dove incontra altri studenti che diventeranno intellettuali conosciuti, come Alberto Arbasino. Nell’estate per mantenersi lavora alla raccolta delle mele e come ‘marcatempo’ nelle acciaierie di Bolzano (forse la sua sensibilità alla dimensione del tempo in psicoanalisi proviene da questa esperienza). Caratterizzano questa fase la molteplicità delle esperienze e la brillantezza dei risultati accademici: si laurea con la lode nel 1952 con una tesi  ‘biologica’ con il prof. G. A. Maccacaro.

 

Una prima svolta avviene in occasione dell’incontro con la psichiatria tramite il lavoro nel reparto di Neuropatologia all’Ospedale di Niguarda a Milano dove diviene allievo e  amico di Enzo Morpurgo: consegue la specializzazione in Psichiatria presso l’Università di Milano nel 1961 con una tesi su Il contributo del Rorschach all’analisi strutturale della nevrosi fobico-ossessiva. Nel 1962 incontra Cesare Musatti, con il quale inizia l’analisi, nella prospettiva di entrare nella Società Psicoanalitica Italiana, società della quale a partire dal 1966 continua a fare parte per tutta la vita, nonostante i momenti di pubblica e aspra critica per le dimensioni autoritarie e conservatrici.

 

A partire dal 1966 la sua vicenda intellettuale e professionale è attraversata da due correnti che scorrono parallele e che spesso si intrecciano.

Una corrente è quella del lavoro psicoanalitico come analista individuale e di gruppo, studioso appassionato e rigoroso del pensiero freudiano: dalla traduzione, insieme alla moglie Herma Trettl, di L’interpretazione dei sogni nell’edizione Boringhieri delle Opere complete di Freud (1966) alla rilettura, fatta  insieme a Enzo Morpurgo in un Seminario della SPI a Bologna negli anni 80, di un testo freudiano enigmatico, Un disturbo della memoria sull’Acropoli (1936),  in cui approfondisce i fenomeni di telepatia come comunicazione tra inconsci senza la mediazione della parola. Il rigore filologico accompagna la sua ricerca psicoanalitica nella direzione delle zone inesplorate dell’inconscio, e la sua critica a un’interpretazione riduttiva della psicoanalisi intesa solo come strumento di modificazione delle difese e presa di coscienza delle spinte pulsionali rimosse.

 

Nella pratica analitica Fachinelli si scontra con la difficoltà a procedere nel lavoro di liberazione delle forze inconsce, nella direzione dall’Io all’Es: nei meccanismi ossessivi la freccia del tempo resta ferma (La freccia ferma,1979), nei meccanismi di coppia il claustrum resta chiuso e l’analisi interminabile (Claustrofilia 1983). La sua riflessione sulla interpretazione delle difese si arena di fronte alla coazione a ripetere o alla ricostituzione di nuove difese. Si interessa alla teorizzazione lacaniana, un Lacan che aveva incontrato nel 1969 al tempo della contestazione al Congresso dell’IPA a Roma e con il quale continua a mantenere uno scambio di pensiero, legato all’interesse per salvaguardare il desiderio, quello che per lui diventerà ‘il roveto ardente’ della gioia massima del rapporto di parziale indistinzione tra il bambino e la madre all’inizio della vita. Nell’ultimo libro, La mente estatica (1989) va oltre la ragione scientifica, tecnica, burocratica e si avventura in un’area di frontiera, rischiosa per l’Io individualizzato, quella delle esperienze estatiche di apertura a ciò che viene da un’altra parte, che riimmergono l’individuo nella dimensione di co-identità sperimentata all’origine della vita tra bambino e mamma, contigua al terrore di annichilimento. Fachinelli si affaccia qui a nuovi orizzonti di pensabilità e di riorganizzazione delle strutture psichiche, anticipando molta psicoanalisi contemporanea di matrice bioniana, attenta allo sviluppo di apparati per pensare le esperienze inconsce non simbolizzate: “Accogliere chi? Un ospite-interno. Accoglierlo prima di esaminarlo ed eventualmente respingerlo. Intrepidezza, atteggiamento infinitamente più ricco e alla fine forse più efficace  della prudenza di chi edifica muraglie. (…) [accogliere] le cose che vengono da un’altra parte: come un accento imprevisto che muta, che sposta l’intera figura.” (p.23-24)

 

L’altra corrente di pensiero è quella interessata ai fenomeni sociali, di cambiamento, individuale e di massa, sollecitata dai fenomeni di contestazione giovanile del’68, volta a comprendere le radici inconsce del desiderio dissidente e a immetterlo nel flusso comunicativo ed esperienziale come un’energia preziosa. Partecipa insieme a un gruppo di intellettuali di sinistra (Giancarlo Majorino, Luciano Amodio, Elio Pagliarani) alla creazione della rivista Il corpo (1965-68), nella quale pubblica la traduzione del saggio di Freud La negazione (1925), accompagnata da un commento ‘L’ipotesi della distruzione in Sigmund Freud’, in cui sostiene che nel lavoro analitico la negazione della verità consente il suo emergere. Pubblica anche la traduzione dello scritto di Wilhelm Reich Materialismo dialettico e psicoanalisi, di cui mette in discussione il riduzionismo biologico a favore di una concezione antropologica legata alle interazioni con l’ambiente. Partecipa ai movimenti di critica e rivolta sociale in diverse forme, tese a raggiungere le radici inconsce del desiderio infantile  (la rivista «L’erba voglio.» (1971-77), l’asilo autogestito di Porta Ticinese di cui parla nello scritto “Masse a tre anni”,1974), e a comprendere le dinamiche tra individuo e gruppo a cui attinge per irrigare i terreni inariditi della vita quotidiana e delle ideologie politiche autoritarie che non tengono conto delle soggettività (il controcorso ‘Psicoanalisi e società repressiva’ all’Istituto Superiore di Scienze Sociali di Trento; “Gruppo chiuso o gruppo aperto”?, 1974).

 

In Il paradosso della ripetizione (1974), Fachinelli osserva che un’attenzione eccessivamente concentrata sull’apparato di dominio volto al controllo delle masse, caratteristica degli anni intorno ai movimenti del 1968,  ha messo in secondo piano l’analisi della tendenza alla passività e alla soggezione presente negli individui. La sua attenzione si focalizza sulla relazione tra il bambino piccolo e il caregiver: il passaggio del bambino da essere biologico a essere inserito nell’universo biologico proprio dell’uomo avviene sulla base di una inter-relazione tra il bambino e l’altro, rappresentante dell’ordine simbolico, vicenda individuale e generale che contribuisce a dare forma definita e spesso definitiva al rapporto dell’individuo con il desiderio e con la morte.

In Che cosa chiede Edipo alla sfinge? (1969) osserva: “…per incontrare Edipo bisogna trovarsi sulla strada di Tebe; bisogna cioè che l’analista costituisca in altri luoghi condizioni, possibilità, linguaggio dell’interrogazione analitica (…) L’ascolto analitico deve manifestarsi come capacità di percepire il negativo, l’irregolare, l’aritmico, le situazioni che, appena accennate, e quali che siano, rischiano di essere subito soffocate o, meglio ancora, inquadrate e funzionalizzate (…) in più, deve però anche manifestarsi come capacità e possibilità di interrogare i tentativi che, spesso in modo rozzo, elementare, disordinato, vengono continuamente sorgendo nella nuova generazione come risposta a nuovi problemi” (p.155).

Finita l’onda del ’68, Fachinelli continua a interessarsi dei fenomeni sociali (droga, crisi energetica, religione, educazione, femminismo, terrorismo) intervenendo su riviste come Quaderni Piacentini e su organi di stampa come L’Europeo, l’Espresso, Panorama e il Corriere della Sera, Il Manifesto, sempre attento a svolgere una funzione critica relativa a fenomeni di chiusura e sterilità, presenti nella SPI come nella vita sociale più ampia, in particolare collaborando con studiose del femminile  come Luisa Muraro e Lea Melandri.

 

Proprio il suo interesse per il femminile e per l’analisi del rifiuto del femminile nella cultura psicoanalitica e nell’organizzazione sociale hanno a che fare con il desiderio vivo e temuto della ‘gioia smisurata’ e con le domande che Edipo pone alla Sfinge, volte a riattivare il potenziale liberatorio dai vincoli inconsci della psicoanalisi delle origini. La sua prematura scomparsa per una patologia tumorale affida a tutti i cultori della psicoanalisi la responsabilità di continuare a svilupparne il potenziale inespresso: “Mi sembra chiaro che reincontreremo, sulla strada di Tebe, una sfinge senza più maschera, e un soggetto, di cui non conosciamo ancora il nome, col quale potremo forse scambiare giuste domande e giuste risposte.“ (Che cosa chiede Edipo alla sfinge?,p.157).

 

Scritti di Elvio Fachinelli

(1971). L’erba voglio. Pratica non autoritaria nella scuola. Torino: Einaudi.(1974); Il bambino dalle uova d’oro. Milano: Feltrinelli (ora Adelphi, 2010).(1979); La freccia ferma. Tre tentativi di annullare il tempo. Milano: L’erba voglio (ora Adelphi, 1992).; 1983). Claustrofilia. Saggio sull’orologio telepatico in psicanalisi. Milano: Adelphi.; 1989). La mente estatica. Milano: Adelphi; ( 2012) (a cura di Lamberto Boni). Su Freud. Milano: Adelphi.

Bibliografia

Bonoldi, G.( a cura di). (1976), Il corpo, 1966-1968. Milano: Moizzi.

Conci, M. & Marchioro, F. (1998) (a cura di). Intorno al ’68. Un’antologia di testi. Roma: Massari.

Melandri L. (a cura di). 1998). Il desiderio dissidente. Antologia della rivista ‘L’erbavoglio’ (1971-1977). Milano: Baldini&Castoldi.
Conci, M. (1996). Introduzione. In : Catalogo bibliografico trentino, a cura di, Frutti della claustrofilia. Catalogo del Fondo Fachinelli della Biblioteca Comunale di Lucerna. Trento: P.A.T.
Pirillo, N. (a cura di) (2011). Elvio Fachinelli e la domanda della sfinge. Tra psicoanalisi e pratiche filosofiche. Napoli: Liguori.

Elvio Fachinelli. Un freudiano di giudizio (2011) (numero monografico). Aut aut, 352, ottobre-dicembre.

Arbasino, A. (2014). Ritratti italiani. Milano: Adelphi.

 

 

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