Funzione paterna

funzpatA cura di Giuseppe Pellizzari

Foto d’archivio

In estrema sintesi la funzione paterna consiste nell’interdizione dell’incesto e nell’introduzione della legge che, ponendo un limite all’anarchia delle pulsioni, consente loro di acquistare una forma evolutiva e di accedere al pensiero. Per incesto è da intendersi qui una con-fusione indifferenziata tra sessi e generazioni alla quale si contrappone la legge paterna come limite generativo.
L’interdizione dell’incesto, ma anche contemporaneamente la protezione dall’incesto come rischio di una regressione mortifera, instaura la struttura edipica, cioè fonda la conflittualità tra sessi e generazioni secondo un vettore di sviluppo che consente una evoluzione, una crescita, un apprendimento dall’esperienza altrimenti impossibile. La funzione paterna è dunque garante della civiltà, sia nel microcosmo familiare, sia nella società.
La parola “allevamento” indica il gesto col quale il padre sollevava il piccolo nato verso il cielo staccandolo dalla terra. In molti miti dell’origine in principio vi è uno stato caotico, dove tutto è indifferenziato, privo di forma. L’atto che dà inizio al “cosmo”, contrapposto al “caos”, consiste in una separazione: la luce dalle tenebre, la terra dal cielo, le acque dalla terraferma, via via fino alle diverse specie viventi, al maschile e al femminile. Il principio generativo è dunque rappresentato dalla rottura di una continuità. La proibizione dell’incesto è da intendersi come l’introduzione di tale discontinuità, che separa il bambino dalla madre, che rompe la loro fusione e in questo modo fa sì che la madre sia madre e il bambino sia bambino e non un’unica cosa. Dà inizio alla relazione. Perché ci sia relazione infatti occorre ci siano due reciprocamente “altri”.
La funzione paterna è ciò che rende fecondo il materno proprio attraverso il limite che separa. Il fallo maschile è divenuto il simbolo di tale funzione generatrice e ordinatrice. Lo ritroviamo nello scettro dei re, nel bastone dei profeti, nelle chiavi che conferiscono al Papa il potere di sciogliere e di legare. Diviene cioè simbolo del potere legislativo del padre, che gli conferisce il diritto di giudicare e di punire, l’”auctoritas”. La piramide del potere parte dal padre capo della famiglia, arriva al sovrano come capo del popolo e giunge fino a Dio come capo dell’universo. Ciò che li unisce è l’”axis mundi”, l’asse attorno al quale si organizza la realtà che diviene mondo, cosmo, vale a dire realtà stabilita, ordinata e non caotica e indifferenziata.
Occorre però notare che con l’inizio della modernità questa organizzazione semantica incentrata sulla figura del padre è entrata sempre più in crisi. Le grandi concezioni del mondo, politiche, religiose, ideologiche, che la fondavano sono progressivamente tramontate. Oggi la funzione paterna conosce una crisi profonda ed inedita. Ciò è dovuto a molteplici fattori. L’avvento della democrazia ha fatto decadere l’idea di un potere assoluto, di origine divina, e introdotto l’idea di un potere laico, condiviso e in perenne discussione. L’emancipazione femminile ha portato all’uguaglianza dei sessi e alla fine dell’istituzione del “capofamiglia” con tutte le conseguenze sul piano pratico e simbolico che ancora non si sono completamente delineate.
Tutto ciò, se da un lato rappresenta una conquista di civiltà, dal momento che nel nome del padre, sia esso identificato con Dio, con un Idea, con l’Autorità sono state commesse le peggiori efferatezze (anche oggi purtroppo), dall’altro comporta, come tutti i grandi cambiamenti socioculturali, confusione, ansia e disorientamento.
E’ significativo che tutti i dittatori si siano sempre fregiati del titolo di “padre” e fatti ritrarre, sorridenti e benevoli, circondati da un popolo di facce felici e devote, a sottolineare che la loro autorità era una autorità naturale, come quella del padre appunto, e non poteva dipendere da nessuna delega elettiva reversibile.
Un tempo il padre era percepito come rappresentante di un potere che andava oltre lui come persona particolare. Poteva anche essere un individuo debole e insignificante, ma era il padre e come tale detentore di un potere indiscutibile. Così i sovrani e gli imperatori. Oggi non più. Ogni padre deve conquistarsi credibilità e rispetto per così dire “sul campo”, senza che nulla venga dato per scontato. Lo stesso vale per i governanti eletti dal popolo, sempre pronto a voltar loro le spalle. Non vi è più un potere certo, stabile e sicuro. Una simile situazione determina fenomeni regressivi mossi dalla nostalgia di padri ideali che diano sicurezza e certezze. Le varie forme di fondamentalismo lo testimoniano quotidianamente.
Franco Fornari, distinguendo tra “codice materno”, che interpreta sulla base dell’affetto e della comprensione, e “codice paterno”, che interpreta invece sulla base del rigore e della frustrazione, ha espresso l’idea che la nostra società soffra di un eccesso di codice materno a discapito di quello paterno. Ciò comporta una stagnazione evolutiva, una difficoltà a crescere per impreparazione ad affrontare le durezze della vita adulta. Se questo è ampiamente condiviso, resta tuttavia difficile immaginare una rifondazione del codice paterno in una società non più sorretta da orizzonti simbolici in grado di giustificarlo e renderlo attendibile e riconoscibile.
Se la funzione paterna resta sempre la medesima nel suo compito di introdurre una separazione fondante, senza la quale vi sarebbe un caos informe ed infecondo, un trionfo della pulsione di morte, come possiamo osservare in tante patologie legate alle varie forme di dipendenza, tuttavia il suo esercizio non può più essere appannaggio dei soli padri reali, deve diventare una tensione condivisa, sia in ambito familiare che sociale.
La funzione paterna è oggi una funzione che astrae dalla concretezza sessuale del maschile, che pur ne rappresenta la testimonianza simbolica, per diventare un compito culturale che interessa l’intera società alla ricerca di nuovi parametri di senso che sappiano conferire un ordine semantico ed etico non più riconducibile a dogmi assunti come assoluti.

Novembre 2014

Dibattito su: “la funzione paterna ieri e oggi: analogie e differenze” a cura di G. Bambini