Memoria Implicita

MEMORIA IMPLICITAA cura di Cristiana Pirrongelli

Le memorie implicite sono particolari tipi di memoria che contengono esperienze non passibili di ricordo né verbalizzabili. Le ricerche e le scoperte attorno ad esse datano tra la fine degli anni 80 e i primi degli anni 90 (Mishkin-Appenzeller Squire,Schacter,Cohen,Roediger etc.)

Possono contenere tre diversi tipi di apprendimenti mnemonici:

1) Il Priming è una proprietà di origine evolutiva che consiste nella capacità di riconoscere uno stimolo cui si è stati esposti sia pur a un livello subliminale di coscienza (percettivo, semantico o concettuale) che può essere riconosciuto le volte successive senza averne consapevolezza.

2)La Memoria procedurale, la quale può contenere esperienze motorie, percettive o cognitive, che ci portano ad acquisire comportamenti motori automatici come l’andare in bicicletta o suonare uno strumento, compiere una serie di azioni quotidiane come il vestire e il lavarsi, acquisire alcune abilità puramente cognitive e altre abilità di tipo percettivo,come riconoscere “al volo” una persona dal modo di camminare.

3) E infine la Memoria emotiva e affettiva, l’aspetto della memoria implicita di maggior interesse per l’ambito psicoanalitico e nella quale sono depositate le memorie più antiche di ogni individuo : a partire dalla memoria “ intrauterina” della voce materna fino alle prime relazioni sensoriali ed emotive del bambino con la madre e con l’ambiente esterno, e che il neonato percepisce e memorizza.

Mauro Mancia,fisiologo e psicoanalista, si è particolarmente dedicato allo studio delle esperienze infantili dei primi due anni di vita, prima della verbalizzazione, depositate in questo sistema di memoria che conterrebbe le esperienze più arcaiche, comprese quelle traumatiche, con la madre e con l’ambiente, e che lasceranno tracce mnestiche responsabili di abitudini “caratteriali” di tipo emozionale, e di schemi di comportamento secondo modalità per lo più inconsce e automatiche, senza la possibilità di conoscere mai il loro stato di relativa attivazione o disattivazione in un dato momento,e senza avere la capacità riflessiva sul perché della reazione emozionale in corso(come nelle reazioni di transfert). Gabbard e Western considerano responsabile di questo, un sottotipo di memoria implicita che riguarda i collegamenti inconsci tra i processi cognitivi, affettivi e psicologici che sono stati associati fra loro attraverso l’esperienza. Pazienti con traumi nell’ambito della memoria implicita necessitano di un lavoro psicoanalitico di natura molto specifica in cui l’azione terapeutica dovrà essere mirata a cambiare i collegamenti tra affetti e loro rappresentazioni ,motivazioni, convinzioni patologiche, difese , riuscendo a modificare tali schemi.

Tali modelli ripetitivi di comportamento, vissuti e reazioni, sono stati studiati in psicoanalisi nell’ambito del fenomeno della coazione a ripetere.

Sigmund Freud già in “Ricordi di copertura” del 1899, passando attraverso “Note sul notes magico”, ”Ricordare, ripetere, rielaborare” e numerosi altri lavori fino a “Costruzione in analisi” del 1937, valorizza l’importanza di ricordi d’infanzia molto precoci e di cui non si ha memoria, definendoli esperienze e impressioni tali da lasciare tracce indelebili nella personalità dell’individuo. Ma attribuirà la mancanza di tali ricordi all’opera della rimozione o dello spostamento allo scopo di evitare memorie perturbanti. Rimanendo di fatto fedele alla tematica edipica e al meccanismo di difesa della rimozione, senza approfondire tali aree precoci. Nonostante ciò, sarà però lui stesso a indicare le libere associazioni, il transfert e il sogno come gli unici modi per accedere a quella forma di memoria depositaria di tracce o episodi particolarmente rilevanti degli albori della nostra vita. Melanie Klein , nel 1928, sarà la prima, sulla scena psicoanalitica internazionale, a focalizzarsi sull’importanza delle esperienze edipiche e pre-edipiche precoci, pre-verbali e pre-simboliche, e con lei gli analisti del cosiddetto “Gruppo di mezzo”: Fairbairn, Winnicott, Balint, Bowlby e Guntrip.

Nonostante la gran messe di pubblicazioni attorno al concetto di memoria procedurale o implicita datino tra la fine degli anni 80 e il 90, vari autori già da tempo avevano iniziato a ridefinire in vari modi l’inconscio, i suoi contenuti e il suo funzionamento, non più come sola sede di ricordi rimossi. Tale lavoro ancora procede modificando via via teorie e tecniche terapeutiche. Per ricordare alcuni: Bion per cui l’inconscio diventa una funzione della mente e non un luogo, Rosenfeld, Ignacio Matte Blanco,Heiman, Money-Kirle, Meltzer, Bollas, Pally, Grotstein, Newcombe, Meltzoff, Davis, D. e D. Stern, Modell, Fonagy, LeDoux; Siegel, Bucci, Damasio, Edelman, Holmes, Kandel, Fonagy & Target; Western & Gabbard e, Gallese, tra i cognitivisti, Kihlstrom.

E’ in conformità all’ ipotesi legata all’influenza delle memorie implicite formatesi nei primi due anni di età , che Mancia insiste sul concetto che consente di individuare un ponte di collegamento tra la psicoanalisi e le neuroscienze: l’ “inconscio non rimosso” un’estensione, appunto, del classico concetto d’inconscio sede di ricordi rimossi. Pur trattandosi di elementi inconsci, infatti, non si tratta di materiale rimosso perché la rimozione richiede l’integrità delle strutture neurofisiologiche (ippocampo, corteccia temporale e orbito-frontale) e la maturazione delle stesse verso i due anni di età.L’amigdala è invece già coinvolta nella registrazione di tali memorie soprattutto di quelle traumatiche. La rimozione e altri meccanismi di difesa, infatti, agiscono su aspetti psichici divenuti consci e poi sottoposti ai meccanismi di difesa stessi, mentre gli aspetti di cui parliamo non sono mai divenuti del tutto consci, in quanto fissati nella memoria emozionale inconscia.

Ciò che vive nella memoria implicita può essere raggiunto in analisi attraverso il lavoro sul sogno, l’attenzione al transfert, agli enactment ,all’ ascolto prosodico della voce (Di Benedetto,Mancia,Correale),e a elementi extraverbali come l’osservazione dell’espressività facciale e posturale e altri elementi sensoriali e percettivi. Numerosi analisti riservano un’importanza particolare sia all’ascolto della voce in analisi, come portatrice dell’imprinting relazionale materno, che all’uso del linguaggio, meno attento all’interpretazione bensì più propenso al favorire la diffusione di una sensorialità e di un linguaggio dalle valenze poetiche (Ogden, Correale) capaci di creare risonanze evocative nelle memorie implicite non rappresentabili.Altri, come Stern e il suo gruppo hanno teorizzato modi diversi per arrivare a incidere sulla memoria procedurale, come i “now moments”,i momenti di autentico incontro tra analista e paziente,le”sloppyness”,una sorta di “svagatezza che favorisce le libere associazioni”, e i WFM,(acronimo usato dalla polizia) per definire ” i terribili dannati momenti”, imprevedibili e bizzarri, magari carichi di disagio o tensione da parte di entrambi, paziente e terapeuta. Secondo Stern anche in quei momenti può realizzarsi un cambiamento importante nella memoria procedurale costituendo un punto di svolta per la terapia. Probabilmente tali momenti corrispondono a interazioni relazionali precoci madre bambino, superabili in analisi grazie al nuovo contesto relazionale e al lavoro analitico.

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