Shrenger Weiss Vanda

weissMaestri della psicoanalisi

A cura di Rita Corsa

Vanda Shrenger Weiss (1920 c.a.)

Vanda Shrenger Weiss, medico e pediatra, è stata la prima psicoanalista in Italia e l’unica donna a far parte dell’originario gruppo fondatore della S.P.I. E’ stata, inoltre, la prima psicoanalista a discutere un proprio contributo in S.P.I. e a pubblicare un articolo sulla Rivista Italiana di Psicoanalisi.

La vita

La vita di Vanda Shrenger, nata in Croazia da una numerosa famiglia di ascendenza ebraica, si tesse inestricabilmente con i periodi più tremendi della Grande Storia europea: il primo conflitto mondiale, le rivoluzioni e le dittature degli anni Venti e Trenta, la persecuzione antisemita nell’Europa Orientale, che decimò la sua famiglia d’origine (1), le leggi razziali introdotte dall’Italia fascista, che indussero i Weiss a rifugiarsi in America.
Vanda nasce nel 1892, a Pakrac (Croazia); è la quintogenita di nove germani; il padre è un proprietario terriero che, in seguito ad un dissesto finanziario, si troverà ad industriarsi in svariati mestieri per mantenere la famiglia.
Di carattere determinato, generoso e d’intelligenza brillante, Vanda sogna di diventare medico sin da piccolina. Sarà, infatti, la seconda donna – e la prima ebrea – a laurearsi in medicina a Vienna.
Durante gli studi universitari, completati in tempo di guerra (1917), incontra Edoardo Weiss e i due ragazzi s’innamorano. Insieme cominciano ad interessarsi a questa misteriosa ed osteggiatissima nuova disciplina annunziata dal Professor Freud ed ambedue frequentano le lezioni da lui tenute alla facoltà di medicina della capitale asburgica. Allo scoppio della Grande Guerra, Edoardo Weiss, fresco di iscrizione alla Società psicoanalitica viennese (1913) e di laurea in medicina (1914), viene richiamato nell’esercito austro-ungarico ed inviato in qualità di medico militare sul fronte austriaco orientale, sorte comune ai cittadini dell’Impero di nazionalità italiana. Nonostante il conflitto in atto, nel 1917 i due giovani fidanzati contraggono matrimonio e l’anno dopo nascerà Emilio, il loro primogenito.
Alla fine delle ostilità belliche la coppia torna a Trieste, la città d’origine di Edoardo, dove quest’ultimo trova subito un impiego come psichiatra nel locale frenocomio. Nel frattempo egli comincia a professare la psicoanalisi nel suo studio privato, sotto la diretta supervisione di Sigmund Freud e di Paul Federn.
Vanda, intanto, inizia a praticare la professione di pediatra. L’approccio ai piccoli pazienti è improntato ad un’inedita attenzione psicologica. Non si può affermare che la giovane pediatra adoperi direttamente lo strumento psicoanalitico nell’avvicinare la sofferenza infantile, ma gli assunti freudiani sono ben presenti nel suo bagaglio tecnico/teorico. Lo stesso Marhaba puntualizza che Vanda è stata la prima psicoanalista italiana, specialista in pediatria, psicologia infantile ed educativa (1981, p. 44).
La maggior parte dei neuropsichiatri triestini, laureatisi quasi tutti a Berlino, a Vienna o a Graz, conosce i saggi freudiani, ma considera assai malamente la psicoanalisi. I Weiss, invero, vivono un penoso isolamento professionale e a Trieste non riescono a raccogliere intorno a loro un gruppo di allievi.
Nel 1928 ad Edoardo Weiss, distintosi nella sua attività psichiatrica istituzionale, viene proposto di ricoprire il ruolo di primario, ma alla condizione di italianizzare il cognome, come imposto dalle normative fasciste inerenti al pubblico impiego. Lo psicoanalista triestino controbatte con grande coraggio e dignità ai diktat fascisti e all’opposizione delle istituzioni scientifiche e mediche: nel gennaio 1929 si licenzia dall’ospedale, rifiutandosi di cambiare il cognome. E’ un momento molto tormentato per la famiglia Weiss, da poco allargatasi con la nascita del secondogenito, Guido (dicembre 1928). La situazione professionale e il travaglio psicologico rimangono a lungo critici e una buona soluzione ai molti problemi sembra essere quella di lasciare Trieste per andare all’estero, dove Edoardo vede svilupparsi con maggior vigore la psicoanalisi e spera di poter assicurare un futuro economicamente più tranquillo alla sua famiglia (Corsa, 2013).
Ma su questa opzione la moglie spende parole decisive per il futuro della psicoanalisi italiana.
Vanda non vuole assolutamente abbandonare l’Italia, per non allontanarsi troppo dalla Croazia – dove risiede la sua famiglia d’origine, con cui è in stretto contatto e a cui offrirà spesso aiuto – e per non essere obbligata a cambiare, ancora una volta, lingua e cultura.
Nei primi anni Trenta, inoltre, il clima politico a Trieste diventa sempre più pesante, a causa del manifestarsi di forme esasperate di nazionalismo, che si traducono in campagne xenofobe nei confronti soprattutto delle componenti slave. La somma di questi elementi sociali e personali fa sì che Vanda sostenga con energia l’ipotesi di spostarsi in un’altra città italiana, ma non di espatriare. Come è noto, la scelta cade su Roma, dove i Weiss si trasferiscono nel 1931.
A ben pensare, se Vanda non si fosse opposta all’iniziale progetto di Edoardo di lasciare l’Italia già alla fine degli anni Venti, il movimento psicoanalitico italiano avrebbe avuto senz’altro un altro destino. La durezza dell’epoca era solo un prologo a un’età ben più buia e, senza i coniugi Weiss, la disciplina freudiana nel nostro paese sarebbe rimasta sospesa per un tempo assai più lungo ed imprevedibile, prima di prendere una forma organizzata (Corsa, 2014).

L’attività scientifica

Nella capitale i coniugi Weiss raccolgono ben presto intorno a loro uno sparuto manipolo di seguaci e, già nel 1932, ricreano la Società Psicoanalitica Italiana e danno vita alla Rivista Italiana di Psicoanalisi. Sia la Società che la Rivista hanno sede nell’abitazione privata dei Weiss, in Via dei Gracchi 328-A .
Vanda Weiss risulta essere tra i membri fondatori della rinata Società Italiana di Psicoanalisi. Collabora alacremente alle iniziative scientifiche e all’organizzazione della Società e della Rivista. Nel 1932 è tra i 5 soci che rappresentano la S.P.I. al XII Congresso Internazionale di Psicoanalisi, svoltosi a Wiesbaden dal 4 al 7 settembre (Bellanova, 1982, p. 50). Un mese e mezzo dopo (26 ottobre) tiene in Società il seminario scientifico dal titolo La realtà nella fantasia. Nell’anno successivo la Weiss partecipa alle serate scientifiche della S.P.I., alcune volte intervenendo attivamente – il 1° febbraio sul tema Il Super-Io, presentato da Edoardo Weiss; il 1° marzo su L’analisi di un caso di ereutofobia, esposto sempre dal consorte (ibid., p. 51).
Vanda ha contatti diretti con Federn e con Jones; conosce di persona Freud e saltuariamente partecipa insieme ad Edoardo ai seminari scientifici presso la Società Psicoanalitica Viennese (3).
Negli anni romani la Shrenger, oltre ad esercitare come medico pediatra e radiologo e a tradurre testi scientifici tedeschi per il grande cattedratico Sante de Sanctis, avvia la sua attività di psicoanalista, condividendo lo studio con il consorte. Dal febbraio 1937 al marzo 1939 ella si sottopone ad un’analisi con lo junghiano Ernest Bernhard, che in quegli anni analizza anche lo stesso Edoardo Weiss (lettera di Weiss a Federn; Roma, 25 settembre 1937).
Il fascicolo n. 5/1932 della Rivista Italiana di Psicoanalisi ospita il primo articolo di un’analista donna. Si tratta di La realtà nella fantasia, a firma di Vanda Weiss (2). Come ricorda anche David (1966, p. 202n.), la collaborazione scientifica della psicoanalista croata è incominciata fin dal numero d’esordio della Rivista, per il quale ha realizzato la traduzione dal tedesco dell’articolo di Heinrich Meng, Il bambino e la psicoanalisi (1932).
Il nome di Vanda Weiss compare anche sul secondo fascicolo della Rivista, dove recensisce il libro di Hanns Sachs, Bubi Caliguta (1932), un «interessante studio psicoanalitico su Caligola» centrato sulle dinamiche infantili che presiedono alla formazione del Super-io.
Tuttavia, il più significativo lavoro scientifico in italiano di Vanda Shrenger è l’articolo del 1932, La realtà nella fantasia: un breve scritto di rara chiarezza espositiva, dove l’autrice illustra diverse condizioni fisiologiche e patologiche in cui interviene il prodotto della fantasia a influenzare la vita psichica dell’individuo. Sfiora, così, una tematica che avrà grande risonanza nella psicoanalisi di fine Novecento. Le coordinate concettuali entro le quali si destreggia sono quelle classiche freudiane – alcune derivate ancora dalla prima topica ed altre ispirate alla seconda – con dei bruschi, ma innovativi viraggi alla psicologia dell’Io di Federn.

L’America

Alla fine degli anni Trenta i tempi si fanno funesti e gravidi di dolore. Nel 1934 la Rivista Italiana di Psicoanalisi deve chiudere i battenti (nel 1933 il regime fascista non rinnova il permesso di pubblicazione) e nel 1938 la stessa S.P.I. è obbligata a sciogliersi. Con la promulgazione delle leggi razziali del 1938, il piccolo gruppo di psicoanalisti italiani, quasi tutti ebrei, si disperde: nel 1939 i Weiss emigrano a Topeka (Kansas), una cittadina nel cuore degli Stati Uniti.
Vanda riprende subito la sua attività psicoterapica privata, ma, a differenza di Edoardo, non si iscrive alla Società Psicoanalitica di Chicago, né all’International Psychoanalytical Association (I.P.A.) (4).
Pratica la psicoanalisi nello stesso studio del marito, dapprima a Topeka e, successivamente, a Chicago, dove i Weiss si trasferiscono nel 1942.
Il 16 giugno 1940 Vanda Weiss («Dr. Vanda (Mrs. Edoardo) Weiss (by invitation)») viene invitata a presentare una relazione dal titolo Analysis of a Case of Erythrophobia presso la Topeka Psychoanalytic Society, all’interno del programma annuale dei “Scientific Meetings”. Si tratta di un resoconto clinico, già discusso nel piccolo gruppo analitico romano e che, più di vent’anni dopo, avrebbe riproposto al C.G. Jung Institute di San Francisco. Questo intervento alla Topeka Psychonalytic Society è l’ultima traccia lasciata dalla Shrenger nel mondo psicoanalitico freudiano.
Nel 1949 la Shrenger compera una casa a Berkeley per l’estate, non sopportando più il clima caldo-umido di Chicago; nel 1953 vi trasloca definitivamente, insieme alla figlia Marianna.
Nel 1949 Vanda (Wanda) Weiss risulta essere tra i membri fondatori del primo gruppo statunitense di matrice junghiana, l’Association of Analytical Clinical Psychologists di San Francisco. Da allora e fino alla sua morte – avvenuta nel marzo del 1968, per un carcinoma mammario – Vanda Shrenger Weiss si dedica alla psicoanalisi junghiana: un’intensa attività clinica, un continuo lavoro formativo di giovani analisti e un’originale produzione scientifica connoteranno i suoi ultimi anni Americani. Un’ebrea croata destinata a pellegrinare in terre straniere per seminare futuro.
NOTE

(1) La notte dell’antivigilia di Natale del 1941, i militanti dell’Ustasha– il movimento nazionalista croato di estrema destra, fondato da Ante Pavelić negli anni Venti, che si opponeva al Regno di Jugoslavia dominato dall’etnia Serba – irruppero in Pakrac e deportarono gli ebrei nei campi di concentramento di Djakovo e di Jasenovac, dove morirono trucidati o di stenti. I membri della famiglia Shrenger che ancora risiedevano in Pakrac non scamparono all’eccidio. Il fratello maggiore di Vanda, Jacques (Jacob) e sua moglie furono tra le vittime, così come i due primogeniti adolescenti. La loro terzogenita, Marianna, era nata da meno di due settimane (10 dicembre 1941); si salvò perché venne affidata ad una zia acquisita non ebrea, che la portò a Zagabria, dove venne cresciuta da un altra zia paterna. A nove anni, nel 1951, fu fatta migrare negli Stati Uniti, dove venne adottata da Vanda ed Edoardo, divenendone la terza figlia («fully adopted daughter»).
L’autrice di questa Voce di SPIpedia è da circa due anni in contatto epistolare con Marianna Shrenger Weiss, che le ha generosamente messo a disposizione buona parte del materiale storico e clinico adoperato nella ricostruzione della figura di Vanda Shrenger Weiss.
(2) L’articolo, con il titolo Uber die Realität in der Phantasietätigkeit, verrà pubblicato nel 1933 su Psycho-analytische Bewegung. Melitta Schmideberg lo segnalerà nel 1934 nella sezione “Childhood”, da lei curata per l’International Journal of Psycho-Analysis.
(3) Si veda l’epistolario Weiss/Federn, presso l’Archivio Weiss dell’A.S.P.I.
(4) Negli Stati Uniti Vanda non sostenne gli esami per la qualifica a medico («qualifing Board exames»), per cui non poté mai esercitare come dottore, né iscriversi ad una Società psicoanalitica americana afferente all’I.P.A.. A Chicago ella ottenne però il permesso ufficiale di esercitare la professione di psicoterapeuta con i pazienti che le venivano inviati da altri medici o analisti (comunicazione personale di Marianna Shrenger Weiss, aprile 2014).
Bibliografia

Le notizie storiche riguardanti la figura di Vanda Shenger Weiss sono attinte dal carteggio intrattenuto da Rita Corsa con Marianna Shrenger Weiss (2013-14).

BELLANOVA (1982). Le due Gradive. Roma, C.E.P.I.
CORSA R. (2013). Edoardo Weiss a Trieste con Freud. Alle origini della psicoanalisi italiana. Le vicende di Nathan, Bartol e Veneziani. Roma, Alpes.
CORSA R. (2014). I NO che segnarono le origini della psicoanalisi italiana. Psiche, 2, 515-528.
DAVID M. (1966). La psicoanalisi nella cultura italiana. Torino, Boringhieri.
MARHABA S. (1981). Lineamenti della psicologia italiana. 1870-1945. Firenze, Giunti.
MENG H. (1932). Il bambino e la Psicoanalisi. Riv. Ital. Psicoanal., 1,154-166.
SACHS H. (1932). Bubi Caliguta. Wien, Internationaler Psychoanalytischer Verlag.
SCHMIDEBERG M. (1934). Childhood: Vanda Weiss. “Uber die Realität in der Phantasietätigkeit”, Psycho-analytische Bewegung, 1933, Jg, V, S. 263-270. Int. J. Psycho-Anal., 15, 324.
WEISS V. (1932). Recensione. Hanns Sachs. Bubi Caliguta. 2. ed. Riv. Ital. Psicoanal., 2-3, 191-192.
WEISS V. (1932). La realtà nella fantasia. Riv. Ital. Psicoanal., 5, 297-304.
WEISS V. (1933). Uber die Realität in der Phantasietätigkeit, Psycho-analytische Bewegung, Jg, V, S. 263-270.

Sitografia

www.aspi.unimib.it (ASPI – Archivio Storico della Psicologia Italiana). Archivio Weiss.

25 settembre 2014 CMP Incontro con Rita Corsa: “Vanda Weiss: la prima psicoanalista italiana”

Novembre 2014