Recensioni

La vita che vorrei

(G.Piccioni – 2004 – Italia)

“si potrebbe dire che abbiamo due destini: uno mobile e senza importanza,

che si compie, e un altro immobile e importante che non si conosce mai."

(Musil)

le storie finiscono?

A Barbara avevo proposto una terapia focale a termine, durante una fase di estrema fatica mia e del servizio in cui lavoro. Ora vedo bene che, prima che essere una prescrizione costruita nel campo di accoglienza con la paziente era, sul piano effettivo, una modalità per rinviarne la presa in carico (la responsabilità). Da lei imparo il potere dei pazienti. Le parole di analisti e psicoterapeuti curano solo fino al punto in cui rispettano ed accolgono il potere dei pazienti. Tutto quanto c’è prima o dopo attiene alla suggestione e alla espulsione.

Il Caimano

 

chi cambia?

di Nanni Moretti (2006)

spesso l’ovvio non viene osservato”

(Bion, Seminari, 242).

Bisogna fare l’ennesimo film su Cristoforo Colombo o niente? Bruno, un produttore in crisi creativa non avrebbe mai voluto trovarsi in quella situazione; in fondo, si può continuare a fingere di essere creativi senza mai creare niente.Nella vita accade che, per una serie di circostanze, bisogna cambiare anche se la ripetizione rassicura assegnandoti una gratificazione anonima che è data a tutti: “era diventato bravissimo nel parlare molto senza dire niente. Uno dei modi più efficaci di mentire” (Katzenbach, L’analista, 440). A Bruno succede di dover cambiare per caso, nonostante se stesso: non può più fare gli stessi film insignificanti a cui, pure, tiene molto e il caso gli consegna una storia che tutti conoscono, ma che nessuno sa dire: “porca miseria!… un film su Berlusconi!… come ho fatto a non capirlo prima?”.

Alla luce del sole

“…non ci sia giorno con più futuro di questo …”

“….per avvicinarsi all’infanzia, bisogna

essere pronti a un “cambiamento”, che

significa essere disponibili a vedere le

cose da un’altra prospettiva.”

(Roberto Faenza)

 

 

“Ho imparato a voler bene a “3P”. Di lui

Mi son rimasti impressi il coraggio,

l’amore che provava per il prossimo,

la fede. La sua capacità, da uomo

innamorato della vita, di andare incontro

alla morte.”

(Luca Zingaretti)

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Pochi giorni fa, prima di tornare qui come parroco, io ho sognato il futuro di questo quartiere ed è stato proprio bello. Bello perché ho sognato un posto dove erano spariti i furti, era sparita la droga, dove non c’erano più violenze, prepotenze, dove la gente non aveva paura, dove non c’era più la fame perché c’era lavoro per tutti, dove c’erano delle scuole bellissime, piene di fiori, dove i bambini giocavano”.

(Padre Pino Puglisi)

 

 

 

 

 

Face Off

Trasformazioni,trasfigurazioni:

Il 27 novembre del 2005 ad Amiens, piccola cittadina a nord di Parigi, di recente nuovamente alla ribalta per l’accendersi infuocato delle banlieue, il microchirurgo Bernard Devauchelle, coadiuvato dal celebre collega Jean-Michel Dubernard, ha condotto con successo a termine, in un clima di grande risonanza mediatica, il primo trapianto di faccia, consegnando in tal modo alla Scienza l’avvento ufficiale di una nuova era. Un viso, campeggiante sulla stampa dell’intero pianeta, leggermente attonito, non brutto, con la bocca semiaperta in una strana espressione di stupore, le cicatrici non del tutto celate dal trucco, diviene simbolo, inquietante ed eticamente controverso, delle trasformazioni epocali che le nuove tecnologie comportano in una svolta pari alle grandi rivoluzioni evolutive.

Accade così che un film che aveva conquistato l’attenzione della critica raggiungendo rapidamente dignità “cult”, nonostante una non brillantissima risposta di pubblico che ne aveva piuttosto considerato l’iperbolica parvenza di action-film, rivela, a distanza di nove anni dall’uscita nelle sale, una visionaria pregnanza profetica.

Se mi lasci ti cancello

 

“…l’eterno splendore di un’anima senza macchia…” A. Pope    “…dove potremo occultare, se tentiamo, gli oggetti che furono del nostro desiderio?…” . Montale

 

La sala non è gremita. Sembrerebbe che il titolo dell’edizione italiana del film, verosimilmente inteso ad evocare l’istrionico Jim Carrey di “The Mask”, più che attrarre abbia confuso il pubblico impreparato alla complessità della sceneggiatura. Delle non moltissime persone presenti, alcune non resistono: due coppie, capelli bianchi ed età avanzata l’una e giovane ed “alternativa” l’altra, insorgono pressoché all’unisono e protestando ad alta voce contro l’incomprensibilità abbandonano lo spettacolo proprio ad un momento culmine, subito prima di una inquadratura-chiave “disvelatrice”.

La precipitosa fuga sembra demarcare paradossalmente l’efficacia e la potenza di un film, inquietante e magnifico, che, a fronte della tiepida accoglienza di pubblico, è stato osannato unanimamente dalla critica, designato tra i “cult” più preziosi del cinema recente e premiato dall’Oscar 2005 per la migliore sceneggiatura.

Un film parlato

Una musica antica e cristallina, un canto tradizionale greco prelude con versi accorati quanto sta per accadere. “Dove sono finiti i tuoi fiori?” intona come stesse interrogando il destino Eléna in una delle ultime scene “dove è finita la tua prima bellezza? dove il tuo splendore antico?”…

Tutto si compie su una nave, nel film di Manoel de Oliveira.

Nel luglio del 2001, una bambina in compagnia della madre docente di storia partendo da Lisbona attraversa millenni di civiltà per raggiungere all’altro capo del mondo, a Bombay, il padre pilota d’aereo con cui trascorrere le vacanze.

Lungo il viaggio nel susseguirsi di tappe storicamente significative (Ceuta, Marsiglia, Napoli e Pompei, il Cairo, la Grecia, Istanbul), la madre istruisce con serena dolcezza la bambina indicando ed illuminando, nel rievocare le tracce della cultura occidentale mediterranea, memorie di trascorse grandezze

 

 

Nuovo Mondo

Il sogno necessario

(Nuovomondo, di E. Crialese, 2006)

 

“…è chiaro che non si torna mai, si va sempre via”

(L. e R.Grinberg, 1990)

Nella Sicilia degli inizi del Novecento, Salvatore fa un voto e chiede un segno al cielo: vuole imbarcarsi per il nuovomondo e condurre in America i figli e l’anziana madre. Il segnale è una cartolina di propaganda che ritrae minuscoli contadini accanto a galline giganti o a carote sproporzionate. Venduta ogni cosa posseduta, Salvatore lascia la Sicilia alla volta dell’America.

Durante la traversata oceanica incontra la bella Lucy, una young lady che indossa il cappello ed è più elegante della figlia del sindaco del paese. Luce parla la lingua dell’America e cerca un compagno da sposare per ritornarci da signora. Salvatore, da vero galantuomo, accoglie la sua avance. Il lungo viaggio approderà ad Ellis Island, l’isola della quarantena dove si decideranno gli ingressi e i rimpatri.

Il ritorno

Centro Psicoanalitico di Roma 2007  – Cinema e Psicoanalisi

Commento di Giovanna Montinari

“Zitti, che vostro padre sta dormendo”, quante madri hanno detto questa banale frase per far tacere i figli un po’ troppo rumorosi, disturbanti il sacro riposo del “guerriero-padre” . E invece, nel film russo “Il ritorno”, vincitore al Festival di Venezia, è una frase che nasconde molti segreti, segnando l’inizio di una storia del tutto inaspettata. Perché i fatti, non solo li veniamo a sapere man mano insieme agli attori, ma la sensazione è che loro sappiano anche più di noi.

 

 

A chi scrivere lettere?

(Lettereda Iwo Jima,di Clint Eastwood, 2006) 

 

l’abilitàsta nel leggere tutta la lettera, non solo il testo”

(O. Pamuk, 1998)

a me…

“Sono i piani di guerra?”

“no… è una lettera… dellamadre…”.

Siamo già oltre la metàdel film e sento che questa potrebbe essere la descrizione sinteticadel film: Il prigioniero americano, che la necessità dellaguerra vuole vedere come un soldato, in sostanza, (come i giapponesiche sanno di dover morire), è un poveraccio destinato a morireanche lui, ma tenuto in vita da una immagine remota custodita da unalettera: “caro Alan… ieri i cani hanno scavato una buca sotto ilcancello… fa’ quello che ritieni giusto… quello che fai ègiusto”. Le lettere, in questo film sono il comune multiplo deivinti e dei vincitori, sono la cifra di chi sa che sta dando l’ultimosguardo al mondo, il solo mezzo per poter vivere fino all’ultimoistante.

Le vite degli altri – Riefolo

Ovvero:le conseguenze dell’amore (di FlorianHenckel von Donnersmarck, 2006)

 

“l’armonia … nasce dall’incontro fra idiversi”

(R. Piano, Repubblica, 14.1.07, p.55)

 

 Berlino Est,1984. Il capitano Gerd Wiesler è un ufficiale dellaStasi, freddo, idealista, abilissimo a interrogare sospetti e a farlicrollare. Dopo aver assistito alla pièceteatrale di Georg Dreyman, un noto drammaturgo dell’Est che siattiene alle linee del partito, gli viene ordinato di sorvegliarlo.Il ministro della cultura Bruna Hempf si è invaghito dellacompagna di Dreyman, l’attrice Christa-Maria Sieland, e vorrebbetrovare prove a carico dell’artista per avere campo libero. Mal’intercettazione sortirà l’esito opposto, Wiesler entrerànelle loro vite non per denunciarle ma per diventarne complicediscreto. La trasformazione e la sensibilità dello scrittorelo toccheranno profondamente fino ad abiurare una fede incompatibilecon l’amore, l’umanità e la compassione.