Recensioni

A chi scrivere lettere?

(Lettereda Iwo Jima,di Clint Eastwood, 2006) 

 

l’abilitàsta nel leggere tutta la lettera, non solo il testo”

(O. Pamuk, 1998)

a me…

“Sono i piani di guerra?”

“no… è una lettera… dellamadre…”.

Siamo già oltre la metàdel film e sento che questa potrebbe essere la descrizione sinteticadel film: Il prigioniero americano, che la necessità dellaguerra vuole vedere come un soldato, in sostanza, (come i giapponesiche sanno di dover morire), è un poveraccio destinato a morireanche lui, ma tenuto in vita da una immagine remota custodita da unalettera: “caro Alan… ieri i cani hanno scavato una buca sotto ilcancello… fa’ quello che ritieni giusto… quello che fai ègiusto”. Le lettere, in questo film sono il comune multiplo deivinti e dei vincitori, sono la cifra di chi sa che sta dando l’ultimosguardo al mondo, il solo mezzo per poter vivere fino all’ultimoistante.

Le vite degli altri – Riefolo

Ovvero:le conseguenze dell’amore (di FlorianHenckel von Donnersmarck, 2006)

 

“l’armonia … nasce dall’incontro fra idiversi”

(R. Piano, Repubblica, 14.1.07, p.55)

 

 Berlino Est,1984. Il capitano Gerd Wiesler è un ufficiale dellaStasi, freddo, idealista, abilissimo a interrogare sospetti e a farlicrollare. Dopo aver assistito alla pièceteatrale di Georg Dreyman, un noto drammaturgo dell’Est che siattiene alle linee del partito, gli viene ordinato di sorvegliarlo.Il ministro della cultura Bruna Hempf si è invaghito dellacompagna di Dreyman, l’attrice Christa-Maria Sieland, e vorrebbetrovare prove a carico dell’artista per avere campo libero. Mal’intercettazione sortirà l’esito opposto, Wiesler entrerànelle loro vite non per denunciarle ma per diventarne complicediscreto. La trasformazione e la sensibilità dello scrittorelo toccheranno profondamente fino ad abiurare una fede incompatibilecon l’amore, l’umanità e la compassione.

Le vite degli altri – Rizzi

“Le vite degli altri”vs “The Good Shepherd”, ovvero Storie(parallele) di poeti mancati.

Indubbiamente,un film come “Le vite degli altri” può fare riflettere sumolti aspetti cruciali delle relazioni umane, viste sotto quella luceparticolare che solo le situazioni estreme riescono a creare. Congrande perizia, il regista ci porta nel mezzo di un dramma chesappiamo per certo essere stato del tutto reale, in un paese europeo,alla fine del secolo XX: dramma dell’oppressione poliziesca, dellalotta per la libertà, del tradimento e della delazione, chefortunatamente l’Europa al di qua del Muro di Berlino non haconosciuto (o quasi) e che il corso impetuoso della Storia hafelicemente trascinato via… per sempre.

 

Leoni per Agnelli

Le violente ragioni di Malley

Robert Redford, 2007 

All’interno di un’unica giornata, vengono narrati gli eventi che mettono in correlazione tre personaggi. Un ambizioso senatore di Washington pronto a prendere scelte importanti, una giornalista televisiva alla caccia di una storia importante e un maturo professore che si confronta con uno studente sveglio e capace, mentre due studenti del professore hanno scelto di andare in guerra in Afghanistan dove moriranno eroicamente.

 

In questo mondo libero

Angie ha 33 anni; è una donna energica e piena di grinta che lavora presso un’agenzia di collocamento lavorativo per migranti. Quando viene licenziata Angie decide di mettersi in proprio e di aprire, assieme all’amica Rose, la sua propria agenzia di reclutamento con un doppio fine: aiutare le persone che ne hanno bisogno e guadagnare finalmente un po’ di soldi per mantenere il figlio, con cui sta assieme sempre meno. Si scontrerà con il potere mafioso della concorrenza e con una organizzazione clandestina che difende i diritti dei migranti. Comunque, cercherà sempre di fare il proprio interesse coinvolgendosi alcune volte nelle vite tristi degli immigrati e trovando fra loro l’affetto disinteressato di Karol.

Piano, solo

“How far can you fly?” 

“… ed Elsbeth divenne musica

(R Schneider, 1992)

Il film

E’ la storia di Luca Flores, un geniale musicista italiano, morto suicida nel 1995, poco prima di compiere quaranta anni. Il film si apre sull’infanzia trascorsa in Africa, dove la numerosa famiglia si è trasferita per seguire il padre, Giovanni, geologo di fama internazionale. 

Caos Calmo. Il campo – Rec. Riefolo

 “E poi Clarisse non c’era più… Era successo qualcosa,
la linea preordinata della sua vita era stata turbata”
(Ray Bradbury, 1951)

Pietro si accorge che amava Lara quando Lara non c’è più. Non solo. Sente che forse lui può averla lasciata andar via… senza fare nulla.

Caos calmo

Sulla difficoltà di fidarsi del tempo    {youtube}6ZnfiKcOPgI{/youtube} Dicono che c’è un tempoPer seminareE uno più lungo per aspettareIo dico che c’era un tempoSognatoChe bisognava sognare (C’è tempo-Ivano Fossati-2003)      Perché ho così tanta fretta di scrivere questi pensieri dopo aver visto il film Caos Calmo? Non c’è una contraddizione tra quello che ho in mente … Continue Reading »

Il Falsario

ovvero: dell’autenticità

dal film di  Stefan Ruzowitzky – 2007

  

Il film

 

Berlino 1936. Salomon Sorowitsch, ebreo, detto Sally, è un grande falsario, cinico e molto temuto nel suo contesto. La sua vita cambia quando viene deportato a Mauthausen e da lì trasferito a Berlino in un campo privilegiato insieme ad altri tecnici della falsificazione.

La Banda

Come arriverà la musica? di Giuseppe Riefolo

Un film di Eran Kolirin, 2007

La banda musicale della polizia di Alessandria d’Egitto viene invitata a suonare all’inaugurazione del Centro Culturale Arabo di una cittadina israeliana. All’aeroporto di Tel Aviv non c’è nessuno ad attendere il gruppo di musicisti, così il pragmatico e severo direttore d’orchestra e colonnello Tewfiq decide di raggiungere il luogo con un autobus locale. Arrivato nella remota e desertica cittadina capisce che, per un difetto di pronuncia, ha sbagliato destinazione. Non si trova nella moderna Petah Tikva, bensì nell’arida Bet Hatikva. Tewfiq si arrabbia con Haled, il più giovane del gruppo, che nel chiedere informazioni si distrae a cantare My fanny Valentine all’impiegata.  Poiché non c’è modo di andarsene da lì (c’è una sola corriera che passa una volta al giorno) gli otto egiziani sono costretti ad accettare l’ospitalità di Dina, la bella proprietaria dell’unico ristorante del posto.