Recensioni

Il Grande Capo

 (2006) di Lars von Trie Alberto Angelini "La dismisura genera il tiranno" si legge in Sofocle. Il confine che separa il legittimo re dal tyrannos è sottile e, a volte, quasi impercettibile. Edipo, assurto al trono di Tebe, dopo aver superato l’ordalia della Sfinge, si trasforma, da salvatore, sovrano sollecito del benessere dei suoi sudditi, … Continue Reading »

Vogliamo anche le rose

  (Alina Marazzi-Italia-2007) Una trilogia al femminile Pietro Roberto Goisis {youtube}BykxkrmLuws{/youtube} Chiedo scusa se parlo di Maria/non del senso di un discorso, quello che mi viene  non vorrei si trattasse di una cosa mia/e nemmeno di un amore,/non conviene. Quando dico "parlare di Maria"/voglio dire di una cosa che conosco bene, certamente non è un … Continue Reading »

Ogni cosa è illuminata

quando comincia la ricerca

di Liev Schreiber – USA – 2005   

Ma la città non dice il suo passato,

lo contiene come le linee d’una mano”

(Calvino, 1972, 10)

Jonathan Safran Foer, un giovane studente ebreo americano, si reca in Ucraina per cercare Augustine, donna che conosce solo tramite una foto, e che ha giocato un ruolo fondamentale nel passato di suo nonno Safran, salvato per merito di lei, dai nazisti. Il viaggio è raccontato da Alexander Perchov, compagno d’avventura di Jonathan, il cui padre gestisce a Odessa un’agenzia di viaggi che organizza percorsi in luoghi ricchi di ricordi ebrei. Nel viaggio ci sono anche il nonno di Alex, finto cieco, "sopravvissuto" ed ebreo che ha cancellato la sua "ebraicità" fino a trasformarla in rabbioso antisemitismo, e la cagnetta “psicopatica” Sammy Davis jr. jr. Il viaggio si conclude nella casa della sorella di Augustine, immersa in un immenso campo di papaveri.

Le ricamatrici

 Il tempo delle storie (Eléonore Faucher, 2004)

 

In questa lentezza mi sembra di riconoscere un segno di felicità”

(Kundera, 1995)

Forse è la storia di una cambiamento brusco della vita, quando il tuo volto da bambina con le lentiggini e tanti capelli rossi fa fatica a rincorrere la vita che esplode: “Cara Lucy, il mio motorino non ce la fa più a fare le salite… sono ingrassata 10 chili…”. Tu non sai bene come mettere insieme ciò che ti succede dentro e ciò che succede fuori e, all’inizio non puoi conoscere quello che dentro ti sta cambiando: “ho un tumore… è stato il cortisone!”.

Million Dollar Baby

Trovarsi – (Clint Eastwood – 2005)

  “perché ha scelto me? Qual è il suo scopo, Zimmer?

Mi ha fatto ridere. E’ stato solo per questo. Ha spalancato

di colpo qualcosa dentro di me, e da allora è diventato la

mia scusa per continuare a vivere”.

(Auster, 2002, 188)

Frankie Dunn era un orso. Forse lo era perché ferito, ma forse lo era sempre stato: gli dava fastidio la gente perché sapeva che la gente non avrebbe mai potuto capire la sua ferita. Al prete che da 23 anni lo vede tutti i giorni a messa, deve fargli continuamente verificare che non sarà mai capace di dargli risposte: "cos’è la Trinità? pane, burro e marmellata buttati insieme in un sacchetto?….E l’Immacolata Concezione?". Lui curava questo atteggiamento come una speciale forma di insofferenza e questa insofferenza lo proteggeva e gli consegnava una specie di solitudine elitaria dove gli altri non meritano la tua attenzione.

Nonostante le apparenze, Frankie, non era solo, ma era continuamente preso dai suoi sguardi sul mondo che, per quella forma di speciale insofferenza, lui sembrava continuamente giudicare in modo severo.

La vita che vorrei

(G.Piccioni – 2004 – Italia)

“si potrebbe dire che abbiamo due destini: uno mobile e senza importanza,

che si compie, e un altro immobile e importante che non si conosce mai."

(Musil)

le storie finiscono?

A Barbara avevo proposto una terapia focale a termine, durante una fase di estrema fatica mia e del servizio in cui lavoro. Ora vedo bene che, prima che essere una prescrizione costruita nel campo di accoglienza con la paziente era, sul piano effettivo, una modalità per rinviarne la presa in carico (la responsabilità). Da lei imparo il potere dei pazienti. Le parole di analisti e psicoterapeuti curano solo fino al punto in cui rispettano ed accolgono il potere dei pazienti. Tutto quanto c’è prima o dopo attiene alla suggestione e alla espulsione.

Il Caimano

 

chi cambia?

di Nanni Moretti (2006)

spesso l’ovvio non viene osservato”

(Bion, Seminari, 242).

Bisogna fare l’ennesimo film su Cristoforo Colombo o niente? Bruno, un produttore in crisi creativa non avrebbe mai voluto trovarsi in quella situazione; in fondo, si può continuare a fingere di essere creativi senza mai creare niente.Nella vita accade che, per una serie di circostanze, bisogna cambiare anche se la ripetizione rassicura assegnandoti una gratificazione anonima che è data a tutti: “era diventato bravissimo nel parlare molto senza dire niente. Uno dei modi più efficaci di mentire” (Katzenbach, L’analista, 440). A Bruno succede di dover cambiare per caso, nonostante se stesso: non può più fare gli stessi film insignificanti a cui, pure, tiene molto e il caso gli consegna una storia che tutti conoscono, ma che nessuno sa dire: “porca miseria!… un film su Berlusconi!… come ho fatto a non capirlo prima?”.

Alla luce del sole

“…non ci sia giorno con più futuro di questo …”

“….per avvicinarsi all’infanzia, bisogna

essere pronti a un “cambiamento”, che

significa essere disponibili a vedere le

cose da un’altra prospettiva.”

(Roberto Faenza)

 

 

“Ho imparato a voler bene a “3P”. Di lui

Mi son rimasti impressi il coraggio,

l’amore che provava per il prossimo,

la fede. La sua capacità, da uomo

innamorato della vita, di andare incontro

alla morte.”

(Luca Zingaretti)

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Pochi giorni fa, prima di tornare qui come parroco, io ho sognato il futuro di questo quartiere ed è stato proprio bello. Bello perché ho sognato un posto dove erano spariti i furti, era sparita la droga, dove non c’erano più violenze, prepotenze, dove la gente non aveva paura, dove non c’era più la fame perché c’era lavoro per tutti, dove c’erano delle scuole bellissime, piene di fiori, dove i bambini giocavano”.

(Padre Pino Puglisi)

 

 

 

 

 

Face Off

Trasformazioni,trasfigurazioni:

Il 27 novembre del 2005 ad Amiens, piccola cittadina a nord di Parigi, di recente nuovamente alla ribalta per l’accendersi infuocato delle banlieue, il microchirurgo Bernard Devauchelle, coadiuvato dal celebre collega Jean-Michel Dubernard, ha condotto con successo a termine, in un clima di grande risonanza mediatica, il primo trapianto di faccia, consegnando in tal modo alla Scienza l’avvento ufficiale di una nuova era. Un viso, campeggiante sulla stampa dell’intero pianeta, leggermente attonito, non brutto, con la bocca semiaperta in una strana espressione di stupore, le cicatrici non del tutto celate dal trucco, diviene simbolo, inquietante ed eticamente controverso, delle trasformazioni epocali che le nuove tecnologie comportano in una svolta pari alle grandi rivoluzioni evolutive.

Accade così che un film che aveva conquistato l’attenzione della critica raggiungendo rapidamente dignità “cult”, nonostante una non brillantissima risposta di pubblico che ne aveva piuttosto considerato l’iperbolica parvenza di action-film, rivela, a distanza di nove anni dall’uscita nelle sale, una visionaria pregnanza profetica.

Se mi lasci ti cancello

 

“…l’eterno splendore di un’anima senza macchia…” A. Pope    “…dove potremo occultare, se tentiamo, gli oggetti che furono del nostro desiderio?…” . Montale

 

La sala non è gremita. Sembrerebbe che il titolo dell’edizione italiana del film, verosimilmente inteso ad evocare l’istrionico Jim Carrey di “The Mask”, più che attrarre abbia confuso il pubblico impreparato alla complessità della sceneggiatura. Delle non moltissime persone presenti, alcune non resistono: due coppie, capelli bianchi ed età avanzata l’una e giovane ed “alternativa” l’altra, insorgono pressoché all’unisono e protestando ad alta voce contro l’incomprensibilità abbandonano lo spettacolo proprio ad un momento culmine, subito prima di una inquadratura-chiave “disvelatrice”.

La precipitosa fuga sembra demarcare paradossalmente l’efficacia e la potenza di un film, inquietante e magnifico, che, a fronte della tiepida accoglienza di pubblico, è stato osannato unanimamente dalla critica, designato tra i “cult” più preziosi del cinema recente e premiato dall’Oscar 2005 per la migliore sceneggiatura.