Breve storia del Centro Napoletano di Psicoanalisi

( A cura di Silvana Lombardi)

L’atto ufficiale di nascita del C.N.P., quale sezione locale della S.P.I., risale al 1981, ma, già dagli anni ’60, la psicoanalisi era significativamente presente nella città attraverso il lavoro professionale ed istituzionale, nonché le iniziative culturali dei primi analisti ivi operanti. Mi sembra opportuno, infatti, fin da ora sottolineare che la storia del C.N.P. s’inscrive nella storia della psicoanalisi che a Napoli è stata ricca di addentellati con altre discipline e con le istituzioni scientifiche, prime fra tutte l’Università.
Tuttavia, prima di passare a raccontare di ciò, vorrei segnalare un antefatto che, misteriosamente, non ha lasciato tracce a livello locale: questa assenza caratterizza la nostra Storia e rende ancora più significative le origini che il Centro ha avuto e ne hanno pervaso a lungo l’evoluzione.
Mi riferisco al fatto che, a poche decine di Km da Napoli, a Nocera Inf., già negli anni ’20 era attivo l’interesse per la psicoanalisi nella figura di Marco Levi Bianchini: nessuna influenza egli ha avuto sulla nascita del Centro e neanche nella formazione, di gran lunga antecedente, dei primi analisti napoletani. Fonti la cui verifica sarebbe difficile e, comunque, non pertinente la nostra ricerca, riferiscono che a Levi Bianchini s’ispirò qualche analista reichiano e qualche esponente della futura Psichiatria Democratica. La nostra filiazione, invece, è dei Centri della Capitale: maggiormente del Centro Psicoanalitico di Roma, ma anche del Centro Romano di Psicoanalisi.
Questo è tanto più strano in quanto M. Levi Bianchini non fu solo un cultore della psicoanalisi, ma anche un divulgatore appassionato.
A Nocera Inf., ove era direttore dell’Osp. Psichiatrico, fondò nel 1920 la rivista "Archivio generale di Neurologia e Psichiatria", fra i cui redattori fu Edoardo Weiss. A Teramo nel 1923 costituì una prima Società Psicoanalitica Italiana.
Forse l’allontanamento per motivi razziali dalla direzione dell’Ospedale, forse la compresenza forte nella sua attività della cultura neuropsichiatrica furono ragioni di dispersione di un indubbio fervore psicoanalitico che avrebbe potuto radicarsi più profondamente nel nostro territorio.
Per altro verso lo ritroviamo nel 1946 Presidente Onorario della S.P.I.,grazie ai suoi rapporti di amicizia e stima con Nicola Perrotti. Lo stesso notiziario della S.P.I. è stato ospitato per qualche anno, prima della nascita della Rivista di Psicoanalisi, dalla rivista Annali di Neuropsichiatria e Psicoanalisi, diretta da Levi Bianchini ed edita da Villa Russo, istituzione assistenziale privata napoletana. La biblioteca, invece, di Levi bianchini fu acquistata dalla dott.ssa Pontano, M.A. del Centro Psicoanalitico di Roma, per donarla al suo Istituto.


Il pabulum culturale degli anni ’50 da cui germogliò la psicoanalisi napoletana era composto di neuropsichiatria, studi umanistici e già di un’attenzione specifica per la psicoanalisi infantile, frequentemente alimentato da contatti con analoghi e più maturi interessi scientifici di ambiente romano. Questo si può facilmente ricavare dalle note biografiche dei 3 Soci anziani del Centro, che più tardi, insieme ad altri, ne sono stati anche fondatori: la prof.ssa Anna Maria Galdo, la dott.ssa Matilde Rechichi, il dott. Dino Riccio.

La prof.ssa A.M.Galdo è attualmente la più anziana A.F.T. della S.P.I.. Coniuga nella sua persona la formazione psicoanalitica, la presenza nell’Università, la grande esperienza di psicoanalista infantile. Questi 3 filoni sono sempre stati strettamente intrecciati.
Racconta di sé che, figlia di un professore universitario di Psicologia Sperimentale, si laureò in Storia dell’Arte. Fu incoraggiata a dedicarsi alla psicologia evolutiva da Giuseppe Giulio Giordano, prof. di Malattie Nervose e Mentali, poi Ordinario di Neuropsichiatria Infantile. Questi fu fondatore a Napoli nel ’49 del Centro Medico Psicopedagogico e, pertanto, alla ricerca di giovani talenti che lo aiutassero a diffondere la neuropsichiatria infantile, anche di taglio psicoanalitico. A.M. Galdo è stata analizzata dal dott. N. Perrotti ed effettuato supervisioni con Servadio, Matte Blanco e Gairinger.
Prima dell’associatura alla S.P.I., negli anni ‘57-’58, ha trascorso un periodo in U.S.A., presso il Massachussett General Hospital, ove ha fatto pratica di psicoterapia infantile con Kaplan e Bloom.
Successivamente ha lavorato per qualche mese all’Ospedale St. Anne a Parigi con Diatkine e Lébovici. E’ stata socia per un certo tempo del Centro Psicoanalitico di Roma.
Nel ’69 ha iniziato a Napoli la carriera universitaria.
Ella è stata anche una studiosa di gruppi.
Ha effettuato analisi didattiche e non ; e supervisioni a quasi tutti i candidati napoletani della S.P.I.
La prof.ssa Galdo tiene molto al suo triplice impegno, ritenendolo anche pionieristico rispetto ai suoi maestri e colleghi romani di gioventù, all’unanimità esponenti solo dell’attività psicoanalitica.

La dott.ssa Matilde Rechichi, medico, specialista in Mm. Nervose e mentali, ha lavorato per almeno due decenni presso la facoltà di Medicina e Chirurgia, anche in ambito neurochirurgico.
Come la prof.ssa Galdo, trovò nella persona del prof. G. G. Giordano gli stimoli umani e scientifici che l’ hanno portata alla formazione psicoanalitica. Grazie a lui ha fatto una prima analisi a Roma con Bartoleschi. Una successiva analisi si è svolta a Napoli negli anni ’60 con I. Matte Blanco.
Si è associata nel ’66.
Ella è stata una psicoanalista piuttosto solitaria, resasi indipendente anche rispetto alla vita sociale del Centro, dopo averne partecipato alla fondazione. Tuttavia ne ha sostenuto l’attività scientifica ed ha contribuito moltissimo col suo lavoro clinico alla diffusione della psicoanalisi.
Ha avuto grande interesse nella ricerca di collegamenti tra la psicoanalisi, le neuroscienze,l’antropologia e l’etologia.

Il dott. Dino Riccio, medico, si è specializzato in Mm. Nervose e Mentali a Roma, venendo in questo modo in contatto con gli psicoanalisti romani.. e subendone l’influenza.
Nel ’57 è andato a Chicago con una borsa di studio, per studiare con J. Masserman psichiatria sperimentale. In quella città ha anche incontrato l’esule E. Weiss ed ha coltivato per un po’ di tempo il sogno di rimanere a lavorare sotto la sua guida come psicoanalista.
Tornato in Italia, ha fatto la sua analisi con N. Perrotti, associandosi nel ’66.
Ricorda con precisione un episodio (accaduto anche alla prof.ssa Galdo): il giudizio cui dovette sottoporsi nel corso della sua formazione ad opera di una commissione svizzera (cioè neutrale), formata da de Saussure, Morgenthaler, Parin, convocata per verificare se le discrepanze esistenti fra i didatti romani N. Perrotti ed E. Servadio avessero qualche ripercussione negativa sulla formazione dei candidati
In quegli anni è stato a Napoli dirigente del Gabinetto Psicopedagogico del Ministero di Grazia e Giustizia. Egli ricorda che contemporaneamente altri psicoanalisti ricoprivano quell’incarico: Corrao a Palermo, Senise a Milano, Novelletto a Roma, Hautmann a Firenze.
E’ stato socio fondatore, oltre che del C.N.P., anche del Centro di Palermo e del Pollaiolo.

Agli inizi degli anni ’70 la psicoanalisi cominciò a diffondersi rapidamente. I viaggi tra Napoli e Roma degli allievi in training cominciano a diventare pratica abituale, mentre s’intensificano i contatti con i didatti romani: Gaddini, Traversa, Muratori, Sollini. Un decisivo apporto provenne dalla generosa disponibilità di I. Matte Blanco, che per molto tempo venne a svolgere nella ns. città sedute di analisi didattica e supervisioni. A Napoli gli incontri scientifici tra gli analisti più anziani e quelli in formazione diventano frequenti, seppure con una certa discontinuità.
E’ possibile raggruppare questi ultimi in periodi definiti, grazie alla perfetta memoria che ne ha serbato il dott. D.Riccio, il quale fu a lungo il primo Presidente del Centro.

Gennaio- Luglio ’66: riunioni mensili a rotazione nelle abitazioni dei partecipanti, i quali erano A. M. Galdo, D. Riccio, M. Rechichi, J. Amati Mehler (all’epoca residente a Napoli) ma anche A. Carotenuto, psicoanalista junghiano e S. Piro, psichiatra e futuro esponente di Psichiatria Democratica.

Anni ‘67-’69: costituzione di un pre-gruppo sotto la guida di I. Matte Blanco, a casa di A. M. Galdo. Vi aderivano inizialmente A. M. Galdo, M. Rechichi, D. Riccio. Ad essi si aggiunse nel ’68 A. D’Errico. Il primo incontro scientifico fu su "Invidia e gratitudine" di M. Klein.

Anni ‘69-’72: continua l’attività scientifica e culturale del pre-gruppo, cui si aggiungono O. Pozzi, G. De Renzis, M.V. Turra e, nel febbraio ’70, G. Iacono.

Anni ‘73-’76: seminario per allievi in training avanzato condotto da A. M. Galdo.

Anni ‘76- ’80: seminario condotto da A. M. Muratori sulla tematica del "non-comunicato". Quest’attività scientifica fu per tutti così feconda ed appagante da indurre la costituzione, a partire dal ’79, di un vero gruppo napoletano di psicoanalisti, con una sede propria in V. S. Tommaso d’Aquino.

Anni ‘80-’81: periodo di grande fervore culturale con relazioni scientifiche di D. Riccio, G. Margherita, G. De Renzis, F. Conrotto, M. Donadio, A. D’Errico, M. V. Turra, C. Albarella e, tra gli invitati esterni, Gaddini, Traversa, Matte Blanco.

18 Ottobre ’81: assemblea S.P.I. a Firenze, in cui D. Riccio, in una breve relazione, chiede ed ottiene l’approvazione dello Statuto e la ratifica della costituzione del C.N.P. con soci fondatori (in ordine alfabetico): Albarella, D’Errico, Donadio, Galdo, Margherita, Muratori, Rechichi, Riccio, Tatafiore, Turra, Vergine. Come si vede sono presenti i due M.O. romani A. M. Muratori e A. Vergine che offrirono la loro disponibilità in modo che, insieme ad A. M. Galdo, venisse raggiunto quel numero minimo di M.O. richiesto dallo Statuto della S.P.I. per la costituzione ex-novo di un Centro psicoanalitico. Tutti gli altri soci fondatori erano M.A.. Su questa scelta di costituzione del Centro espressero il loro disaccordo Olga Pozzi e Gianni De Renzis, i quali ritenevano che consentire la costituzione del Centro attraverso l’apporto di analisti esterni al gruppo napoletano fosse non solo formalmente non corretto, ma anche disattendesse sostanzialmente la norma statutaria, tesa a promuovere la crescita dei soci all’interno dei gruppi locali, quale condizione preliminare di garanzia per la costituzione formalizzata dei Centri.

Per procedere nella comprensione degli eventi e delle dinamiche che negli anni ’80 consentirono la numerosa confluenza di nuove adesioni al C.N.P. bisogna prestare attenzione al fatto che ormai la psicoanalisi era sufficientemente nota da offrirsi come ampliamento di orizzonti ad addetti ai lavori e di estrazione psichiatrica e di estrazione umanistica, che avevano esaurito le risorse dei loro ambiti . Come dice lo stesso Freud circa la motivazione dei suoi allievi migliori, quale ad esempio Ferenczi, quella che sembra una povera materia prima – la schiera dei nevrotici ed, in genere, dei malati dello spirito – diventa nella lettura psicoanalitica un ricco filone di scoperte sulla costituzione ed il funzionamento della psiche sana e malata
Naturalmente questo è sempre alla base dell’adesione alla psicoanalisi, quale che sia il periodo storico osservato, ma , appunto negli anni ’80, vi fu una straordinaria fioritura di formazioni di nuovi psicoanalisti, protrattasi fino ai tempi attuali, anche se sempre meno rigogliosa.
I fattori favorenti locali di quella felice situazione vanno individuati nell’esistenza di due poli di aggregazione nelle persone fisiche di due psicoanalisti, entrambi anche universitari: i già citati A.M. Galdo ed A. D’Errico.
Per quanto riguarda A.M. Galdo possiamo riferirci agli anni dal 1968 in poi, in cui, divenuta, prima, professore aggregato, successivamente, professore ordinario di Psicologia Dinamica presso l’Istituto di Psicologia diretto da Gustavo Iacono, ha introdotto di fatto il discorso psicoanalitico nell’Università: operazione non semplice, tenuto conto sia del ruolo marginale di tale approccio nell’ambito della Psicologia Scientifica accademica sia del contesto istituzionale. La facoltà di Lettere e Filosofia è, infatti, per sua natura, aliena da tutto ciò che gravita intorno al concetto di cura.
La Galdo è stata in quegli anni il punto di riferimento di numerosi giovani che hanno poi intrapreso o un training per la psicoanalisi degli adulti della S.P.I. o un training di psicoanalisi infantile.
Siamo in anni di grande effervescenza culturale, nonché politica, per cui gl’interessi del gruppo creatosi intorno alla Galdo sono prevalentemente in tre direzioni:
1) tematiche di ampio respiro sociale, quali, ad esempio, quelle relative al pregiudizio razziale ed alla formazione della personalità autoritaria, in cui si ambiva ad utilizzare l’apporto della psicoanalisi, ricercando una sintonia e con la scuola di Francoforte e con l’innovativo pensiero di F. Fornari su psicoanalisi e guerra atomica. Il fatto, poi, che il pensiero di Fornari fosse in quegli anni di matrice kleiniana rinforzò l’interesse che il gruppo già aveva nei confronti della Klein, nonostante la maggior parte dei suoi scritti, all’epoca, non fossero disponibili in italiano.
2) sperimentazione di modalità didattiche incentrate sull’approccio psicoanalitico alla conoscenza e volte, perciò, a mostrare l’indistricabile intreccio tra fattori emotivi e cognitivi, nonché l’uso della relazione docente-discente.
3) esplorazione di forme di ricerca-intervento clinici: in pratica, attività consultoriale per bambini, genitori e insegnanti in scuole ubicate in luoghi ad elevato rischio psicosociale.

Parte integrante di questo lavoro è la fitta rete di scambi, all’epoca definiti "triangolari", per le sistematiche sessioni seminariali e di confronto organizzate con i gruppi di Perugia e di Novara. Il primo era raccolto intorno a Brutti, Scotti e Cerletti, che avevano dato un’impronta originale alla riforma dell’assistenza psichiatrica non depotenziando, come stava accadendo altrove, il contributo proveniente dai "tecnici". Il secondo faceva capo a Marcella Balconi, che, con alle spalle l’esperienza partigiana e poi di governo come sindaco, era da anni impegnata in un lavoro di formazione degli operatori ed organizzazione dei servizi territoriali ispirato alla psicoanalisi.
Interlocutori scientifici privilegiati degl’incontri triangolari sono stati Meltzer e M. Harris, i cui contributi hanno costituito l’oggetto dei primi numeri della rivista Quaderni di Psicoterapia Infantile.

Il prof. Antonio D’Errico, morto a 60 anni nel ’95, viene ricordato da quanti lo frequentarono alla fine degli anni ’60, come già desideroso di creare un’équipe di psicoanalisti all’Università. Quest’ultima ancora mescolava Psichiatria e Neurologia, sia concettualmente che nella pratica assistenziale. Anzi, il cattedratico di Cl. delle Malattie nervose e mentali, prof. Vito Longo, responsabile della Neurochirurgia, Neuropsichiatria infantile, Neurologia e Psichiatria, riteneva utile, ad es. incrociare l’assegnazione dei medici, frequentemente mandando gli psichiatri nel reparto di Neurologia e viceversa: d’altra parte, il reparto di Psichiatria ospitava prevalentemente psicotici, mentre quello di Neurologia nevrotici, trattati con prelievi del liquor e correnti elettriche. Di lì a qualche anno una legge dello Stato voluta dal prof. Cazzullo avrebbe consentito nell’Università la separazione della Psichiatria dalla Neurologia. A Napoli questo evento maturò insieme alla costruzione di un nuovo Policlinico Universitario, ove D’Errico, divenuto nel frattempo M.A della S.P.I., cominciò a disporre di un maggiore spazio personale. Al Congresso Nazionale di Psichiatria dell’ottobre ’77 produsse con i suoi collaboratori, candidati della S.P.I in training, un lavoro sulle patologie BL. In ambito didattico cominciò ad usare, invece della lezione cattedratica, il gruppo di lavoro: questo fu un piccolo ma significativo cambiamento in un contesto di pensiero positivista e meccanicista, qual’era quello della Facoltà di Medicina. I gruppi di lavoro (un misto di seminario e psicoterapia di gruppo) venivano tenuti dai collaboratori e da D’Errico stesso e duravano per l’intero anno accademico. Nell”83, divenuto prof. ordinario, ebbe un proprio Servizio di Psicoterapia. Nel frattempo il prof. Gustavo Iacono aveva ottenuto una cattedra di Psicologia presso la facoltà di Medicina e ciò facilitò la collaborazione delle due strutture. Il prof. D’Errico ha accolto a vario titolo una foltissima schiera di psichiatri e psicologi interessati alla psicoanalisi, incoraggiandoli e sostenendoli allorché decidevano d’intraprendere il training. Numerose e dolorose sono state anche le diaspore.
La biblioteca del C.N.P. ha ricevuto da lui la Standard Edition delle opere di Freud.


Come abbiamo visto, la prof.ssa Galdo ed il prof. D’Errico hanno catalizzato la diffusione della psicoanalisi: i loro modelli, di matrice freudiana e kleiniana, si sono conservati negli anni, nonostante le visitazioni, alcune delle quali feconde, di tutte le scuole successive.
Rimane ora da rintracciare l’origine storica dell’interesse per la psicoanalisi dei gruppi di marca bioniana e della sua applicazione alla psicopatologia.
E’ naturale che questa applicazione sia avvenuta per la parte più cospicua fuori dell’Università, in quelle istituzioni di cura che sono stati prima i manicomi e poi i servizi territoriali: queste hanno posto agli psicoanalisti la richiesta di un’utenza sia psicotica che collettiva.
Per primo ha affrontato questo percorso uno dei soci fondatori del C.N.P.: il prof. Guelfo Margherita, specialista e libero docente di Neuropsichiatria, MA della S.P.I. dal ’75, primario ospedaliero. Egli testimonia con la sua esperienza questa migrazione, divenuta rapidamente uno scambio, dall’Università ai Servizi psichiatrici, dalla psichiatria alla psicoanalisi.
Il prof. Margherita ha forti radici universitarie e tutt’oggi , richiamato ad insegnare a contratto nel corso di laurea in Psicologia dell’Università Federico II, le ritiene significative per la sua persistente vocazione didattica, formativa (esplicata per lo più al di fuori dell’Istituzione Psicoanalitica) e per la produzione scientifica. La sua collocazione culturale, al confine tra psichiatria, psicoanalisi e gruppi, gli ha permesso di funzionare da collettore della cultura psicoanalitica nei servizi psichiatrici e di raccogliere intorno alle sue esperienze persone motivate che si sarebbero indirizzate alla formazione psicoanalitica.
In pratica, nella prima metà degli anni ’60, egli faceva parte di un gruppo di psichiatri, in training psicoanalitico, che frequentavano come assistenti volontari (cooptati da D’Errico, già assistente straordinario) il reparto psichiatrico diretto dal già citato prof. Longo. Ritenuti troppo rivoluzionari nell’ approccio alla patologia mentale, furono espulsi nel ’68, in occasione di disordini divampati nell’intero Policlinico universitario.
Il lavoro esercitato in seguito nell’Osp. Psichiatrico attivò sicuramente l’interesse per il pensiero di Bion e la psicoanalisi dei gruppi già coltivato durante una lunga supervisione con il dott. Corrao e la frequentazione del Pollaiolo. Da allora egli ha applicato tale modello e a gruppi terapeutici di pz. gravi e a gruppi di formazione di operatori sia dei servizi psichiatrici che della scuola. Anche nell’insegnamento universitario (Scuole di Specializzazione in Psichiatria e in Psicologia clinica e corso di laurea in Psicologia) si è servito del gruppo per fornire agli studenti e nozioni teoriche ed esemplificazioni di adeguamento a campi emozionali diversi.
Una sua personale esigenza di spiritualità, non disgiunta dalla necessità di studiare le modalità di sviluppo della capacità umana di tollerare il dolore mentale e far sempre funzionare il pensiero, lo portò fra il ’74 e l”82, regolarmente per due mesi all’anno, in un ashram in India. Contribuì molto con questa esperienza ad alimentare i rapporti e personali e professionali con il prof. D’Errico, arricchendone lo spazio universitario, ove introdusse psicoanalisti esperti di piccoli gruppi e psicodramma, quali Santarcangelo e Loso, allievi di Pichon-Rivière, e Purna, psicoterapeuta sanyasi.

I fatti finora descritti come "fattori aggreganti locali" rappresentano una deviazione dalla storia del C.N.P., che conviene riprendere appunto dalla sua fondazione.
La strategia di utilizzare M.O. esterni era il riflesso di rapporti di formazione e di scambi culturali intercorrenti con alcuni psicoanalisti romani. Un altro fenomeno significativo è stata, successivamente, la numerosa adesione di napoletani al gruppo Methodos condotto a Roma da Traversa e Muratori. Le caratteristiche del nostro originario hanno creato una tensione all’interno del C.N.P. quando nella S.P.I. si è avuta la crisi scaturita dal problema del caso Traversa. Questa dinamica di tensione certamente non è stata l’unica ad attivarsi nel corso della storia del Centro ma le altre attenevano evidentemente a squilibri di minore portata.
L’elaborazione del fardello transgenerazionale non è stata indolore.
Ma sono passati da allora più di 20 anni ed il clima democratico che vi si respira è stabile e piacevole.
Forse proprio a causa dei suddetti impegni istituzionali extrapsicoanalitici di un buon numero di psicoanalisti napoletani, il C.N.P. non ha prodotto velocemente M.O. ed A.F.T.. Tuttavia , prima Olga Pozzi e Franco Conrotto nel ’94, poi Fausta Ferraro nel 2002, S. Thanopulos nel 2005 sono diventati A.F.T.. Di conseguenza hanno potuto collaborare con gli Istituti di training per la formazione dei candidati napoletani, alleggerendo a questi ultimi la fatica degli spostamenti.
La prof.ssa Galdo ha effettuato l’analisi didattica a 7 degli attuali membri del Centro, la dott.ssa O. Pozzi 1, il dott. Conrotto 2 (+ 1 trasferitosi presso altro Centro) .
In qualità di A.F.T. hanno ricoperto per la S.P.I. varie cariche. Olga Pozzi è stata vice Presidente. F. Conrotto è stato Segretario del Comitato locale di training della II Sez. romana dell’I.N.T.

 

Dalla costituzione del C.N.P. ad oggi si sono avvicendati 10 Comitati Esecutivi.
Fino al 1986 l’attività scientifica si è svolta unicamente all’interno del Centro. I soci fondatori A.M. Galdo e D. Riccio hanno ricoperto lungamente le cariche di Segr. Scient. e di Presidente.

Nel ‘88 il Segretario Scient. O Pozzi ed il Presidente A. M. Galdo hanno consentito lo svolgimento a Sorrento dell’VIII Congresso Nazionale della S.P.I. Si è trattato del primo ma riuscito contributo che il C.N.P. ha dato all’attività scientifica nazionale. Ha, inoltre, prodotto un proprio lavoro, presentato in un workshop conclusivo del Congresso: questo era stato il frutto di un seminario continuativo (il primo ma non unico) , tenuto a cadenza mensile.
Questo C.E., al lavoro dal 1986 al 1990, ha anche inaugurato la tradizione degl’incontri fra Centri invitando a Napoli il C.P.P.
Essendo stata costituita la C.I. a livello nazionale, Olga Pozzi all’epoca ne è stata rappresentante per il C.N.P ed ha partecipato ai lavori di revisione dello Statuto della S.P.I.

Nel 1993, Segr. Scient. F. Conrotto, Pres. A. M. Galdo, il Centro ha organizzato un Colloquio italo-francese. La buona riuscita anche di questo evento è stata particolarmente significativa, poiché bilanciava la grave tensione interna alla S.P.I. ed al C.N.P. patita in quegli anni.

E’ stato, tuttavia, nel 1994 che il C.E. in cui sono stati Segr. Scient. F. Ferraro e Pres. C. Genovese, ha concretizzato il processo maturativo dell’antico gruppo psicoanalitico. Questo, avendo consolidato le proprie dinamiche societarie, si dette un nuovo Statuto, meglio strutturato di quello degli inizi, con una chiara individuazione delle figure e dei ruoli dei componenti dell’Esecutivo, regole di votazione ecc. . Quindi ponderatamente decise di rivolgere una parte della propria attività scientifica al contesto culturale e psicoanalitico esterno. L’evento rappresentativo di questo processo è stato il seminario internazionale su "La realtà psichica", cui hanno partecipato, tra gli altri, A. Green e Roussillon .La data scelta è stata quella del 21 settembre 1997, centenario della lettera scritta da Freud a Fliess,, In quello scritto, ricusando l’ipotesi della seduzione come trauma patogenetico, Freud definiva nell’Inconscio l’oggetto della psicoanalisi. A sua volta il C.N.P. con la sua prima apertura all’esterno ed il conseguente, inevitabile confronto con altri modelli psicologici voleva ribadire la propria adesione al pensiero freudiano.
Il materiale prodotto nel seminario ha consentito l’edizione di un libro, il primo del C.N.P. a cura di C.Genovese.
Questo C.E. ha anche organizzato nel ’95 un incontro aperto con il Prof. M. Rustin con lo scopo di una riflessione sulla teoria psicoanalitica dal punto di vista sociologico.
Ed infine, nel ’98, un incontro con J. Steiner.

Il C.E. successivo, in carica dal 1998, L. Rinaldi Segr. Scient. e M. Donadio Pres., ha proseguito nell’apertura all’esterno ed ha attuato iniziative culturali a largo spettro. Queste sono state caratterizzate dall’essere radicate in interessi molteplici dei membri del Centro, molti dei quali attivi in gruppi di studio interni.
E’ stato assai vantaggioso per lo svolgimento dell’attività scientifica, oltre che epifenomeno di una raggiunta coesione, aver trovato per il C.N.P. una sede adeguata in un confortevole appartamento della zona elegante della città: V. Chiaia 142. Per molto tempo, infatti, dopo gli esordi in V. S. Tommaso d’Aquino, il Centro era stato ospitato dal dott. Donadio con generosità ma nello spazio troppo ristretto del suo studio privato.
Nel 2000 vi è stato il Convegno interdisciplinare su "Psicoanalisi e teoria della Cultura", da cui è stato edito il 2° Quaderno del C.N.P., a cura di M. Donadio e Rossella Pozzi. L’argomento fu prescelto dopo che alcune serate scientifiche già vi erano state dedicate, invitando studiosi di storia e di antropologia: esso è un classico della psicoanalisi, ma anche di altre discipline e risultò, pertanto, adatto ad un dibattito pubblico.
In un certo senso prosieguo di questo Convegno fu l’invito fatto nel 2001 ad H. Faimberg , studiosa del "transgenerazionale".
L’esistenza di un gruppo di studio sulla clinica del corpo, promosso dalla dott.ssa F. Ferraro, motivò nel 2002 l’invito di J. McDougall.
L’attività del gruppo di studio sulle psicosi fece sì che, sempre nel 2002, si svolgesse a Napoli la 2° giornata nazionale di studio su "Il contributo della psicoanalisi alla cura delle psicosi".

Il C.E. in carica dal 2002, S. Thanopulos Segr. Scient., O. Pozzi Pres., ha sia ospitato eventi nazionali, sia promosso iniziative locali di confronto interdisciplinare.
Nel 2003 vi è stata la Tavola rotonda su "La Metapsicologia oggi" con relativa edizione del 3° Quaderno del C.N.P, a cura di S. Thanopulos ed O. Pozzi.
Nel febbraio 2004 una Giornata di studio sulle Psicosi.
Nel settembre 2004, nell’ambito delle celebrazioni nazionali del cinquantenario della Riv. di Psicoanalisi, ha organizzato il convegno "La Riv. di Psicoanalisi 1934- 1954- 2004. Le ragioni di un anniversario".
Nel novembre 2004 "I luoghi dell’interpretazione: Psicoanalisi, Filosofia, Letteratura".
Nel dicembre 2005, in collaborazione con la rivista "Psiche", un convegno su "L’Immaginario sociale".
Nel gennaio 2006 il gruppo di soci che si occupa di Psicoanalisi&Cinema ha organizzato un incontro-dibattito con il regista Mario Martone, avendo cura di focalizzare con la scelta del film proiettato, "Tempi di guerra", e con l’invito di interlocutori esterni, tematiche d’interesse sociale.

Nel suo processo di "apertura" alla città, il Centro si è fornito di un Servizio di Consultazione.


La produzione scientifica dei soci del C.N.P. è stata varia e di eccellente qualità. La maggior parte delle pubblicazioni è di matrice classica, ma ve ne sono di relative ai gruppi ed alle patologie gravi, nonché alle neuroscienze.

"Schegge" psicoanalitiche possono essere considerate le poesie di Annamaria Galdo e le produzioni pittoriche di Ernesto Tatafiore.