Breve storia del Centro Psicoanalitico di Roma

( A cura di Antonella Dugo e Luigia Cerqua )

Nascita del Centro Psicoanalitico di Roma ,quadro di riferimento storico

E. Servadio ed il Movimento psicoanalitico in Italia

La costituzione del Centro Psicoanalitico Di Roma (CPDR) è strettamente legata alla figura di Emilio Servadio, personaggio centrale del Movimento psicoanalitico italiano e della fondazione della SPI.
Egli fu accanto ad Edoardo Weiss fin dal 1931, anno del suo arrivo a Roma , e della fondazione del primo piccolo gruppo italiano di giovani aspiranti psicoanalisti, che a prese riunirsi attorno all’allievo di Freud nella sua abitazione romana, all’inizio nella casa di via dei Gracchi e successivamente in quella di via Bellini n.1.
Servadio aveva ventisette anni e su invito di Tuminelli, primo editore della Treccani , aveva lasciato Genova e iniziato la sua lunga collaborazione al Progetto Enciclopedico avviato nel 1927, per iniziativa del governo di allora. Una lunga e fruttuosa collaborazione che durò dal 1927 al 1994,anno della morte di Servadio.

In quegli anni praticare e diffondere la psicoanalisi in Italia richiedeva certamente coraggio non privo di ottimismo ed intraprendenza.
I pionieri del Movimento psicoanalitico Italiano lavoravano e pensavano immersi in un contesto di "cultura ufficiale, filosofia ufficiale, psichiatria ufficiale", monopolizzato da una certa tradizione idealista in un clima del tutto estraneo ed ostile al pensiero psicoanalitico ( vedere Flora etc..) che Servadio , senza mezzi termini usava definire "la dotta ignoranza".
Fortunatamente per la causa psicoanalitica, già nel 1925, a Teramo, il Prof. Levi Bianchini, (direttore dell’ospedale psichiatrico di Nocera Inferiore, Salerno), aveva legalmente costituito una associazione ispirata alle teorie freudiane, denominata "Società Psicoanalitica Italiana" (SPI ).
Se non fosse esistita questa testa di ponte , sarebbe stato molto difficile, anzi impossibile, ottenere ex novo della Regia Prefettura di Teramo nel 1932 , in pieno regime fascista,quella stessa autorizzazione.

Così nel 1932, grazie a quell’ autorizzazione legale precedentemente ottenuta da Levi Bianchini, e alla passione e tenacia di Weiss e dei suoi allievi , nasce il movimento psicoanalitico italiano.
La rifondata società fu prontamente trasferita da Teramo a Roma mantenendo la denominazione originaria del 1925 : Società Psicoanalitica Italiana, "SPI".
A raccontare tutto questo è Servadio stesso : "quando E.Weiss si trasferì da Trieste a Roma, prese subito contatto con alcuni studiosi che si interessavano di psicoanalisi,in particolar modo con Nicola Perrotti e con me……eravamo in quattro o cinque in una stanza in casa di Edoardo Weiss…..ma se i soci fondatori erano pochi, grandi erano la speranze, grandi la ambizioni ." "Nel 32 rifondammo in quattro o cinque ,di fatto , la Società Psicoanalitica Italiana(SPI) , che esisteva solo di nome dal 1925 ".
"La SPI costituita nel 25 era stata soltanto un sodalizio nominale e senza storia:cosicché è perfettamente corretto datare la vera origine al 1932, anno in cui fu costituita ex novo da E.Weiss." ( da Le due Gradive pag 117, Bellanova).

In quegli anni la vita sociale e culturale italiana si avviava verso funeste trasformazioni. Nel 1922 infatti era salito al governo Mussolini e soltanto due anni dopo , nel 1924, il delitto Matteotti segnava la svolta autoritaria del regime, partiti politici e sindacati oppositori venivano sciolti e nascevano nuovi organismi istituzionali quali polizia segreta , tribunali fascisti , Gran Consiglio etc.
In questo clima nasce il movimento psicoanalitico italiano.

Collaborazione tra Weiss e Servadio

E’ nel pieno di queste temperie che Edoardo Weiss fonda la Rivista di Psicoanalisi( 1932) organo ufficiale della Società Psicoanalitica italiana, i cui primi redattori furono proprio Servadio e Perrotti(Roma), Musatti(Padova ), Dalma (Fiume), Banissoni.
Malgrado la buona volontà dei fondatori, nel clima ideologico, culturale e politico di questo periodo storico, la rivista era destinata a vita breve, cosa non sorprendente se si pensa alla forza rivoluzionaria di un pensiero come quello basato sull’inconscio.
Infatti Weiss racconta che la rivista fu subito oggetto di controlli e pressioni politiche:
" Verso la fine del 1933 la Rivista Italiana di Psicoanalisi venne costretta a sospendere la pubblicazione. La situazione in Italia peggiorava progressivamente per gli scienziati ebrei perché il governo fascista faceva pesare sempre di più la discriminazione razziale".
Nel 1934 , vennero pubblicati soltanto i primi due fascicoli della rivista ma non fu possibile metterli in vendita, perché, come Servadio racconta: " le autorità fasciste non rinnovarono al periodico i necessari permessi…. Fu un espediente per bloccare una pubblicazione che dava fastidio al regime….in nessuna circostanza storica psicoanalisi e dittature sono mai andate d’accordo."
Riprendere a pubblicare la"Rivista di Psicoanalisi" fu possibile soltanto dopo la fine della guerra, nel 1955, con redazione a Milano e sotto la direzione di Cesare

Musatti.Psicoanalisi e regime fascista

Un curioso aneddoto esemplifica la delicatezza della situazione in cui si muovevano i pionieri della psicoanalisi. Il racconto è di Edoardo Weiss che, nel 1933 aveva dovuto accompagnare a Vienna, per un consulto con Freud, una giovane paziente ed il di lei padre ,molto vicino a Mussolini . Nel congedarsi da Freud, il padre della ragazza aveva rivolto al padre della psicoanalisi una richiesta cui fu impossibile sottrarsi : un dono per il Duce !
Fu così che il fondatore della psicoanalisi si trovò nella necessità di dedicare al fondatore del Regime dittatoriale italiano un suo scritto.
La scelta di Freud cadde su "Perché la guerra?," lo scambio di riflessioni con Einstein su un tema allora, ma ancora oggi, assai attuale.
Proprio quella copia, su cui Freud aveva vergato di suo pugno una dedica, fu rinvenuta successivamente negli Archivi di Stato di Roma.
La dedica di Freud recitava :" A Benito Mussolini , coi rispettosi saluti di un vecchio che nel Governante riconosce l’eroe della cultura", frase non priva di una certa ambiguità.
E’ interessante ricordare che quel libro, archiviato nell’ " inventario beni ex-Mussolini", portava un timbro recante la dicitura " Intendenza di Finanza di Brescia", forse il Duce lo aveva portato con sé al Nord durante la Repubblica di Salò !?
Ma ritorniamo alla fine del novembre 1934, Servadio, nonostante le evidenti difficoltà e non senza un certo sprezzo del pericolo, si espone politicamente in prima persona e chiede le autorizzazioni per il riconoscimento ufficiale, in ambito sia nazionale sia internazionale, della neo-nata Società Psicoanalitica Italiana e del suo organo di diffusione, la Rivista di Psicoanalisi.
Nonostante il clima di sospetto che circondava le iniziative a sostegno della nascente disciplina psicoanalitica e gli scarsi mezzi a disposizione Servadio era molto attivo , cercava di far nascere e tenere in vita numerosi contatti col Movimento Psicoanalitico Europeo . Non certo intimidito dal clima autarchico che andava prevalendo nella cultura italiana, conduceva estenuanti trattative presso il Ministero dell’ Interno, nella speranza che la sua richiesta di autorizzazione per l’iscrizione della Società Psicoanalitica Italiana a quella Internazionale fosse concessa.
Il 27 novembre del 1934 , su carta bollata da lire cinque, ripresentava la sua ennesima : "rispettosa istanza affinché venga concesso di appartenere" alla Società Psicoanalitica Internazionale ed a quella di Vienna.
Naturalmente il Ministero dell’Interno diffidava e temporeggiava, richiedeva a Servadio gli Statuti delle sconosciute, e "sospettabili", Società Psicoanalitiche europee "le cui finalità non risultavano chiare" e alle quali tuttavia il movimento italiano si ispirava chiedendo ufficialmente di poter aderire.
Finalmente il 1 aprile del 1935, dopo ripetuti scambi epistolari, solleciti e rinvii, il Ministero dell’Interno notificava il proprio rifiuto: restituiva gli Statuti delle Società "straniere", allegati come da richiesta, e informava gli interessati di : "non ritenere opportuno concedere al dott. Servadio l’autorizzazione richiesta".
Nel dossier riservato, inviato in proposito al Questore di Roma, si legge:
"Mi risulta che si tratta di una scienza seriamente combattuta dai luminari delle malattie nervose….. la Psicoanalisi, come predicata dal suo creatore dott. Sigismondo Freud è considerata qui (cioè nel sacrario dell’Università di Vienna) più sotto l’aspetto reclamistico ed affaristico. Freud gode fama di buon medico e di non cattivo psichiatra,ma non anche di una celebrità".

Segue un’informativa di carattere politico a sfavore del dott. Freud dove si allude a possibili collegamenti con "socialisti e comunisti" e ad una presunta corrispondenza con "l’anarchico italiano Bernari " e, soprattutto, al fatto che i membri del direttorio della Società di Vienna erano "medici ebrei".
Il documento prosegue con ulteriori dubbiosità e diffidenze circa la società freudiana ed i suoi appartenenti :"non si capisce la necessità di una società come quella di Freud….non è esclusa la possibilità che un’associazione del genere possa servire a mascherare tendenze politiche….non favorevoli al Fascismo. La madre del dott. Servadio sembra essere israelita….anche qui in Italia il movimento dovrebbe essere fatto attraverso ebrei, i più accessibili a certe teorie filosofiche a substrato politico". ( le due Gradive P. Bellanova).

A posteriori è facile pensare quanto la risposta negativa del Regime fosse del tutto prevedibile , ciò che invece non manca di sorprendere è la vitalità e la perseveranza ottimistica dei pionieri della Psicoanalisi italiana, la fiducia in se stessi e nella loro causa .
Comunque, nel 1936, Weiss ottenne che la SPI fosse ammessa come società componente dell’Associazione Psicoanalitica Internazionale, IPA, nonostante la " ancora non soddisfacente preparazione analitica degli analisti Italiani", ma soprattutto nonostante il divieto del Ministero degli Interni , le molteplici ostilità in ambienti non solo politici ma medici e culturali .
Un documento della Questura di Roma ,datato 29 maggio 1935, pur constatando "il contegno politico positivo del dott. Servadio", senza mezzi termini ribadiva la forte ostilità politica verso le sue iniziative con le seguenti parole : " …il dottor Servadio ha tenuto contegno deferente nei confronti del regime, è redattore Dell’Enciclopedia Italiana nonché collaboratore di periodici e riviste. È’ però collegato al dottor Sigismondo Freud, professore all’università di Vienna, già segnalato a questo ufficio come elemento sospetto da rintracciare e fermare".(Le due Gradive)

Non va dimenticato che allora era ancora attuale l’eco della guerra del 1915/18 e che "l’Austria era per l’Italia la nazione nemica per eccellenza, e Freud era Viennese. Il fascino esercitato sulla èlite italiana da quel formidabile centro culturale che fu la Vienna fin de siècle si trasformò in un senso ambivalente di ostilità e rifiuto.("M. David, Psicoanalisi nella cultura Italiana, 1966, pag162)
David, riconduce l’atteggiamento ostile degli avversari del freudismo in Italia, anche alla ventata di anti teutonismo successiva alla Grande Guerra , al semitismo di Freud ed al fattore religioso e filosofico. Ma osserva che accanto a queste difficoltà di tipo materiale e didattico vanno evidenziati soprattutto fattori di natura affettiva profonda: "Bisogna cercare in un nucleo affettivo più segreto i motivi veramente attivi. Credo che nella maggior parte dei casi fu la paura di una anarchia sessuale, di una liberazione incontrollata della sessualità nella società, ad avere quella parte…..Il tabù sessuale ottocentesco e l’oscuro timore che ne deriva.. Va anche considerato quanto la psicoanalisi si presentava allo psichiatra e al neurologo come una vera rivoluzione… Il tirocinio necessario per l’esercizio concreto della psicoanalisi era fuori della portata della maggior parte dei medici italiani. " (M.David, La psicoanalisi nella cultura italiana). E. Rieti, giovane psichiatra genovese ,nel 1933 offre questo critico bilancio della psicoanalisi in Italia : "Chi guardasse a più di trenta anni ormai dalle prime esperienza di Freud, in Italia sono pochi e non sempre esatti i libri di divulgazione….moltissime polemiche. L’attività svolta in Italia intorno al movimento iniziato da Freud ha spesso un carattere di passionalità…polemiche ,esaltazioni o denigrazioni" ( David).
Come sappiamo ,gli anni che vanno dal 1935 al 1940 furono cruciali per l’Italia .
Il Paese entra in fase bellica : 1935 guerra d’Etiopia , 1936 Asse Roma-Berlino, 1938 leggi razziali (esilio di Freud a Londra) ,1939 Patto D’acciaio tra Mussolini e Hitler , invasione di Polonia e Francia ,dichiarazione di guerra all’Inghilterra.
Nel 1940, l’Italia entra in guerra alleata alla Germania, esordisce con l’infausta campagna di Grecia.
A dispetto di tutto ciò, nel 1936 i padri della Psicoanalisi Italiana lavorano attivamente sia in Italia sia all’estero, lo testimonia la loro partecipazione al XIV Congresso Internazionale di Psicoanalisi tenutosi a Marienbad.
E’ in questa sede che la SPI viene ufficialmente salutata e riconosciuta dalla comunità psicoanalitica internazionale. Sarà lo stesso Weiss , al ritorno dal congresso , ad incaricarsi di comunicare formalmente questo evento alla Prefettura di Roma .
Il carteggio ufficiale (1937/38) conservato dall’archivio della Prefettura, testimonia la perseveranza con cui i pionieri della psicoanalisi italiana procedevano, consapevoli della sorda ostilità degli interlocutori politici e della dominante cultura clerico- fascista; infatti, tutti coloro che aderivano al movimento psicoanalitico italiano furono oggetto di indagine politica, Musatti, Levi Bianchini, Weiss, Servadio, Perrotti ,Hirsch, Kovacs , ciò nonostante rivendicavano i loro diritti di riconoscimento ufficiale.

Incredibilmente nel 1938, anno del Congresso di Parigi ( l’ultimo prima dell’inizio della guerra) dell’occupazione dell’Austria ,dell’esilio di Freud e della promulgazione della leggi razziali in Italia,
Weiss e Servadio richiedono, per l’ultima volta senza successo, l’autorizzazione ufficiale per iscriversi alla Società Internazionale di Psicoanalisi !
Nella documentazione della questura di Roma allegata a quella domanda, è chiaramente documentata la profonda ostilità e diffidenza verso la psicoanalisi e le associazioni psicoanalitiche.
Dai documenti ufficiali risultano indagini e ricerche di informazioni svolte dai funzionari dello stato Italiano circa gli scopi "poco chiari, della sospettabile Società Psicoanalitica Internazionale; e specificatamente su un certo dott. Jones, di Londra".

Comunque alla fine del 1938 la situazione politica era ormai insostenibile anche per gli indefettibili studiosi italiani dell’inconscio ."Servadio cominciò a maturare l’idea dell’espatrio, che verrà infatti prontamente attuata all’emanazione delle leggi razziali del 38. Fino a quel momento l’incarico all’Istituto dell’Enciclopedia garantì a Servadio oltre alla sussistenza anche una parziale copertura politica….Lo stesso Gentile gli propose, in quei drammatici momenti, una variazione del contratto che lo avrebbe avvantaggiato……L’intesa con Gentile, U. Spirito e G. Calogero, doveva essere delle migliori se gli avevano affidato tutto l’ambito delle materie psicologiche, finanche la scelta dei collaboratori." ( S. Baglivo 2005)
Così , il 1938 segna l’inizio della diaspora, quasi tutti i soci SPI erano di "razza ebraica".
Servadio fu il primo a partire, si trasferì in India restandovi per 9 anni e tornando in Italia soltanto a guerra ultimata.
Fu in India che ebbe modo di "approfondire enormemente la conoscenza delle religioni orientali ma soprattutto di fare esperienza diretta della spiritualità: al suo ritorno è ormai indelebile la convinzione che esistono piani dell’essere che nessuno strumento scientifico può completamente indagare che vanno posti sotto l’insegna del sacro e tenuti ben distinti dal piano profano".
( S. Baglivo)
Nel 1939, anche Weiss emigrò con la propria famiglia e si insediò a Chicago dove fondò una nuova Società Psicoanalitica. Tutti gli appartenenti a quel primo gruppo italiano si dispersero per il mondo : Hirsch partì per il Venezuela, Kovacs morì in un sanatorio svizzero, soltanto Levi Bianchini restò in Italia, nascosto.

Come racconta Servadio, "dai primi del 1938 sino a tutto il 1945 in Italia non si parlò praticamente più di psicoanalisi. La Società Psicoanalitica cessò di funzionare, i tre o quattro analisti rimasti trattavano sporadicamente qualche "caso", ma per tutto il resto si trovavano tagliati fuori dal Movimento psicoanalitico mondiale, costretti ad anteporre interessi immediatamente vitali (sopravvivere) a quelli tecnici e scientifici".( da P. Bellanova ,Le Due Gradive)

La ripresa del Movimento psicoanalitico Italiano nel dopoguerra

Subito dopo la Liberazione, J. Flescher, profugo dalla Galizia rifugiato in Italia, rimette in moto il movimento psicoanalitico italiano dando l’avvio ad una notevole attività psichiatrico- psicoanalitica. Scrive articoli e tratta pazienti , nel 1944 pubblica "Psicoanalisi della vita istintiva" , il primo testo di psicoanalisi stampato in Italia dopo la fine del conflitto.
Quando nel gennaio del 1946 Servadio torna dall’India, riprende subito a dedicarsi all’opera di divulgazione ed al progresso clinico-teorico della psicoanalisi, con lui Nicola Perrotti, Alessandra Tomasi di Lampedusa e Cesare Musatti che, qualche anno prima, aveva sostenuto la polemica col filosofo Antonio Banfi a proposito del significato scientifico e storico della psicoanalisi nella cultura del primo novecento" (Fascicolo per il cinquantenario della Rivista, 2004).
Servadio si rimette al lavoro svolgendo una intensa opera scientifica e divulgativa, promuovendo idee e iniziative mirate a diffondere la cultura psicoanalitica anche fuori dalle cerchia ristretta degli addetti ai lavori e si avvale senz’altro dell’esperienza di strategie di comunicazione e divulgazione maturate attraverso la sua collaborazione all’Enciclopedia negli anni che vanno dal 1930 al 1937 . Svolge la sua opera non soltanto attraverso i numerosi articoli scientifici, ma anche mediante conferenze e trasmissioni radiofoniche e televisive.
Da Roma, riprende inoltre le fila dei contatti con i colleghi italiani ed europei. " Con Musatti e Perrotti ricostruisce la Società italiana di psicoanalisi che trova a quel punto molti affiliati. Riprende la collaborazione con la Treccani, si inserisce a fondo nel dibattito culturale e diviene rapidamente un personaggio pubblico, come testimonia l’interessante carteggio tra Servadio e Calogero" . (dagli anni 1960 al 1976, arc. Treccani).
Interessante notare che tra il 1950/60, i lemmi del Dizionario Enciclopedico Italiano dedicati direttamente alla psicoanalisi sono 190. E’ sempre nel 1946 che a Roma, il 22 ottobre, viene organizzato il Primo Congresso Italiano di psicoanalisi, con notevole risonanza nazionale ed estera. Tra i relatori Servadio, Perrotti, Modiglioni, A. Tomasi di Lampedusa.

E’ nel 1947 che vengono ufficialmente ricostituite la "Società Psicoanalitica Italiana", con presidente Nicola Perrotti e la rivista "Psicoanalisi", già fondata nel 45 ma ora suo organo ufficiale, diretta da Flescher .
Nel 1949 Cesare Musatti pubblica il suo "Trattato di psicoanalisi".
A questo primo congresso , detto della Rinascita, fece seguito quello del 1950 sul tema "L’aggressività", che venne affrontato da differenti autori in varie relazioni e comunicazioni.

Per la rivista Psicoanalisi ci furono successive fasi di sviluppo , nel 1948 , dopo il trasferimento di Flescher negli Stati Uniti , alcuni analisti italiani fondarono la rivista "Psiche" di carattere scientifico e divulgativo, che venne pubblicata soltanto fino al 1951 e solo successivamente ripresa.
Nel 1955 nasce la "Rivista di Psicoanalisi" , a carattere prettamente scientifico , da allora organo ufficiale della Società Psicoanalitica Italiana.
Dall’immediato dopoguerra in poi gli analisti italiani partecipano attivamente al Movimento Psicoanalitico Internazionale, prendendo attivamente parte ai vari congressi internazionali e traducendo in lingua italiana l’opera di Freud e di molti altri autori stranieri.

La suddivisione dei gruppi psicoanalitici e la nascita dei Centri

Le controversie scientifiche e sulla formazione degli analisti hanno fin dall’inizio caratterizzato le diverse Società di Psicoanalisi. La Società Italiana non fu da meno.
Anche attraverso le parole di Servadio si conserva la memoria di questi primi anni di rifondazione:
"Dopo la resurrezione del 1947 la SPI ebbe varie vicende. Alcune divergenze tra analisti seniores circa i criteri e i sistemi del training portarono per qualche anno a notevoli contrasti e separazioni di gruppi finché l’Associazione Psicoanalitica Internazionale, interpellata ,non riconobbe fondate le esigenze di coloro i quali volevano che fossero rispettati anche in Italia gli standard formativi omai adottati da lungo tempo nei principali paesi occidentali."

E’ in seguito a questo intervento dell’IPA che in Italia vengono a costituirsi tre diversi gruppi di analisti organizzati in tre differenti Centri : il centro di Milano la cui figura di riferimento era Musatti ; il Centro di Roma le cui figure di riferimento erano : Servadio, Pernotti e Modiglioni. Il Centro di Palermo, la cui figura di riferimento era la principessa Tommasi di Palma.

Nel 1960/61 gli psicoanalisti romani si dividono in due gruppi, e vengono a formarsi così i due attuali Centri: l’"Istituto di psicoanalisi di Roma" con la presidenza di Perrotti e con sede in via Salaria ; il "Centro psicoanalitico di Roma" con la presidenza di Servadio e con sede in Via Cadlolo .
Entrambi i Centri iniziarono a funzionare come Istituti di Training.
Non sono chiari i motivi per cui i due Centri scelsero sedi separate, ricorda Petacchi che , nel 1961, Perrotti e Servadio erano pronti a traslocare nella sede comune ed a suddividersi gli spazi. Perrotti in quel periodo era venuto a trovarsi al centro di una polemica connessa all’uso di fondi del Ministero della Sanità per scopi privati . Si trattava di una montatura di cui successivamente fu chiarita la natura , che riguardava alcuni fondi derivanti dalla vendita della penicillina , sotto forma di provvigione erogata a chi se ne era occupato. Perrotti, che aveva ricevuto a buon diritto questo extra, si rivolse all’allora Presidente della Repubblica De Nicola perchè tutta la faccenda fosse ufficialmente chiarita.
L’allora presidente della Repubblica De Nicola , se ne occupò personalmente. Comunque la vicenda legale fu infine chiarita a favore di Perrotti, cosicché l’acquisto della Sede Sociale del gruppo di via Salaria avvenne anche grazie ai fondi concessi dal Ministero della Sanità.
La vicenda , all’epoca, deve aver certamente suscitato qualche scalpore talchè Petacchi ricorda che sulla rivista "Candido" si pubblicò in proposito una vignetta satirica.
L’iter giudiziario era stato una vera e propria montatura ma si trascinò con i tempi della giustizia italiana. Perrotti fu ufficialmente assolto dopo ben venticinque anni. Fu questo, molto probabilmente, uno dei motivi che indussero Servadio a rinunciare al progetto di una sede comune tra i due gruppi romani. Così, per molti anni, si ebbero due Centri psicoanalitici in due sedi sociali diverse, come risulta dai bollettini del 1964.
Oggi i due Centri sono ancora distinti ma condividono la stessa sede di via Panama, ( sede ufficiale della Spi) , funzionano come Centri di psicoanalisi autonomi , con attività di training e scientifiche separate e autonome , ma con simili standard formativi.

Le difficoltà dei pionieri della psicoanalisi

Nell’immediato dopoguerra e negli anni successivi fu alquanto problematico il dialogo tra psicoanalisi e psichiatria italiana, che essendo sempre rimasta chiusa ai contatti e ai confronti con la psichiatria internazionale , era isolata ed arretrata. In uno scritto sull’argomento E. Gaddini rappresenta la situazione di allora :"la neuropsichiatria italiana di cui è nota la chiusura verso la psicoanalisi all’inizio della guerra, si trovò alla fine della guerra in una situazione molto grave. L’epoca del fascismo aveva impedito ogni contatto con il mondo americano ed inglese,dove la psichiatria, con l’apporto della psicoanalisi, aveva avuto un grande sviluppo. Anche la Germania era andata incontro ad un processo involutivo sotto il nazismo. Nell’immediato dopoguerra gli psichiatri italiani furono soverchiati da una valanga di bollettini riassuntivi in lingua inglese o in pessimo italiano….in cui veniva fornita una psichiatria dinamica già evoluta che presupponeva conoscenze in realtà inesistenti in Italia. I giovani capaci di leggere in lingua inglese constatavano lo stridente divario che c’era tra lo sviluppo conseguito dalla psichiatria dinamica nel resto del mondo e le posizioni antiquate della neuropsichiatria italiana".(E. Gaddini, 1971,Il Movimento psicoanalitico italiano).
In un suo articolo del 1965 anche Servadio evidenzia i fattori problematici che condizionavano allora lo sviluppo del Movimento psicoanalitico italiano:"le difficoltà che la psicoanalisi ha incontrato in Italia sono dovute a quattro ordini di fattori.
Uno è costituito da una certa tradizione cattolica….Un altro è l’orientamento "organicistico" che ha contraddistinto per molti anni la psichiatria italiana, la quale ancora risente in parte delle impostazioni materialistiche sia della psichiatria tedesca "classica" sia della scuola "positiva" di C. Lombroso e E. Ferri, sia dell’orientamento neurologico di A. Tanzi, L. Bianchi e V. Buscaino.
La terza difficoltà è stata rappresentata dalle correnti filosofiche idealistiche (B.Croce, e G.Gentile) che hanno dominato un ampio settore della cultura Italiana per circa mezzo secolo.
La quarta , infine, dall’ostilità delle correnti politiche di estrema sinistra e dei teorici del marxismo ortodosso". (Servadio, Le due Gradive,1982, Bellanova)

La fine dell’età dei pionieri

Sul finire del 1964 la SPI è in crescita e comprende più di 50 membri tra Ordinari ed Associati.
Osserva Gaddini che : "all’aprirsi degli anni 60 una nuova generazione di training e di supervising analysts entra in azione", incrementando sia il numero dei candidati che l’attività scientifica.
Nel 1969, il 26° Congresso della Inernational Psycho-Analytical Association si tiene a Roma, il successo di partecipazioni internazionali è straordinario.
La psicoanalisi Italiana inizia a rendersi visibile nel mondo psicoanalitico internazionale, fiorisce in questo periodo una ricca produzione scientifica , testimoniata da Congressi e pubblicazioni .

Caratteristiche dell’attività di ricerca psicoanalitica del CPDR dal 1964

"La ricerca scientifica ufficiale riguardava l’evoluzione psichica, un tema molto freudiano, e le fasi dello sviluppo psicosessuale. Servadio scrisse un lavoro sulle fasi pre-edipiche . Ma fra le righe si vedeva che Servadio dava molto peso all’inconscio che non è molto facilmente controllabile dalla ragione, fin dall’inizio era già in germe , l’idea di dover poi lavorare sulla relazione."(dall’intervista ad A. Vergine, 2005)

La documentazione sulle origini del Centro è disponibile nei Bollettini del CPDR ( il primo è a cura di E. Gaddini) , parte dal 1964/65, 3°anno dalla costituzione de Centro.

Nel 1964, l’organico del Centro è composto di soli 15 membri, suddivisi in Direttivo, Soci Fondatori Ordinari, Soci Ordinari , un socio Straordinario.

La sede sociale, situata in via Cadlolo, funziona sia come Centro psicoanalitico sia come Istituto di Psicoanalisi.

Le finalità sono dichiarate nell’art.2 dello Statuto :

-Promuovere studi e ricerche nel campo della teoria e della pratica psicoanalitica
-Svolgere attività d’insegnamento della psicoanalisi
-Diffondere la conoscenza della psicoanalisi

Il Consiglio Direttivo del Centro è composto da tre membri ed un Segretario:

– Presidente ,E .Servadio
– V. Presidente E. Gaddini
– Consigliere A.M.Muratori,
– Segretario P. Bellanova.


L’organico Dell’Istituto di Psicoanalisi :

– Emilio Servadio, Direttore
– Carlo Traversa, Vice direttore
– Eugenio Gaddini ,Segretario

La Commissione d’Insegnamento ( I didatti )

– Stefano Fajraizen
– Eugenio Gaddini
– A.Maria Muratori
– Emilio Servadio
– Carlo Traversa

I Membri ordinari della SPI incaricati di svolgere corsi teorici

– Piero Bellanova
– A. Maria Galdo
L. Leppo e S. Manfredi Turillazzi, non svolgevano ancora funzioni didattiche.
Lidia Forti, Socio straordinario.
I. Majore e C. Modiglioni erano stati esclusi dalCPDR , dalla SPI e dall’IPA l’anno precedente (1963). Ne parla Servadio nella prolusione dell’anno accademico 1964/65.
L’istituto di Trainig vanta 14 candidati, ed ha accettato 6 domande di analisi con prospettive didattiche.

Un riepilogo sintetico dei temi di studio , ricerca scientifica e divulgazione affrontati durante un anno di lavoro, testimonia la passione conoscitiva e la generosità dell’impegno formativo e divulgativo dei Soci Fondatori del CPDR.

L’attività scientifica de CPDR a partire dal 3° anno di vita del Centro

L’attività scientifica del decennio che va dal1964/74 si concretizza in lavori presentati e discussi al Centro, riunioni, congressi e conferenze nazionali ed internazionali, attività di consulenza, insegnamento e collaborazione con le diverse istituzioni.
Nel 3° anno di vita il 1964-65 i rappresentanti del centro partecipano a numerosi e differenti congressi:
– Congresso degli psicoanalisti di Lingua Romanza Milano
– Congresso internazionale di Psicoterapia a Londra
– Congresso Internazionale sull’ipnosi a Parigi
– Conferenza internazionale sull’uso dell’LSD in psicoterapia ad Amityville
– Congresso nazionale degli psicologi italiani a Torino
– Conferenza internazionale su "Religione e parapsicologia" a St. Paul de Vence
– Congresso internazionale di Psicologia dello sport a Roma

I Soci del CPDR si distinguono nell’ attività di ricerca per le differenti tipologie di contenuti scientifici affrontati e trattati, sia nell’analisi degli adulti sia nell’analisi infantile; dai resoconti nei Bollettini del Centro si evince un’immagine di varietà e libertà di linee di ricerca di confronto e discussione, un aspetto caratteristico di questa fase di sviluppo del CPDR .
L’ impegno è rivolto anche all’esterno dell’ambito scientifico istituzionale e testimonia la volontà di sostenere il Movimento psicoanalitico diffondendo la psicoanalisi nella cultura generale del Paese.


Servadio: presidente del CPDR, è anche Presidente della Società Psicoanalitica Italiana e, in questa veste, rappresenta la SPI in tutti i congressi internazionali e nazionali.
Viene eletto Membro Ordinario dell’Academy of Psychoanalysis; è uno dei tre responsabili dell’organico dell’Istituto di Training; tiene lezioni sul Sogno nella situazione analitica e sul pensiero di Melanine Klein .
Lavora sulla possibilità di esperienze farmacologiche (psicodeliche) come fasi finali dell’analisi didattica.
Contribuisce alla diffusione della psicoanalisi tenendo conferenze anche per non addetti e attraverso l’uso dei media, radio e televisione.

Eugenio Gaddini : approfondisce i " Problemi di transfert e controtransfert"; viene invitato dal Presidente dell’I.P.A. a far parte del Comitato per il programma del Congresso psicoanalitico Internazionale di Amsterdam; riorganizza la Rivista di Psicoanalisi. Lavora sull’effetto "P.E.S." nella situazione analitica, vale a dire sul verificarsi, nell’ambito del rapporto analitico, di fenomeni riconducibili a percezioni di natura diversa da quelle di senso, note nella letteratura col termine di "percezioni extrasensoriali".

Piero Bellanova : partecipa ai lavori della Consulta professionale per il settore "Psicoterapia" della S.I.P.S.; tiene corsi di psicologia sociale e dinamica presso l’Istituto Superiore di Studi sul Lavoro; svolge attività di consulenza all’Istituto Nazionale di Osservazione di Rebibbia, per criminali giovani e adulti. All’Università di Padova e in Roma corsi sul " Primo colloquio clinico",
Lavora sulla relazione tra omosessualità e inclinazione artistica: "Rapporti fra terapia ed espressione pittorica nell’analisi di un omosessuale".

Stefano Fajrajzen: sviluppa temi relativi a tecnica e pratica nel trattamento delle psicosi, soprattutto con soggetti affetti da schizofrenia di tipo paranoide, forme borderline della schizofrenia e depressione psicotica (psicosi maniaco-depressiva,depressione in soggetti schizofrenici): " Considerazioni su alcune difficoltà nello studio della schizofrenia"; lavora sull’aggressività : "Alcune considerazioni sull’aggressività contro-transferenziale nel trattamento di pazienti psicotici" .

Carlo Traversa: lavora sulla Comunicazione non verbale nel rapporto analitico e sui livelli di proiezione nel disegno e sui relativi problemi diagnostici. Tiene corsi di "Psicologia dinamica dello sviluppo" per i medici di specializzazione in neuropsichiatria infantile, presso la Clinica delle malattie nervose e mentali dell’Università di Roma; un seminario su "L’analisi psicologica dell’atto creativo" per gli studenti di lettere e filosofia; lezioni sulla psicoanalisi in generale per gli studenti di medicina, legge, lettere e filosofia, psicologia.

A, Maria Muratori: lavora su" Rapporti oggettuali e struttura dell’Io"; nel seminario "Moderne vedute sulla relazione madre bambino" insegna il pensiero di P. Greenacre e D.Winnicott . E’ già in nuce l’interesse sulla relazione analitica che caratterizza la ricerca del gruppo Methodos.

A.Maria Galdo: lavora sulla psicosi infantile, sulle possibilità di raggiungere, nella terapia dei bambini psicotici, una comunicazione che permetta il superamento della difesa autistica: "Gratificazioni e frustrazione nella psicoterapia di un bambino psicotico".

Lidia Forti: lavora sulle similitudini fondamentali e le differenze formali tra il lavoro analitico con adulti e con bambini: "Utilizzazione della tecnica psicoanalitica in situazioni diverse durante l’infanzia."