A.C.A.B. (All cops are bastards)

Stefano Sollima, Italia, 2012, 112′

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Giudizio: 4/5

Genere: drammatico

Recensione: Tratto da un libro di Carlo Bonini e parzialmente riferito a vicende vere degli ultimi anni (G8 a Genova, violenza negli stadi…), uno squarcio d’ambiente sulla vita di un gruppo di poliziotti della periferia romana, cosiddetti “celerini” (quelli della Mobile), strettamente uniti tra loro in un piccolo universo di violenza e solitudine (“fratelli”), prigionieri quasi di una quotidianità autistica tra le loro esistenze difficili, marginali, e le richieste di ordine pubblico cui non sanno rispondere che con la violenza. Impressionistico, ben interpretato, una tranche de vie che non ha la pretesa di narrare una storia compiuta e i suoi significati, ma che riesce ad immergerci in uno spaccato di reale che poco conosciamo.

Perché andare o meno a vedere il film?: Perchè interessante su più livelli: quello sociologico (la desolante guerra fra poveri dell’Italia di oggi), psicologico (chi sono questi ragazzi, come agiscono Cobra, Negro e Mazinga nel loro mondo di botte e privazioni?), quello potentemente visivo di una corporeità sempre in primo piano, sempre ferita, mutilata, unico mezzo di comunicazione e scambio in un mondo che sembra privato della parola.

Qual’e’ lo specifico psicoanalitico: Apparentemente, nessuno. Anzi: siamo agli antipodi della psicoanalisi, tutto è azione, cortocircuito dell’agito, passaggio nel corpo, assenza di parola. Proprio in questo può risiedere il nostro interesse, io credo: una rappresentazione di forte intensità, non ideologica o già satura di interpretazioni, sul ricorso alla violenza e al passaggio all’atto quando sono preclusi altri sbocchi (molti adolescenti, ad esempio), quando un ambiente non consente altri sviluppi. Molto ben evocato il gruppo chiuso e omofilo dei ‘fratelli’, la fratria della banda maschile che diventa qui, pur nelle sue spinte implosive, unico universo affettivo possibile.

Gennaio 2012