After Earth

Dati sul film: Regia di M. Night Shyamalan, USA, 2013, 100 min

Trailer: 

Giudizio: 3/5 ***

Genere: Drammatico/Fantascienza

Trama

Mille anni dopo che eventi catastrofici hanno costretto l’umanità ad abbandonare la Terra, il pianeta Nova Prime è diventata la nuova casa che ospita la specie umana. Il generale Cypher Raige (Will Smith) ritorna a casa dopo un lunghissimo turno di servizio, pronto ad assumere il difficile ruolo di padre nella relazione col figlio tredicenne Kitai (Jaden Smith). Durante un viaggio di perlustrazione, una tempesta di asteroidi danneggia irreparabilmente l’astronave su cui viaggiano Kitai e Cypher e i due sono costretti ad un atterraggio d’emergenza sull’ormai inospitale e pericolosa Terra. Cypher rimane gravemente ferito nell’impatto e il figlio Kitai sarà dunque costretto ad attraversare territori ostili per raggiungere l’unico radiofaro che, se attivato, potrà richiamare i soccorsi. Se per tutta la vita Kitai ha coltivato il sogno di diventare un grande eroe come suo padre, ora si trova davanti l’occasione per realizzarlo.

Andare o non andare a vedere il film?

Il tema della relazione padre-figlio è trattata in questo film con delicata sensibilità. Shyamalan (“Il sesto senso”, 1999; “The Village”, 2004”) è, inoltre, un regista di origine indiana cui sta molto a cuore l’elemento narrativo perturbante, inteso come categoria estetica che meglio esprime gli aspetti più enigmatici della vita umana e del loro estrinsecarsi all’interno delle relazioni tra generazioni. In “After Earth”, rispetto ad altre sue opere, Shyamalan appare più costretto in stereotipi estetici hollywoodiani e la sua creatività sembra quindi meno libera ed evocativa. Il film tuttavia è molto ben girato e cadenzato secondo una tempistica nella quale intrattenimento e pathos relazionale tra padre e figlio sono sempre ben integrati.

La versione di uno psicoanalista

La tensione identificatoria edipica, attraversata da tutte le sue ambivalenze e conflittualità, e segnata dallo spettro traumatico della morte-castrazione, sono aspetti molto evidenti in questa narrazione filmica, che getta uno sguardo sulle vicende preadolescenziali di Kitai, intrecciandole con quelle del padre Cypher, a sua volta alle prese con angosce di morte connesse al “passare il testimone” alle generazioni future. Sono temi che Shyamalan affronta con una sua particolare poeticità, presentandoli all’interno di una cornice evocativa che utilizza anche toccanti flash-back sull’infanzia di Kitai, consentendo quindi una riflessione sul Tempo e sulla Memoria, che nelle sue continue oscillazioni soggettive ed intersoggettive promuove la costruzione dell’Identità.

Luglio 2013