Ana Yurdu – Motherland

Ana Yurdu (Motherland)

Senem Tüzen, Turchia, Grecia, 2015, 98′, 

Settimana della critica

Commento di Elisabetta Marchiori *

Nesrin, una giovane donna separata, torna in Anatolia, sua terra d’origine, nella casa avita, per concludere il suo romanzo  e realizzare il sogno di diventare una scrittrice. In seguito ad un banale incidente, la madre insiste per andare a prendersi cura di lei, nonostante Nesrin le faccia capire che la sua visita le renderebbe difficile concentrarsi sul suo lavoro.

Quest’opera prima, di grande spessore, affronta il tema di un nostos che, invece di approdare a Itaca, si conclude con un naufragio. La madre terra non accoglie, ma inghiotte.

L’incontro tra madre e figlia riattiva conflitti profondi e drammatiche ambivalenze, in assenza totale di terzietà paterna strutturante. Nesrin  ambisce alla libertà, ma nello stesso tempo la teme, e viene soggiogata dalle memorie, dalle narrazioni e dalla religiosità della madre.

È più facile essere pietra che madre. Infatti pietra è, questa madre, e cade addosso a Nesrin come “ombra dell’oggetto” da cui mai si era riuscita a separare (o forse a cui mai era potuta essere attaccata), bloccando completamente la sua creatività. Qualche momento di apertura autentica è richiuso dalle “voci” allucinatorie che popolano la mente della madre e ordinano abluzioni complete per purificarsi, parlano al computer che faccia scrivere solo parole senza peccato.

La  “storia d’amore” che Nesrin sta cercando di scrivere racconta della passione di una psichiatra per un paziente e si conclude con l’assassinio del figlio. Forse quello che Nesrin ha abortito.

Il film rappresenta il conflitto tra la regressione a un indifferenziato luogo delle origini e il bisogno di usare le proprie radici per un’evoluzione personale. Nesrin  trova una dolorosa situazione di compromesso, agendo “il peccato mortale”, espiando le colpe trasmesse da madre a figlia, facendosi violare non solo nella mente, ma anche nel corpo. 

* Ringrazio anche in questa occasione il collega Stefano Marino, psichiatra con una grande passione per il cinema

8 settembre 2015