Anna Karenina

Titolo: Anna Karenina (ispirato dal romanzo di Leone Tolstoj)

Autore: Cristina Saottini

Dati sul film: Joe Wright , Gran Bretagna, 2012, 130 min.

Trailer: 

Giudizio: 4/5 ****

Genere: drammatico

Recensione: Ho visto Anna Karenina, un po’ trascinata da un’amica e poco desiderosa di riincontrare le faccettine di Keira Knigthley, che non mi era piaciuta affatto nell’interpretazione di Sabine Spielrein, (vabbè che era isterica, ma come si dice: “siamo matte mica sceme”). Temevo questa rivisitazione con la regia di Joe Wright del romanzo di Tolstoj perché serbavo il vivo ricordo del mio turbamento di quindicenne quando leggevo la tragica e appassionata storia di Anna. Invece il film non mi ha delusa, anche se si è persa nella trasposizione la  tragicità del romanzo, la dimensione epica del conflitto e l’intensità drammatica  dei personaggi lacerati dalle loro scelte. Ma è proprio questo che rende il film attuale e molto diverso dalle precedenti trasposizioni di Tostoj, prima fra tutte quella celebre del 1935 con Greta Garbo. Tutti i personaggi di rilievo sono dignitosi e giustificabili, i peggiori sono, al più, pettegoli. Chi appare il vero antagonista, rispetto a valori che restano perlopiù fuori scena, o che sono accennati nell’amore del figlio per la madre o del contadino per la terra, è la società, nel suo insieme, il conformismo sociale che fa dell’esclusione sociale il male assoluto e vede nella perdita dell’appartenenza sociale, fondata sulle convenzioni, la colpa massima.  “Non avrei difficoltà a frequentarti se tu avessi infranto la legge, ma tu hai infranto le regole” – dice una dama ad Anna.

Perché andare o meno a vedere il film: Visivamente molto bello, e molto originale la sceneggiatura che lo ambienta tra le quinte di un teatro, facendone quasi un musical, senza vocalizzi ma con danze rarefatte e una recitazione in cui movenze ed espressioni ricordano quelle del teatro dei burattini o i cartoni animati, ma che ricorda e ci immerge in una sorta di Grande Fratello ottocentesco.  Molto belle anche le scene in esterno. Magnifici i costumi di Jacqueline Durran che non a caso ha vinto l’Oscar

La versione dello psicoanalista: Una società in cui dominano le convenzioni e non la legge è una società elegante e disastrata (ma arriverà la rivoluzione?) Quando imperano conformismo e  buon costume la donna ne diventa il tabernacolo, deve rispettare il ruolo che le è assegnato mentre l’uomo può godersela impunito e punirla quando, malauguratamente, non desiste dal proprio desiderio. A proposito di femminicidio. E malgrado ciò il tema della scelta della passione che s’impone come legge del desiderio sulla sicurezza delle appartenenze dignitose, ma anche sulla certezza dell’amore materno, ci impone il suo immortale tormento, solo un po’ appannato, e ancora una volta ci interroga.

Febbraio 2013