Bertolucci on Bertolucci

  • Autore: Rossella Valdrè
  • Titolo: Bertolucci on Bertolucci (Bertolucci su Bertolucci)
  • Sezione: Classici Documentari
  • Dati sul film: Regia di Luca Guadagnino e Walter Fasano, Italia 2013,105’min
  • Genere: Biografico, documentario
  • Giudizio: ****

–        Perché hai fatto cinema?

–        Per non impazzire…per dare ordine al caos che sento dentro di me…

Non per non obbedire al giusto ordine delle schede, ma solo una piccola premessa. In un sabato sera affollatissimo, mentre i divi sfilano (giustamente!) sull’elegante tappeto rosso passerella obbligata alla loro fama e bellezza, una cinquantina di noi, molto faticosamente dopo un’interminabile coda, ha scelto di calarsi in un altro ‘bagno’: non di folla, non di glamour, ma d’intelligenza. Ascoltare per più di un’ora il collage che i registi hanno composto sulla auto-narrazione di Bertolucci su se stesso, la vita e il cinema, credo sia forse la più bella emozione che il Festival, personalmente, mi ha regalato. Consigliatissimo procurarselo, quindi!

  • Trama: Bernardo Bertolucci si racconta in quello che appunto definirei un perfetto ‘collage’ coerente e unitario sulla sua vita (con particolare riferimento all’importanza dell’importante padre Attilio, all’amicizia con Pasolini…), sulla sua visione del mondo, sul Cinema (sempre in assoluto primo piano), sulla società, la politica, la cultura… Difficile rendere la ricchezza e la profondità che il documentario contiene. Unendo abilmente tre filoni d’intervista – una per la televisione francese, Paese elettivo di Bertolucci, una per la Rai e una in inglese -, mescolando passato e presente, parlando dei propri film in senso cronologico ma cui ci si può collegare da qualunque punto si ascolti, il documentario (che preferisco chiamare auto-narrazione) regala un emozionante resoconto non solo di una singola vita, già ricchissima e interessante in sé, ma di una presenza culturale significativa, di una voce irrinunciabile sul nostro tempo. Si parte dagli anni giovanili, alle prese col ‘parricidio’ simbolico dell’ingombrante e amato padre, alla prima sceneggiatura per Pasolini a 23 anni, i primi film con i quali si è ‘salvato la vita’, ‘uscito dal caos’, attraverso la militanza comunista (sempre sentita ma problematica), la scoperta del cinema come lezione pasoliniana, e poi della scuola francese della Nouvelle Vague e del Neorealismo italiano, il tutto corredato da ricordi, annotazioni, riferimenti, esperienze, pensieri. Fino all’oggi, il Bertolucci quasi paralizzato in sedie a rotelle per un’operazione d’ernia mal riuscita, che dopo un temporaneo ritiro riesce a tornare al cinema, quale fonte inesauribile di espressione, d’ispirazione, di “piacere” come spesso ripete.
  • Andare o no a vedere il film?Assolutamente sì. Per chi già lo conosceva sia attraverso i film che le letture e la stessa presenza al Premio Musatti del 2008 (qui si può leggere l’intervista fatta in quell’occasione http://bit.ly/17e4qTG ndr), è come ritrovare la voce intelligente e mai esaustiva di un vecchio amico, di una consolidata conoscenza. Per chi non lo avesse mai ascoltato, Bertolucci ha il pregio (che non è di tutti i registi) di sapersi esprimere anche con la parola e non solo con la macchina da presa (nasce come poeta, infatti), riuscendo davvero a trasmettere emozioni e idee efficacissime, mai banali, eppure semplici, mai ridondanti o intellettualistiche. L’ascolto è in sé un piacere: fa riflettere, evocare, associare…
  • La visione di uno psicoanalista:  Come è noto, l’esperienza psicoanalitica ha impregnato la vita personale, la  cultura e tutto il pensiero di Bertolucci. Qui non si tratta di una conoscenza teorica della psicoanalisi, di un suo ‘sapere’: qui siamo nel vivo dell’esperienza analitica pienamente vissuta, sentita, continuamente evocata interiormente, più o meno esplicitamente. La psicoanalisi, così come il marxismo e le forti ideologie che hanno connotato il’900, è fil rouge costante a tutta la sua riflessione, esperienza, soggettività, trasferita poi nell’attività creativa attraverso l’uso del sogno, della libera associazione spontanea, della continua creazione di senso e significato. Alle domande dirette sulla psicoanalisi, Bertolucci non ha bisogno di rispondere pedissequamente: la si respira ovunque. E bene hanno fatto i registi a inframmezzare, lasciare sul fondo un’esperienza che per il Maestro è tanto fondamentale da essere assolutamente interiorizzata, senza alcun bisogno di evocarla coscientemente. A una delle domande più dirette sulla sua (o sulle sue) analisi, Bertolucci risponde guardandosi intorno con un sorriso…”dov’è il mio lettino?”. Pochi sono i registi (mi viene in mente solo Allen, con corde espressive differenti) che tanto bene, tanto naturalmente hanno saputo impregnare di sé, e di conseguenza la loro arte, con la cultura psicoanalitica. Bertolucci, cui un meritatissimo premio non è che un esiguo simbolo umano del riconoscimento, ha contribuito moltissimo alla diffusione, conoscenza, accentazione della psicoanalisi nella cultura, e in quella italiana in particolare.

Poiché parlare di quest’ aspetto richiederebbe pagine e pagine, mi fermo qui. Affido al lettore il desiderio di ascoltare questo video il cui tema di fondo, ricordiamolo ancora, è il Cinema, l’amore per il cinema. Arricchito dall’insegnamento pasoliniano (che a lui giovane sceneggiatore raccontava i sogni in auto), il Cinema è nelle parole di Bertolucci l’arte del nostro secolo, la lingua parlata con cui ci parla la modernità, un “sogno collettivo” che facciamo insieme nel buio della sala, un’autoterapia e l’inseguimento del “principio del piacere” per chi lo fa e per lo spettatore, la sua personale risorsa per “non impazzire”, la macchina da presa che coglie nell’attore ciò che non vorrebbe essere colto, il mistero personale di ognuno…Insomma, come ricorda infine con Cocteau (e sempre reduce dalla lezione pasoliniana) il cinema pur essendo l’arte dell’oggi è anche la più fragile, la più caduca…muore continuamente nell’attimo in cui vive.