“Boez, andiamo via” di R. Cortella e M. Leopardi. Recensione di R. Rizzitelli

Autore: Renata Rizzitelli

Titolo: “Boez, andiamo via”

Dati sulla serie: regia di Roberta Cortella e Marco Leopardi, scritta da Paola Pannicelli e Roberta Cortella, copoduzione Rai Fiction-Stemal Entertainment, 10 episodi, Rai Play.

Genere: Documentario

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Si tratta di un vero e proprio progetto definito televisivo e sociale, che unifica gli intenti di Rai Tre e del Ministero di Grazia e Giustizia, con la stretta collaborazione dello psicoanalista Tito Baldini. Due puntate della docu-serie sono state presentate al IV Convegno nazionale sul lavoro analitico con bambini e adolescenti che si è svolto recentemente a Bologna: “Per la psicoanalisi”. Secondo le parole di Anna Maria Nicolò, presidente della S.P.I., “è importante dialogare con le istituzioni e con il mondo, poiché le nostre competenze non sono soltanto curative ma anche morali, etiche e sociali. È necessario rideclinare il nostro modello ed elargire la nostra esperienza e competenza laddove ce ne è bisogno. Come diceva Anzieu: l’inconscio non si trova solo nella stanza d’analisi, ma lì dove emerge”.

Questa docu-serie rispecchia il pensiero etico di un Servizio pubblico in stretto accordo con il Ministero della Giustizia, indispensabile interlocutore per costruire l’esperienza di Boez: il viaggio a piedi di sei ragazzi condannati a un regime di detenzione, che da interna diventa esterna, e dei due educatori che li accompagnano. Un viaggio a piedi di novecento chilometri, da Roma a Santa Maria di Leuca, che per molti versi somiglia più a un pellegrinaggio. Come scrive Tito Baldini: “Il progetto nasce dal presupposto storico, ampiamente documentato, di pellegrinaggi inflitti in epoca medievale inizialmente come pena canonica e successivamente, soprattutto in Belgio e in Germania, anche come pena civile. Partendo dallo studio di queste antiche pratiche, negli anni Novanta, in Belgio, alcuni giudici hanno iniziato a dare, come pena alternativa al carcere, un viaggio a piedi”.

L’esperienza del cammino, come spesso accade in altri ambiti, ha la funzione di dispositivo di recupero: mettendo in campo un’esperienza alternativa alla pena vera e propria come è solitamente intesa e imposta in Italia; tale conversione della pena ha influito positivamente  sulle percentuali di recidiva di altri Paesi europei che sono già diminuite sensibilmente. La docu-serie di Boez, nasce grazie a una scelta artistica di approccio della realtà, radicalmente diversa rispetto a quelle normalmente adottate nel panorama televisivo italiano. Eleonora Andreatta, Direttore di Rai fiction, così la definisce: “Questo progetto rispecchia quello che è il senso profondo del nostro lavoro a Rai Fiction, costruire racconti che hanno come punto di riferimento la contemporaneità e l’attualità. Questa storia elimina le intermediazioni della trasposizione in fiction per andare direttamente nella materia viva di un racconto documentario. Questa forma di narrazione” – sottolinea Andreatta – “è particolarmente vicina a quello che è anche lo spirito di Rai3: la rete per cui Rai Fiction ha costruito questo racconto. Una rete che pone al centro della propria linea editoriale il racconto della realtà, delle persone”.

Tutto il percorso, come accennato all’inizio, è stato accuratamente seguito e curato da Tito Baldini. La “trasformazione del pensiero gruppale” attraverso l’esperienza del cammino e gli specifici incontri da lui denominati “Pensatori del lunedì sera” hanno realizzato l’obiettivo di creare un setting tailored rispetto all’esperienza stessa. Un altro intento del progetto era quello di rendere i condannati “belli per gli altri e belli per loro stessi”, come sostiene lo psicoanalista, di permettere un incontro consapevole degli individui-significanti, protagonisti di Boez, con il significato canonico a loro solitamente attribuito dai ruoli sociali tradizionalmente pre-imposti. Le nuove geometrie affettivo-relazionali stabilite durante il viaggio hanno costituito, in particolare, l’importante controtendenza di una possibile via d’uscita rispetto alla condanna sociale di chi infrange la legge in Italia: l’essere perennemente etichettato come significante di contenuto negativo, fino a considerarsi e a percepirsi  come individuo necessariamente escluso dalla società.

Percorrere a piedi il lungo tratto della via Francigena che da Canterbury portava fino in Puglia ha costituito, per i sei giovani che si trovavano in quel particolare stato definito “esecuzione penale esterna”, un’esperienza trasformativa. Ciascuno di loro aveva storie di vita molto complicate alle spalle e periodi, qualcuno anche molto lunghi, di detenzione. “Boez, andiamo via” ha legato tra loro mondi e individui che in altre situazioni difficilmente avrebbero avuto la possibilità di un incontro reale e profondo. Il risultato è un lavoro di grande interesse e coinvolgimento sul piano professionale e umano. Una curiosità: esiste una stretta connessione fra “Boez, andiamo via” e un film diretto nel 1969 da Louis Bunuel, “La via lattea”, nel quale il maestro spagnolo racconta la storia del Cristianesimo, delle dispute teologiche e delle eresie attraverso il percorso di due pellegrini lungo il Cammino di Santiago. “La strada percorsa con altri è, al tempo stesso, fatica, polvere e pioggia e attraversamento di percorsi interiori” (“La via lattea”, film  diretto da Louis Bunuel 1969)

Dicembre 2019

Vedi anche:

Convegno Nazionale Bambini Adolescenti. Bologna 22-23/11/2019

Presentazione del Docu-Film Boez – Andiamo Via. Bologna, 22 novembre 2019

 

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