Brave

Dati sul film: Regia di Mark Andrews e Brenda Chapman, Pixar Animation Studios, USA, 2012,

Giudizio: 4/5 ***

Genere: animazione

 {youtube}5dsKVQlfzQw{/youtube}

Recensione: Siamo in Scozia, nel Medioevo. La principessa Merida, dalla rossa chioma ricciuta, è una tosta, ribelle e, soprattutto, coraggiosa (come vorrebbe la traduzione letterale di brave), nel far fronte a quell’orso (metaforicamente e non) di sua madre, la regina Elinor. Merida non vuole seguire una strada già tracciata da altri per lei, non vuole essere come la madre, sposare un uomo buono ma rozzo, sbruffone e inconsistente, e supplirne l’incapacità. Vuole essere se stessa, galoppare con il suo destriero, centrando il bersaglio con le frecce del suo arco. Giunto il momento di sposarsi, alla sfida per la sua mano pretende di interpretare a modo suo le regole, sbaragliando i principi (disastrosi) nella gara con il tiro con l’arco e sentendosi autorizzata a “scegliere se stessa come sposa”. Elinor non può accettare l’affronto, getta l’arco della figlia nel fuoco, che a sua volta squarcia l’arazzo che la ritrae accanto a sua madre: Merida fugge nel bosco, dove incontra una strega (improbabile) cui, senza troppa convinzione, chiede un incantesimo: “Posso cambiare il mio destino? Posso cambiare mia madre?”. La storia si sviluppa, con colpi di scena e gag divertenti, nelle avventure di Merida per liberare Elinor dall’incantesimo, con la complicità dei tre fratellini gemelli (pestiferi).

Perché andare a vedere il film: E’ un film della Pixar nella migliore tradizione dei “classici” di Walt Disney e di esplicita ispirazione miyazakiana. Ha l’insatura preziosità della favola, che offre a ciascuno la possibilità di farne la propria storia (a qualcunque età), ha le pause necessarie per consentire l’emergere di emozioni e pensieri. Le qualità grafiche del film sono notevoli: Merida fa smorfie da attrice candidata all’Oscar e ha riccioli in 3D che pare poterli accarezzare.

Un altro buon motivo per andare? Si resta ‘stregati da La luna’, il cortometraggio dell’artista italiano Enrico Casarosa che precede il film. In soli sette minuti, tratta lo stesso tema, del passaggio generazionale, con protagonisti un ragazzino con il padre e il nonno. 

La versione dello psicoanalista: La critica ha sottolineato che la storia non è originale, ma forse non deve esserlo: è una storia che fa parte della vita di ognuno di noi, che ogni giorno affrontiamo nel nostro lavoro di psicoanalisti: la sfida adolescenziale. Merida comprende che non sarà un incantesimo a cambiare il suo destino, né la madre, né un uomo. Lei non è Biancaneve, né Cenerentola (che sono orfanelle): il confronto con la madre è ineludibile. E’un film che “anima” il processo dell’adolescenza, dove alla crescita dell’adolescente corrispondono genitori che sopravvivano e possono a loro volta crescere. “Lasciamo che il giovane insegni agli adulti come vedere il mondo nuovo; ma là dove vi è la sfida del ragazzo o della ragazza che cresce, vi sia un adulto a raccogliere la sfida” (Winnicott, 1971).