Ciliegine

Regista: Laura Morante, Italia, 2012, 100 min.

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Giudizio: **** 4/5

 

Genere: drammatico

Recensione: Amanda non è precisamente amabile. Ha con gli uomini rapporti assai difficili: li frequenta suo malgrado e li tiene d’occhio pronta a coglierli in fallo. E’il tipo di donna che fa la raccolta differenziata, rispetta le file, tutela l’ambiente. Quella che ama film di nicchia, regali pensati, arredamenti vintage, abiti non firmati, bevande senza gas. E’ presto chiaro che il 99 per cento degli uomini la troverebbe insopportabile se non fosse inesorabilmente bella. Il marito della sua migliore amica Florence, uno psicoanalista sornione, pensa che Amanda sia affetta da “androfobia”. Antoine è un uomo taciturno e triste che cerca inutilmente sollievo sul divano del proprio analista. Ma la sera del 31 dicembre accade fra loro qualcosa di veramente insolito…

Perché andare o meno a vedere il film?: Un film intelligente, divertente: ironia, buon gusto e disincanto. Tre buone ragioni per andare: 1) è un film “francese” girato da un’italiana. 2) E’un film sull’amore e la guerra fra i sessi dove gli uomini e le donne, inguaribili ma desiderabili, sono illuminati da uno sguardo multi prospettico. 3) E’una versione moderna de La Bella e la Bestia o de La bisbetica domata dove il lieto fine arriva quando nessuno crede che possa durare.

Momento topico: Invitata a cena dal fidanzato per festeggiare il primo anniversario, Amanda scopre che lui senza pensarci si è mangiato la magnifica, unica, trionfale ciliegina sulla torta. E’ la catastrofe.

La versione dello psicoanalista: Nel film vediamo due psicoanalisti all’opera. L’analista di Antoine, ritratto nel proprio studio, veste completi impeccabili come il suo setting. E’attento, gentile e didascalico: il paziente non cambia. Il marito di Florence è ritratto fra le mura domestiche, intento in occupazioni intime e banali come tagliarsi i peli del naso o leggere l’equivalente francese della Gazzetta dello Sport. Parla per metafore e ha un ascolto distratto. Cura Amanda per interposta persona, attraverso una terapia che riecheggia la vicenda della Gradiva di Jensen nella interpretazione di Freud. Amanda finalmente si innamora: l’esperimento ha avuto successo e si brinda “Alla psicoanalisi ludica, alle psicoterapie avventurose, all’immaginazione”! Brava Laura Morante: l’ascolto dell’altro, quando è troppo teso o ingombrato da teorie, conduce a risposte stereotipate, a fallimenti e a errori. Meglio fluttuare e pensare per immagini, meglio non prendersi troppo su serio, meglio non assecondare troppo il paziente, meglio sorprenderlo non facendosi trovare puntualmente là dove lui si aspetta che tu sia.