“Cold War” di Pawel Pawlikowski. Commento di Maria Antoncecchi

Autore: Maria Antoncecchi

Titolo: Cold War

Dati sul film: regia di Pawel Pawlikowski, Francia, Gran Bretagna, Polonia, 2018, 88’

Genere: drammatico

 

 

Trama

Nell’Europa divisa dalla Guerra Fredda degli anni ’50 si incontrano in Polonia Zula, una giovane cantante, sensuale e brillante, con un passato misterioso, e Wiktor, compositore e pianista, incaricato dal governo sovietico di formare un corpo di ballo e di canzoni popolari. Tra le gelide campagne polacche nasce tra loro una storia d’amore, tormentata e impossibile, che va dal 1949 al 1964, mentre loro si lasciano e si rincontrano in paesi diversi: dalla Polonia a Berlino, da Parigi alla Jugoslavia.

 

Andare o non andare a vedere il film

Dopo aver vinto l’Oscar nel 2015 per il miglior film in lingua straniera con “Ida”, Pawel Pawlikowski  vince con Cold War il premio per la miglior regia al Festival di Cannes 2018, premiato anche all’European Film Awards con cinque statuette (migliori film, regia ,sceneggiatura, attrice, montaggio). Anche questo è stato selezionato per rappresentare la Polonia ai premi Oscar 2019.

Ispirato alla storia dei genitori del regista, di cui portano i nomi, la tumultuosa relazione di Wiktor e Zula, rispettivamente i bravissimi Tomasz Kot, Joanna Kuling, è narrata attraverso eccezionali immagini in bianco e nero. Il regista si affida, come per il film precedente, al direttore della fotografia Lukasz Zal. La musica, i canti, i balli sono parte integrante del film, scandendone i tempi, evocando i luoghi e accompagnando sentimenti. Come suggerisce il titolo, “Cold war”, il film descrive non solo l’atmosfera oppressiva della Polonia sotto il regime sovietico e il contrasto con i paesi occidentali visti attraverso la Parigi del dopoguerra, ma anche il calore di una passione che non smette di ardere, anche sotto le macerie.

 

La versione dello psicoanalista

“Chi potrò essere? Non parlo nessun’altra lingua” risponde Zula a Wiktor che la invita a fuggire con lui a Berlino Ovest. Un passo che la donna non riesce a compiere, il primo di una serie di distacchi, seguito da riavvicinamenti, in una danza sensuale e disperata, nella quale amore e morte si mescolano e si confondono. A rappresentare le loro anime passionali e malinconiche c’è un mondo diviso in due, emblema di fratture e di delusioni che si intrecciano con la vita personale e politica dei protagonisti rendendo i loro sogni d’amore destinati ad essere infranti. Nel contesto della dittatura sovietica la loro relazione è contraddistinta da ambiguità e diffidenza ed è minata da intrighi politici. I due amanti si rivelano incapaci di opporsi alle avversità, come se fossero portatori di una traccia interna che li vuole legati ma disuniti. Le macerie della Seconda Guerra Mondiale e quel muro, non ancora costruito ma che incombe, che separerà l’Europa dell’Est da quella dell’ Ovest, sono anche il segno di una lacerazione che non si può ricomporre e che è anche dentro di loro. Zula, apparentemente forte e combattiva, non riesce a liberarsi da un passato traumatico con la figura paterna e a svincolarsi da un oggetto oppressivo; Wiktor, alla ricerca della libertà, rimane impigliato in una relazione che diventa sempre più melanconica e sadomasochista, che tuttavia non si rompe. È la musica a rappresentare il passare del tempo e l’evoluzione dei sentimenti dei protagonisti: dai canti popolari polacchi che esprimono la rinascita della classe proletaria, ai canti di propaganda del regime sovietico con tutto il loro carico oppressivo, fino al jazz dei locali parigini carichi di un’atmosfera di libertà e irrequietezza. Un filo rosso che inizia con parole di ribellione e di speranza e si conclude con parole che cantano di rassegnazione totale al regime dittatoriale.

Vorrei concludere ricordando la dedica finale Il regista ha dedicato il film ai suoi genitori che, come egli stesso ha dichiarato: “Si sono sposati con altre persone e poi sono tornati insieme, cambiando spesso paese. Sono stati una coppia disastrosa”.

In quest’ottica, il film appare svolgere una funzione elaborativa per il regista, che mette in scena la loro storia d’amore, che l’ha inevitabilmente e profondamente segnato. Consente a noi spettatori di farci sentire la forza delle pulsioni, la vitalità e il dolore che ogni storia d’amore porta con sè, la forza dei legami che non si spezzano, malgrado tutto.

 

Gennaio 2019