“Il Corriere” di Clint Eastwood. Commento di Angelo Moroni

Autore: Angelo Moroni

Titolo: Il Corriere (The Mule)

Dati sul film: regia di Clint Eastwood, USA 2018, 116’

Genere: drammatico, thriller

 

 

Trama

Earl Stone è un signore di quasi novant’anni che, dopo aver dedicato la vita al lavoro trascurando la famiglia, si trova solo e senza un soldo: la sua attività di floricoltore è fallita  (non è stato al passo con l’evoluzione tecnologica), la sua casa è stata pignorata, la moglie e la figlia non sono disposte a perdonarlo. Vantandosi con un giovanotto per non aver mai ricevuto una multa in vita sua, pur viaggiando di continuo con il suo vecchio pick-up, questi gli offre l’opportunità di un lauto guadagno proprio guidando. Earl è da subito consapevole di essere stato cooptato come corriere della droga per un cartello messicano, ma, anche quando lo diventa, non si tira indietro. Anzi, è talmente abile nel suo lavoro che i boss gli affidano “carichi” sempre più pesanti. Gli affari vanno alla grande, può spassarsela, fare acquisti per sè e gran regali che gli permettono di riconquistare amici e famiglia. I problemi arrivano quando finisce nel radar dell’efficiente agente della DEA Colin Bates e i vertici del cartello cambiano.

 

Andare o non andare a vedere il film

Il film è basato sulla storia vera del novantenne Leo Sharp, raccontata dal giornalista Sam Dolnick nell’articolo del New York Times, “The Sinaloa Cartel’s 90-Year-Old Drug Mule”. È la storia di un veterano della Seconda Guerra Mondiale che negli anni ‘80 divenne corriere della droga per il cartello messicano di Sinaloa. Con “Il corriere” Clint Eastwwod torna nella doppia veste di regista e attore dopo “Gran Torino” (2008), con lo stesso sceneggiatore (Nick Schenk), e con piglio immediatamente immersivo. in veloci sequenze disegna una situazione che ha il sapore del “Perturbante”, turbolenza emotiva che lo spettatore coglie in ogni ruga del suo volto. Ogni movimento di Earl si carica di una potenza simbolica che ci mostra le radici profonde di almeno quarant’anni di cinema americano, attraverso una leggerezza e un’ironia dalle sottili venature melanconiche, che hanno una potenza evocativa straordinaria.

La versione dello psicoanalista

“Il corriere” è un film che pone decisamente in primo piano l’importanza del “fattore umano”, la sua imprevedibilità, al di là dell’età della persona, del “sistema” e della sua “techne”. Earl non si fa mai trovare, è sempre altrove rispetto a dove gli altri (i detectives, i criminali, i familiari) si aspettano di trovarlo. Il suo è un andamento “entropico”, erratico, come  il  processo di invecchiamento, che segue una sua via mai lineare, quella della vita e del suo inesorabile declino. La vita di Earl/Clint  non si fa imbrigliare da “cartelli” mafiosi, da recinti istituzionali, dalla tecnologia digitale, ma segue i propri tempi e i propri modi, scanditi dalle  proprie necessità: a dispetto del  mondo intero che lo circonda, nel bene e nel male, o “al di là” del bene e del male.

Infatti l’imperativo del protagonista è quello di mantenere intatta l’autenticità dell’essere, il suo vero Sé che non vuole farsi sradicare dalla sua irriducibile specificità, dall’unicità del suo idioma. Anche quando  l’essere se stesso ribadisce in modo urtante e a tratti perturbante, una soggettività non certo contrassegnata dall’etica, o quantomeno da un’etica che non sia la propria. Il protagonista è “senza filtri” e si mostra assolutamente fermo nelle sue certezze e convinto dei suoi comportamenti: sono sintonici rispetto ai suoi bisogni e ai suoi desideri, e tanto basta. È un “gringo” insospettabile, che può attraversare senza pericoli l’America in lungo e in largo carico di droga perché è bianco, anziano, furbo. Anche il poter scontare le sue colpe con una pena adeguata risulta funzionale ai suoi bisogni.

Clint sembra chiedere allo spettatore di essere guardato con la stessa onestà e schiettezza con cui si espone, cosicché alla fine quel gringo egocentrico e presuntuoso, che si è sempre potuto permettere di fare quello che gli pareva, arriva a muovere simpatia, e anche una certa tenerezza.

 

Febbraio 2019