“The Duke” di R. Michell. Commento di F. Salierno

"The Duke"

Autore: Flavia Salierno

Titolo: The Duke

Dati sul film: regia Roger Michell

Regno Unito, 2020

Genere: commedia drammatica

 

Fuori Concorso

 

Fondamentalmente “The Duke” è un film che ruota intorno a un lutto. Quello più atroce, la perdita di un figlio. Lo fa parlandone tra le righe di una trama che racconta una storia accaduta realmente. Kempton Bunton rubo’ alla National Gallery di Londra il ritratto del duca di Wellington dipinto da Francisco Goya. Non proprio rubato, bensì preso in prestito dal tassista sessantenne per una giusta causa. Il sig. Bunton, infatti, chiedeva, attraverso il riscatto, l’abolizione del pagamento del canone per la tv nazionale da parte di anziani e veterani di guerra. Col libero accesso alla televisione si sarebbero così sentiti meno soli. In modo leggero e delicato The Duke tratta tematiche importanti, e lo fa attraverso il sorriso. A dimostrazione di come le cose umane possano essere vissute e raccontate in modi differenti.  Jim Broadbent e Helen Mirren, i due attori protagonisti, interpretano perfettamente i due coniugi che realmente hanno vissuto sulla loro pelle il furto e il processo. Kempton Bunton, prima dell’accadimento, era particolarmente impegnato per piccole battaglie civili a difesa dei più disagiati. Probabilmente come riparazione alla colpa che viveva, per aver comprato la bicicletta su cui perse la vita la figlia, a causa di un incidente. Si può (solo ipotizzando) pensare che il protagonista di questa storia così anomala tentasse di superare la depressione per il dolore della morte della figlia. Mentre la moglie, chiudendosi completamente nel silenzio, tentasse di negare, cancellando completamente l’accaduto. Le due diverse reazioni al dolore si scontrano continuamente durante il film, e lo fanno attraverso i battibecchi continui tra i due, destinati invece ad avvicinarsi proprio grazie al furto del quadro.

The Duke è un film gradevole, ben costruito, che riesce nell’intento di far riflettere lo spettatore sul fatto che una reazione possibile al dolore possa essere anche la cura e l’attenzione all’altro. Un film, tra l’altro, che ha subito, differentemente da tanti altri, solo poco il coronavirus. In fase finale, quella di montaggio. E che, in un momento così difficile e depressivo, riesce a far sorridere la sala intera.

 

Settembre 2020