“El Otro Tom” di R. Plà e L. Santullo. Recensione di S. Pesce

"El Otro Tom" di R. Plà e L. Santullo. Recensione di S. Pesce

Autore: Simona Pesce

Titolo: “El Otro Tom”

Dati sul film: Regia di Rodrigo Plà e Laura Santullo, Messico, USA, 2021, 111’ (dalla 78° Mostra del Cinema di Venezia)  Sezione Orizzonti

Genere: drammatico

 

 

 

Lei sceneggiatrice, lui regista. Laura Santullo e Rodrigo Plà si ripresentano alla Mostra Internazionale dell’Arte Cinematografica in coppia e portano sullo schermo un film che parla di storie vere.

“El otro Tom” ha come unici protagonisti due giovanissimi esseri umani: Elena è ragazza madre, Tom è il figlio. Fin dalle prime scene sembra ci vengano presentate due parti di un’unità. La madre, seria e impulsiva, è accompagnata dal piccolo Tom che gioca attorno a lei in modo ripetitivo e insistente. Entrambi sono avvolti da un’aria di giovinezza che non si può modificare e da una fissità data da uno stato di solitudine.

La vicenda è ambientata nel sud degli Stati Uniti al confine con il Messico e il nocciolo della storia ruota attorno all’ipotetica diagnosi di Disturbo di deficit dell’attenzione e iperattività del piccolo Tom. Tom è un bambino solo, che cresce senza radici e senza un padre, e viene troppo rapidamente reso malato e curato con farmaci. L’esito di questa mal cura porta a un incidente che fa capire a Elena la gravità della situazione e le fa scegliere di interrompere la cura farmacologica del figlio. Non sarà facile per la madre mantenere l’unione tra lei e Tom, che con saggezza riconosce essere l’unica salvezza.

Ma qual è il problema di questi due esseri umani? Perché è evidente che qualunque cura si possa immaginare per Elena e Tom deve stare dentro alla loro coppia. Qualunque ipotesi di cura, anche quella estrema della somministrazione di farmaci ad un minore, non può prescindere dalla comprensione delle vicende emotive della radice di questo legame.

Elena viene fatta entrare nella trama del film senza una storia personale, non si sa quale sia il suo passato, non ci viene raccontato e questo è già il segno della “mancanza di base”.

Madre giovane e messicana non riesce a trovare un idioma comune per lei e il figlio. Tutto il dialogo del film si sviluppa su due lingue: spagnolo e inglese. Questo perfetto bilinguismo, che forse nasconde le ambizioni della madre per il figlio, non ha lasciato spazio a una lingua comune tra Elena e Tom. Lei parla a Tom solo in inglese e questo distanziamento dalla propria lingua madre è il segnale evidente dello sradicamento della giovane donna. “El otro Tom” non è solo quel Tom che viene trasformato dalle medicine, come ci dice lo stesso bambino in una scena della storia, ma è soprattutto quello che da voce alle emozioni della madre. Due momenti toccanti si raggiungono nel film quando Tom si descrive come arrabbiato e quando afferma, scherzando, che la madre è sorda. Tom ha dentro di sé una esperienza materna che fatica a comprendere, sorda e sempre arrabbiata. Elena ha perso il contatto con un proprio mondo infantile tanto da non riuscire a sintonizzarsi con la mente del suo Tom.

Questo è il tema del film e la cura non può che essere dentro questo dialogo che va aiutato e ricomposto. La grazia della regia sta nel essere riuscita a descrivere questo piccolo dramma senza portare lo spettatore a rompere la coppia madre-figlio prendendo le parti o assumendo una posizione accusatoria.

Settembre 2021