Familiarità, Alterità, Estraneità nella rappresentazione cinematografica – 2009

CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI  "CESARE MUSATTI"  e FONDAZIONE CINETECA ITALIANA organizzano un ciclo di proiezioni dal titolo:

 

FAMILIARITÀ, ALTERITÀ, ESTRANEITÀ NELLA RAPPRESENTAZIONE CINEMATOGRAFICA

 

Fin dagli esordi del cinema, dalla famosa locomotiva dei fratelli Lumiére (1895), che bucava lo schermo e penetrava nella quieta realtà dello spettatore sgomentandolo, a film come Intolerance (1916) di D. W. Griffith, nei quali il tema del diverso, dello straniero, si fa oggetto della rappresentazione, si nota come le molteplici figure dell’alterità non solo siano rintracciabili in ogni singola produzione, ma innanzitutto appaiano conformi alla natura stessa del medium cinematografico. In effetti, se da una parte il cinema costituisce uno dei più perfezionati dispositivi mimetici e ricostruttivi della realtà materiale, dall’altra possiede anche il potere di deformarla ed inventarla in infiniti modi: così che la fiction (ma anche il documentario) è spesso capace di realizzare, con effetti fortemente spaesanti per lo spettatore, quelle fantasie magiche e onnipotenti che, in epoca infantile, avevano rappresentato la materia prima del suo immaginario. Allora può accadere che, nella più prevedibile e "familiare" delle ambientazioni, una casa, una strada, un bar, un bosco, una spiaggia, un panorama o altro, compaiano personaggi o accadano eventi in grado di metterlo in contatto con un mondo fantastico che un tempo era stato il suo, ma che, nella vita adulta, egli non riconosce più come tale. Questo mondo gli appare ora come radicalmente Altro, in lui l’"estraneo" ha ormai sostituito il "familiare". Ne deriva un senso d’intrusione che spesso crea un inatteso disorientamento e, talvolta, manifestazioni d’angoscia.     

È così che, nel cinema, il rapporto tra familiarità ed alterità si instaura (e può essere compreso) a partire dalle conseguenze psichiche prodotte dalle immagini dell’Altro, cioè da suggestioni e affetti propri di quella esperienza "straniante" che, a questo livello, Freud aveva colto e compreso ben prima di Brecht: da una parte sorpresa, commozione, paura o angoscia; dall’altra curiosità, bisogni identificatori, aperture al dialogo. Talvolta, tali reazioni assumono la forma del rifiuto o del  disconoscimento, come, ad esempio, quando si esce dal cinema perché le immagini risultano insopportabili, o magari semplicemente noiose. Così, l’Altro affascina e inquieta nella misura in cui riflette e mobilita fantasie e affetti non (più) riconoscibili come propri. In questo senso, estraneo è, nel profondo, (in-)umano.

Peraltro, proprio per la sua natura, il dispositivo cinematografico rende transitabile e accettabile proprio questo genere di esperienza, persino quando ne fa emergere gli aspetti più estremi e apparentemente più irriducibili: anche ove non operi del tutto la "catarsi", la rappresentazione filmica tenta sempre di aprire, implicitamente, un percorso di riconoscimento. Un percorso, tuttavia, tutt’altro che semplice e scontato: l’effetto perturbante e straniante si moltiplica quanto più il tema dell’Altro fuoriesce dai limiti del dispositivo per trasformarsi in vero e proprio contenuto rappresentativo, nell’oggetto stesso della fiction. In questi casi, l’alterità rischia di assumere un profilo alienante; lo spettatore può sentirsi chiamato a vivere in proprio questa esperienza, con tutte le apparenze della regressione e della confusività.

Perciò il tema della "estraneità/familiarità" si presta (oggi più che mai) ad una lettura/riflessione di tipo psicoanalitico, quasi riprendendo le fila di quel discorso che Freud aveva aperto sull’inquietante familiarità del Doppio e del Perturbante. Il ciclo di film presentato dalla Cineteca Italiana e dal Centro Milanese di Psicoanalisi si propone appunto di esplorare e interpretare questa ricca e stimolante tematica: da una parte mettendo in contatto lo spettatore con l’essenza straniante del cinema ed eventualmente con ciò che di più arcaico e "familiare" resta sepolto in lui; dall’altra mostrando la plasticità del dispositivo filmico (e di quello psicoanalitico, in parallelo) nel trattare il tema dell’estraneo e del diverso in tutta l’attualità delle sue infinite sfumature.

Noi Europei dimentichiamo troppo spesso che per secoli abbiamo esportato in tutto il mondo, per necessità o con la forza, i nostri modelli culturali. Uno di essi, forse il più importante in alcune fasi della nostra storia, è stato appunto il tema dell’Estraneo (e dell’Alieno) contrapposto a ciò che è Familiare, conosciuto e quindi domestico. Il cinema ha saputo ereditare questa tematica ed è diventato, in certo senso, il custode della memoria storica spesso rimossa, soprattutto oggi, quando il ciclo dell’espansione mostra di essersi invertito.

I film che presentiamo hanno in comune questo carattere: di fare emergere il suddetto tema nelle sue articolazioni dal passato a oggi, nel suo percorso dal campo dei fenomeni psicologici e sociali al "luogo" delle manifestazioni dell’inconscio condiviso, se non vogliamo dire ‘collettivo’. Due film ("Il Volto" e "Il terzo uomo") ci parlano di storia e cultura europea, lontana e recente, nel porsi di fronte all’alienazione come "assoluto"; altri due film ("Niente da nascondere" e "Respiro") gettano il loro sguardo sull’oggi, su come, tra mondo esterno e mondo interno, stiamo tutti vivendo  la potente tensione tra l’Estraneo e il Familiare, tra ciò che ci appare sconosciuto, dunque minaccioso, e ciò che ci appartiene e rassicura.

Il movimento psicoanalitico ha vissuto a sua volta una propria storia di espansione e di elaborazione del tema dell’Altro, anche al suo interno: è oggi il portatore di una delle più approfondite riflessioni sui modelli   con cui affrontiamo il nuovo che ci aspetta. Questa occasione di dialogo, attraverso il cinema, si pone dunque nel cuore di un’attualità sempre più "forte" e non rinviabile.

Giorgio Bubbolini e Pietro Rizzi

 

GLI INCONTRI

 

Giovedì 4 giugno 2009, alle ore 21, sarà proiettato il film del 2002

 "Respiro"

regia di Emanuele Crialese.

Dopo la proiezione Giuseppe Pellizzari terrà una relazione dal titolo:  "Il materno come straniero: la follia?"

 

Giovedì 18 giugno 2009, alle ore 21, sarà proiettato il film del 1949

"Il terzo uomo"

regia di Carol Reed.

Dopo la proiezione Anna Ferrata terrà una relazione dal titolo:  "Chi nascondiamo nel nostro sottosuolo oggi?". 

          

Giovedì 25 giugno 2009, alle ore 21, sarà proiettato il film del 2005

"Niente da nascondere"

regia di Michael Haneke.

Dopo la proiezione Giuseppe Civitarese terrà una relazione dal titolo:  "Come faremo adesso senza i barbari? Colpa e paranoia in Niente da nascondere di Haneke."

 

Giovedì 2 luglio 2009, alle ore 21 sarà proiettato il film del 1958

"Il volto"

regia di Ingmar Bergman.

Dopo la proiezione Francesco Barale terrà una relazione dal titolo:  "Il volto apparente dell’altro".

 

 

La partecipazione all’iniziativa, aperta a tutti, prevede l’iscrizione alla Cineteca (costo 3 euro) valida tutto l’anno, e l’acquisto del biglietto (costo euro 5).

Le proiezioni avverranno allo Spazio Oberdan, viale Vittorio Veneto 2. 

Milano, 7 maggio 2009                   

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