Fino all’ultimo respiro

Ultimo giorno di questa mia breve, ma intensa, ricca e faticosa (ma meritatissima) presenza veneziana. Chiuderei oggi la mia parte con un breve film-verità italiano, che sono colpevole non avere ancora presentato nella mia necessariamente ristretta scelta, “Fino all’ultimo respiro” di Costanza Quatriglio. A seguire un’altra storia vera, il cileno “La Ninas Quispes”, ispirata ad un interesante (credo) fatto storico avvenuto in Cile nel ’74. E ci salutiamo con un omaggio al maestro Bertolucci, da sempre cineasta vicino e amico della psicoanalisi, vincitore del nostro Premio Musatti nel 2008, cui la Mostra ha dedicato questo intenso e sentito omaggio, nel documentario che con piacere condivido con i miei lettori virtuali (sperando di riuscire ad accedervi…la Mostra è ovviamente più affollata nel week-end!)

E infine abbiamo aperto, e chiudiamo con le sempre stupefatte parole dai lunghi soggiorni di Freud a Venezia, questa volta all’amico Fliess:

      “L’incredibile magia di questa città mi ha finora impedito di scriverti. Impossibile tentare di descriverla…”

  • Autore: Rossella Valdrè
  • Titolo: Fino all’ultimo respiro
  • Sezione: Fuori Concorso, proiezioni speciali
  • Dati sul film: Regia di Costanza Quatriglio, Italia, 2013, 35’min
  • Giudizio: ***
  • Genere: documentario, biografico
  • Trama: Stella, che studia Farmacia all’università, racconta accorata la sua storia, e quella di alcuni compagni e colleghi, quando dopo la tesi viene inserita in un gruppo di ricerca. Il gruppo di giovani, entusiasti del nuovo lavoro e innamorati della chimica, affrontano con coraggio il nuovo impegno, che è costato fatica a loro e ai loro genitori. Si rende però gradualmente conto che nei laboratori di chimica qualcosa non va: lei stessa comincia a sentirsi male, così altri studenti, l’ambiente è insalubre, i professori parlano di coincidenze e, come è tipico del malcostume dell’Università italiana, si prendono tutti i meriti delle pubblicazioni, mentre l’evidente patologia che si va diffondendo è coperta da menzogne e omertà. Stella condivide l’appartamento con Anna, anche lei ex studentessa di chimica che l’ha lasciata appunto perché ‘l’amava troppo’, e lo stile universitario rovinava questo amore per la materia. Si comprende che la scelta l’amareggia, e rivede nell’amica il destino che sarebbe toccato a lei: ammalarsi, dover tacere. Vorrebbe che Stella si salvasse, seguendo il suo esempio. Ma Stella, al contrario, non vuole rinunciare al suo sogno. L’implicazione di una ditta farmaceutica (non specificata) aggrava e complica la situazione. La storia di Stella si intreccia con quella di Emanuele, altro giovane e dotato dottorando che si è già trovato nella tragica situazione di Stella.

Emanuele, con altri, muore nel 2008 per cancro ai polmoni. I titoli finali recitano brevemente che il laboratorio in oggetto, Università di Catania, è stato chiuso ed è sotto inchiesta.

Finora, nessuna condanna certa. Né mi pare di ricordare che il fatto abbia assunto clamore di cronaca nazionale.

  • Andare o non andare a vederlo?: Certamente sì. Breve film documentaristico di interesse civile e sociale, che racconta uno dei tanti scandali universitari italiani, incredibilmente recente, quando già erano ben noti al mondo scientifico i danni dell’amianto e di altre sostanze. Non ci dice in questo senso, purtroppo, niente di nuovo: è un’ulteriore testimonianza di questo Paese di crimini e misfatti, di colpevoli impunità, baronismi, soprattutto concentrate in certe aree e Regioni, ma non solo. Fatti noti, ma che è sempre bene ricordare. Omertà, paure, ricatti. 
  • La versione di uno psicoanalista: Non vi è qui uno specifico interesse psicoanalitico, ovviamente, ma un generale interesse civico, che dunque ci coinvolge come membri attivi di una società complessa, e talvolta come clinici e ricercatori. La verità va sempre resa nota. La verità va sempre denunciata; il crimine, sotto qualunque forma avvenga, è solo attraverso la prevenzione, la conoscenza e la denuncia, che può essere arginato. Il documento meritava forse, a mio parere, uno svolgimento più lungo, o essere trasformato in vero e proprio film per coinvolgere maggiormente lo spettatore entrando nelle singole vite di questi ragazzi; i migliori, in fondo, che il Paese produce e spesso perde. Non vi è solo la nota ‘fuga’ dei cervelli, vi è anche la morte, o il progressivo spegnimento, dei cervelli e delle menti.

Una frase nel racconto di Stella è a mio parere centrale: quando si accorge che c’è del “veleno” in giro, il professore le dice che “è questione di quantità”. E’ questione di quantità? Si cela in questo invito la trappola di tanta corruzione, di tanto inizio e induzione di crimini che la Storia ben testimonia, piccoli ed enormi: il male è male in sé, il veleno è veleno in sé, indipendentemente dalla quantità. Se vogliamo farne una metafora ed universalizzare la tragica vicenda, il messaggio Etico – per noi analisti e per tutti – sta nel nella pericolosità, nella scivolosità di relativizzare il confine tra bene e male, veleno e sano, giusto e ingiusto. Vi sono casi in cui i confini sono sfumati, ma ve ne sono altrattanti altri, come questo, dove non esiste confine ed inseguire il mito del ‘male minore’ può portare a tragiche e irrimediabili conseguenze.