Fleabag Commento di G. Miotto

Autore: Giovanni Miotto

Titolo: “Fleabag”

Dati sulla serie: creata Phoebe Waller-Bridge, UK, 2016-2019, 2 stagioni da 6 episodi (circa 25’), BBC/Amazon Prime.

Genere: Tragicommedia

 

 

 

 

Fleabag è Phoebe Waller-Bridge, attrice ed autrice inglese di trentacinque anni, la cui opera, prima di essere così trasposta, è stata una pièce di successo nei teatri londinesi tra il 2013 e il 2019. Sia Fleabag che Killing Eve, altra serie prodotta dalla Waller-Bridge, sono stati inclusi dal Guardian nei cento migliori show televisivi del ventunesimo secolo. La forza immedesimativa dell’opera è tale che l’autrice ha dovuto ribadirne più volte la natura di finzione, per proteggere la sua vera famiglia dall’eccessiva curiosità di giornalisti e appassionati.

Fleabag (sacco di pulci, l’anonimato a testimonianza dell’universalità del tema) è una piacevole e autoironica digressione su come aggrapparsi al corpo e al dolore dell’altro, trovarne una contiguità, possa permettere di sentire il proprio. Di corpo in corpo però la vera intimità viene raggiunta solo nel rivolgersi a noi spettatori, nel renderci partecipi del proprio dialogo interiore, a volte anche a discapito di quello esteriore.

La protagonista è una giovane ragazza che tenta di lenire o forse di riconquistare, per farlo proprio, il dolore per la perdita dell’amica, di cui le rimane solo un porcellino d’India da lei stessa regalatole, e un piccolo e ormai desolato bar eretto a mausoleo dell’animaletto. Il locale diventa emblema del suo mondo interiore: almeno inizialmente privo di spazio se non per i ricordi, incancrenito e svuotato dal lutto, après-coup della ferita aperta dalla morte della madre.

Per mantenersi vitale Fleabag corre ogni giorno fra le lapidi del cimitero, protegge come riesce la sorella apparentemente più forte e di successo e nel frattempo continua a flirtare per scandire la sua vita, sconfinando, a volte tragicamente, a volte comicamente, i limiti del sacro e del profano.

Aprile 2020