“I fratelli Sisters” di J. Audiard. Commento di E. Marchiori

Autore: Elisabetta Marchiori

Titolo “I fratelli Sisters”:  (“The Sisters Brothers”)

Dati sul film: regia di Jacques Audiard, USA, Francia, Romania, Spagna, 121′

Genere: western, commedia

“Non siamo mai stati così lontani!”

“Intendi tra noi, nella nostra relazione?”

“Cosa? Intendo in linea retta!!! In linea retta!!!”

(Dialogo tra i due fratelli Sisters)

 

La resa del titolo in italiano lascia a desiderare: purtoppo si perde il gioco di parole, tra traduzioni e doppiaggi (evidentemente sempre “prima gli italiani”). I fratelli-sorelle di Jacques Audiad, suo primo film in inglese, ha fatto man bassa di meritati premi: Leone d’Argento per la Miglior Regia alla 75esima Mostra del Cinema di Venezia, Premio César per la regia, la fotografia, la scenografia e il sonoro.

“The Sisters brothers” è un film di fughe e inseguimenti, e anche di sentimenti.

I due inseparabili fratelli Sisters, Eli (John Reilly) e Charlie (Joaquin Phoenix), al soldo di una sorta di capo-mafia, Commodo, hanno la missione di farsi consegnare, da un certo John Morris (Jake Gyllenhaal), il cercatore d’oro Herman Warm (Riz Ahmed). Quest’ultimo, chimico e sognatore, è in possesso di una formula capace di trovare il prezioso metallo senza scavare, e vorrebbe usarlo per creare una comunità in cui vivere nella pace e nella giustizia. Quando i Sisters acchiappano Warm, si crea tra i tre una grande sintonia che li porta ad allearsi, in una sorta di fratellanza a tre, dandosi alla fuga per concretizzare il progetto della comunità pacifica.

Per buona parte del film la coppia di fratelli di sangue insegue quella dei fratelli “acquisiti”, a loro volta inseguiti da altri sicari, ma tutti scappano, soprattutto, da loro stessi, dalle loro origini e dal proprio passato. E quelli si fa fatica a seminarli.

Il film adattamento del romanzo di Patrick deWitt, è un sorprendente western che mescola con notevole sagacia e umorismo Ford, Leone, Tarantino e Coen in salsa francese, un cast di attori belli e bravi, con un risultato eccellente: coinvolge, diverte, commuove pure un po’ (accidenti).

Già il titolo è evocativo (quello originale), e introduce nel Far West un elemento “femminile” che riguarda ogni storia di ogni essere umano, rappresentato nel film da uno scialle rosso che il fratello “buono” Eli porta sempre con sé, sbeffeggiato dal “cattivo” Charlie. Sono entrambi pistoleri senza pietà, quando è ora, ma Eli è sensibile e desidera cambiare vita, Charlie è uno psicopatico ubriacone, con momenti in cui piange come un bambino, e non intende redimersi. La loro relazione è molto stretta, si prendono cura l’uno dell’altro quasi come sorelle, e intavolano discorsi di paradossale profondità con una grande appropriatezza di linguaggio.

Le sparatorie, le nottate nei bordelli, i dialoghi e litigi tra i Sisters, l’incontro con la coppia di fuggitivi, sono scene intervallate da sequenze che riprendono i due fratelli a cavallo e, con la bellissima colonna sonora, danno respiro e continuità  alla narrazione.

Nello svolgersi del film si definiscono le loro personalità, si evidenziano i loro ruoli, prende senso la loro relazione, si spiegano i motivi dei loro comportamenti. Sul loro passato pesa un segreto fonte di colpa e vergogna, collegato al rapporto con il padre, argomento che li avvicinerà anche alla coppia di “fratelli acquisiti”.

Un film che seduce lo spettatore e lo diverte, travalicando i confini del genere e trasformandolo in un dramma interiore di profonda intensità, dove sono messi in gioco il rapporto tra padri e figli, la fratellanza e l’amicizia, il bisogno di relazione e di prendersi cura l’uno dell’altro.

Essere lontani non significa solo mettere una distanza “in linea retta”, essere vicini non significa solo stare alle costole di qualcuno .

Maggio 2019