In attesa di…

IN ATTESA DI IN TREATMENT

Terza stagione. Il finale

di Valentina Nuzzaci

La pausa è finita. I dubbi sono sciolti. Il Dott. Mari è partito, ma non ha lasciato. È tornato ed ha ripreso la sua attività.

Dalle anticipazioni riconosciamo il Dott. Mari, ma si ha la sensazione che tutto sia cambiato, compreso lui.

Tra poche ore ritorneremo nel suo studio.

Sul suo divano si siederanno nuovi pazienti. Ascolteremo le storie di Rita (Margherita Buy), la sorella di una paziente (la paziente del lunedì), Padre Riccardo (Domenico Diele), un sacerdote in crisi (il paziente del martedì), Luca (Brenno Placido), un adolescente omosessuale, adottato da genitori in grande difficoltà (il paziente del mercoledì), Bianca (Giulia Michelini), una giovane donna di modesta estrazione sociale e culturale in balìa di crisi di panico (la paziente del giovedì), e Adele (Giovanna Mezzogiorno), la nuova analista con cui Giovanni si confronterà il venerdì per essere aiutato a “curare” e capire le sue difficoltà, la sua storia professionale e personale.

Quali contenuti ed emozioni ascolteremo?

Con questa terza stagione si ha l’occasione di indagare ulteriormente i casi della mente.

Si continua ad assistere ad un guardare dentro. Quasi tutto si svolge nella stanza di terapia. Per guardare quello che accade serve sedersi sul divano e vedere cosa succede. Come dal Dott. Mari.

Il divano non fa parte del setting classico dell’analista di In Treatment, ma dà l’idea di un accorgimento tecnico intenzionale che possa favorire l’immedesimazione dello spettatore, eludendo resistenze e negazioni.

Nessun esterno-estraneo può entrare nella stanza di un vero terapeuta. Non si può ascoltare e non si può far ascoltare quello che si dicono paziente e analista. La finzione scenica permette un “come se”, però, che non disturba, ma fa “provare per credere”.

Nella fiducia e sicurezza della relazione terapeutica, ogni paziente realizza il suo percorso per arrivare al senso della sua sofferenza.

Il Dott. Mari chiede a Rita “che cosa c’è, davvero, dentro di lei?” e dirà a Riccardo “la terapia è un po’ una cura e un po’ una fede”. La terapia crede ai demoni.

Le parole colpiscono. Toccano. Restano.

Anche questa volta le puntate scorreranno, ma saranno conservate. Si potranno vedere e rivedere. La memoria della tecnologia fissa i dialoghi e gli accadimenti. La densità delle situazioni fa sentire spesso la necessità di mettere in pausa e tornare in dietro, per capire meglio e poi andare avanti. Come è successo al Dott. Mari. Come accade per chi si mette nella pausa della seduta. Quello è il tempo necessario per staccare da fuori e sentire, capire.

Domande, risposte, sogni, angosce, ansie, tormenti, passioni, desideri intrecciano storie.

Il potere di questo format è fortemente analitico-divulgativo. Una serie che si conferma un prodotto della mente per la mente. Fa sentire, davvero, dentro.

Analisi terminabile e interminabile (Freud, 1937)… In Treatment è terminabile. Una conclusione c’è nella terapia.

Siamo alle sedute finali della serie. Sette settimane per sapere come andrà a finire.