“Lacci” di D. Luchetti. Commento di F. Salierno

"Lacci"

Autore: Flavia Salierno

Titolo: “Lacci”

Dati sul film: regia Daniele Luchetti, Italia, 2020, 100’, Fuori concorso

Genere: drammatico

 

 

 

 

“Lacci” è il film che ha avuto il difficile compito di aprire la 77esima edizione della Mostra d’Arte Cinematografica. Nell’anno 2020, che sarà per sempre ricordato da tutti come l’anno della pandemia da Coronavirus. Una pandemia su cui molto si è dibattuto e molto si parlerà e scriverà, anche per la difficoltà che ha presentato nelle relazioni umane, rendendole “a distanza”. E “a distanza”, con prenotazione, con mascherine, ci si siede anche nelle sale di questo festival così anomalo, dopo avere rigorosamente passato la misurazione della temperatura.

Questo film di Daniele Luchetti (“La nostra vita”, 2010; “Mio fratello è figlio unico”, 2007; “Il portaborse”, 1991) prende in prestito il dato simbolico di ciò che usiamo per “legare”, appunto. E dei legami parla. È l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 2014, scritto da Domenico Starnone, autore della sceneggiatura insieme al regista e a Francesco Piccolo, interpretato da Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno, Adriano Giannini, Linda Caridi.

Il film comincia in una Napoli dei primi anni ‘80: il matrimonio di Aldo e Vanda entra in crisi quando lui rivela l’amore per un’altra donna. Il film gioca molto su flashback e flasforward, catapultando lo spettatore in una continua identificazione al presente, passato, futuro. Trent’anni dopo, Aldo e Vanda mostrano un matrimonio fatto di tradimenti, insofferenza, rivendicazioni. Il tema sembrerebbe un già noto e già visto, se non fosse per la particolarità della rappresentazione e per la bravura degli attori. Il contenuto è quello di cui la psicoanalisi si occupa da sempre. La natura dei rapporti e dei legami, le dinamiche individuali, di coppia, familiari, le tensioni, i conflitti, di cui fanno le spese i figli, destinati a farci i conti per tutta la vita. “Per continuare a stare insieme, meglio parlare poco”, viene detto dal protagonista del film. Meglio non entrare nello “spazio privato” di chi ci è accanto, quindi. Come in una scatola chiusa, anch’essa tra i protagonisti del film. Una scatola che ha all’interno qualcosa di segreto da conservare negli anni, talmente tenuto nascosto da essere conosciuto da tutti.

 

Settembre 2020