L’altra Grace Commento di C. Marogna

Autore: Cristina Marogna

Titolo: “L’altra Grace” (Alias Grace)

Dati sulla serie: creata da Mary Harron, Canada, 2017, miniserie, Netflix.

Genere: Drammatico, biografico, storico

Basato sull’omonimo romanzo di Margaret Atwood e su una storia vera ambientata nel diciannovesimo secolo, la miniserie (sei puntate) racconta le vicende di Grace Marks, giovane immigrata dall’Irlanda in Canada e condannata al carcere a vita per l’omicidio del suo datore di lavoro Thomas Kinnear e della sua domestica e amante.

Vivamente consigliato.

“Una promessa infranta lacera il cuore quanto un coltello” dice Grace al dottor Simon quando gli racconta della morte dell’amica Mary, con la quale ha intessuto l’unico legame profondo e con la quale ha vissuto il periodo più bello di tutta la sua vita. E la vita di Grace è fin dall’inizio segnata da estrema miseria, sia nei mezzi sia nei legami affettivi: perde la madre durante il viaggio dall’Irlanda al Canada e si ritrova ad accudire tre fratelli piccoli ed un padre alcolista e abusante. L’unica via di fuga dal padre, per Grace, è trovare un lavoro come domestica in una lussuosa residenza e conoscere Mary, indomita coetanea che la introduce ai misteri del femminile: una iniziazione ed una seduzione al diritto di esistere. La perdita di Mary, come prima della madre, insinua Grace all’ascolto di “voci sussurranti”: voci dell’anima o voci degli spiriti o voci della psicosi? Grace è un mistero che affascina tutti: semplice e sfuggente è una creatura incantevole, vittima del desiderio maschile e dell’invidia femminile, capace di distacco (o depersonalizzazione?) riesce a sopravvivere al manicomio ed al carcere.

Ma c’è un’altra Grace che si manifesta con disconnessioni: svenimenti e sonnambulismo aprono il sipario ad una dimensione più complessa che scienza e religione non riescono a decifrare. Ci prova lo psichiatra, dottor Simon, che viene chiamato dalla comunità religiosa locale per provare l’innocenza di Grace e farla uscire dal carcere in cui ora è reclusa.  Il dottor Simon si “appassiona” al caso e con la cura della parola cerca di “cucire” gli eventi per recuperare il buco nei ricordi, che permetterebbe di scagionare Grace, ma lei è un’abile ricamatrice e non fa mai un errore nella sua narrazione, sa cosa dire e cosa tacere e … non si punge mai. Ci prova l’amico ciarlatano con l’ipnosi e la beghina con l’impossessamento degli spiriti, ma forse Grace e Mary sono i due lati della stessa luna? Non vi svelo il mistero per sedurvi a “L’altra Grace”, lavoro di alta qualità narrativa e scenica, interessante il sogno che ricorda l’uomo dei lupi e la trapunta dell’albero della vita, sulla quale si chiude l’ultima scena. Vi indico però un’interpretazione del quadro “Susanna e i vecchioni” che Thomas Kinnear espone nella sua camera da letto e che rivela a Grace: la morale è che nella vita, se sei in difficoltà, devi trovarti un bravo avvocato.

 

Aprile 2020