Last Summer

Dati sul film: regia di Leonardo Guerra Seragnoli, Italia 2014, 94 min.

Trailer: 

Genere: drammatico

Trama

Presentato con successo al Festival Internazionale di Roma, “Last Summer” è il primo film, dopo diversi cortometraggi, del regista italiano Leonardo Guerra Seragnoli. Il cast è internazionale, sia per gli attori (tra gli altri ricordiamo l’attrice giapponese Rinko Kikuchi la cui interpretazione, insieme a quella del piccolo Ken Brady, è una gemma preziosa del film), sia per la scenografia, a firma di Banana Yoscimoto e IgorT (autore di graphic novel), sia per il montaggio. Ma la produzione e la regia sono italiani, come italiana è l’ambientazione del film. E’, infatti davanti alla costa pugliese, sul bellissimo yatch della ricca famiglia occidentale dell’ex marito, che una giovane donna giapponese, Naomi, si ritrova a passare quattro giorni per poter dire addio al figlioletto di sei anni, Ken, di cui le è stata tolta la custodia.

Andare o non andare a vedere il film

Come dentro alla sobrietà di un haiku si può scoprire una ricchezza rigogliosa, nelle poche pennellate della storia di questo film si ritrova una vicenda emotiva densissima. In un tempo molto breve e in uno spazio assai ristretto, la barca, a cui per altro fa da sfondo e contrappunto il grande respiro del mare, l’incontro tra madre e figlio si fa storia. Non sappiamo nulla di ciò che è accaduto prima ne’ di quello che accadrà poi. L’essenziale, dice infatti il cosceneggiatore IgorT, è il “kororo”, il cuore spirituale delle cose. Un addestratissimo equipaggio fa da coro alla vicenda, la commenta e ne viene trasformato (con forse qualche eccesso che riguarda il personaggio del capitano), ma tutto si svolge nella essenzialità delle poche parole e dei molti sguardi, che trasmettono con forza il nascere e l’articolarsi delle emozioni. Nel contrasto tra lusso e sobrietà, tra regole e giocosità, tra la cultura occidentale e quella orientale, la madre trova la sua strada per avvicinare il figlio, conoscerlo e farsi conoscere.

La versione dello psicoanalista

Attraverso il racconto di alcuni frammenti della sua storia che Naomi fa al figlio nella propria lingua, il giapponese, la donna sembra ritrovarsi; piano piano crea così uno spazio di dialogo privato tra lei e il piccolo Ken, che non può essere raggiunto da nessun altro: né dall’incombente mondo esterno dell’equipaggio, che non capisce, né dal fantasma interno di ciò che ha diviso fino a questo momento madre e figlio. A Ken che ascolta, la madre racconta di sè bambina e della sua mamma, del suo paese così lontano, lasciato con tanto dolore. Ma gli parla anche delle speranze che ha portato con sé: di libertà, di cambiamenti possibili, di riparazioni.

In questo dialogo, prima timido e interiore, poi più giocoso e manifesto, il legame tra madre e figlio si va ricostituendo. Lo spazio dei fantasmi di ciascuno dei due viene liberato e quindi riempito di emozioni nuove. Il passato, con le sue interpretazioni rigide e intrappolanti, si apre ora al presente dove ci si può riscoprire e vedere diversi. Il Ken salito su quella barca come un bambino obbediente, seppur arrabbiato e spaventato, può ora trasformarsi nel giocoso Dio del mare, che la sua mamma gli ha fatto conoscere e la cui immagine lui stesso può ora regalare a lei. Adesso che ci si è ritrovati si può vivere il dolore della separazione.

ottobre 2014