“Mio fratello rincorre i dinosauri” di S. Cipani. Commento di E. Marchiori

Autore: Elisabetta Marchiori

Titolo: Mio fratello rincorre i dinosauri

Dati sul film: regia di Stefano Cipani, Italia, 101’

Genere: commedia

 

È in sala, campione di incassi, il film “Mio fratello rincorre i dinosauri”, presentato alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia come Evento Speciale della Rassegna “Giornate degli Autori”, diretto dal giovane regista bresciano Stefano Cipani, al suo primo lungometraggio. Ha vinto il premio “Sorriso diverso”, istituito dal Festival dei Tulipani di Seta Nera, “attribuito all’opera che meglio valorizza i temi sociali e umani”.

È tratto dall’omonimo bestseller autobiografico, uscito per Einaudi nel 2016 e tradotto in dieci lingue, del ventiduenne Giacomo Mazzariol, che ha co-firmato la sceneggiatura perché è la sua storia: quella di Jack, un bambino che ha cinque anni, due sorelle e desidererebbe tanto un fratello con cui giocare. È felicissimo quando i genitori (Alessandro Gassman e Isabella Ragonese) gli annunciano che sì, il fratello tanto desiderato è in arrivo, ed è “speciale”, si chiamerà Giacomo. Jack immagina nascerà un supereroe, invece crescendo si rende conto che Giò è si speciale, ma non come credeva lui, è affetto da “Tr…Tr… trisomia”, ma cosa è? Sindrome di … Down, cosa vuol dire? L’entusiasmo si trasforma prima in delusione, poi in vergogna e rifiuto. Quando inizia le scuole superiori e si invaghisce di una bella compagna, Jack nega l’esistenza del fratello, che fa sentire “diverso” anche lui: non ha fratelli, anzi, racconta che ne aveva uno, ma è morto. Tenere segreta l’esistenza di Giò è impossibile: quel fratello e la sua vitalità, la sua gentilezza e la sua generosità fanno parte di Jack e della sua esistenza. Solo riconoscendolo Jack può iniziare a vivere la sua adolescenza con la naturalezza che le è intrinseca.

Le parole della canzone di Battiato “La cura” sono associate al momento in cui Jack mette a nudo le sue difficoltà, rivela la verità, ammette l’esistenza del fratello e lo accetta, accettando così se stesso: “Perchè sei un essere speciale/ e io avrò cura di te”.

A me sono venute in mente le parole della stuggente canzone di Finardi, dedicata alla figlia Elettra, anche lei affetta da Trisomia 21: “Sarà un amore diverso/grande come l’universo/ che il tempo non potrà toccare”.

È un percorso duro, quello dell’accettazione delle differenze inestimabili, e spesso i fratelli e le sorelle dei “ragazzi speciali” soffrono dell’ambivalenza dei loro sentimenti, delle responsabilità che sono chiamati ad assumersi precocemente, anche se in famiglia  -come  quella Mazzariol –  regna l’amore incondizionato.

Non sono affetti facili da scrivere, mettere in immagini, cantare, ma quando si riesce a farlo con tanta sincerità, immediatezza e autenticità, allora si riescono a condividere, a far comprendere a tutti, qualsiasi sia la loro età.

Film come questo e il precedente, più drammatico, “Dafne” di Federico Bondi, che ha come protagonista una ragazza affetta da Trisomia 21 (vedi recensione in questo sito di Renata Rizzitelli) offrono allo spettatore la possibilità di confrontarsi con esperienze che toccano corde che, a livello profondo, appartengono ad ognuno di noi e riguardano il rapporto con l’altro, il diverso da te.

Stefano Cipani è riuscito a fare un film lieve e delicato, in cui le difficoltà e i drammi non sono sovraesposti, rimangono prevalentemente interiori, e sono guardati con quella tenerezza e quel rispetto dell’umanità che sono loro dovuti.

Settembre 2019