Mr. Peabody e Sherman

Dati sul film: regia di Rob Minkoff, USA, 2013, 92’.

Trailer

Genere: Animazione, Avventura, Family

Trama

Rob Minkoff, regista dei due Stuart Little, La Casa dei Fantasmi e Il Re Leone, con lo sceneggiatore Craig Wright (anche conosciutissimo drammaturgo e produttore) ha portato sul grande schermo, grazie alla Dream Works, due personaggi nati agli inizi degli anni ’60 nelle serie animate Rocky and His Friends e The Bullwinkle Show. Peabody’s Improbable History, che ispirò anche Ritorno al Futuro, raccontava i viaggi nel tempo di Mr. Peabody, un geniale cane ‘umanizzato’ che somiglia a Snoopy con gli occhiali (doppiato benissimo da Massimo Lopez)e Sherman, un bambino da lui adottato, capelli rossi e stessi occhiali da nerd del padre.

Già dal primo giorno di scuola elementare Sherman, che sa tantissime cose grazie ai viaggi nel passato fatti con il padre con la macchina del tempo chiamata Tornaindietro, si scontra con la crudeltà della carinissima compagna di classe Penny, che non tollera di essere colta in errore. Penny umilia Sherman davanti a tutti, in mensa: lo tratta come ‘un figlio di cane’, provocandolo a tal punto che, proprio come un cane, il bambino la morde. Il Preside della scuola convoca Mr. Peabody e la perfida Mrs. Grunion, dei servizi sociali, lo accusa di non essere un genitore adeguato e lo minaccia di togliergli il figlio. Da qui prende avvio una storia avvincente e originale, che intreccia i viaggi nel tempo, l’evoluzione della relazione tra padre e figlio, lo svilupparsi dell’amicizia tra Penny e Sherman, proponendo una serie di personaggi secondari la cui funzione risulta sempre convincente. La pellicola si avvale delle musiche di Danny Elfman e il primo incontro tra i protagonisti è accompagnato da Beutiful Boy, di John Lennon. Geniale.

Andare o non andare a vedere il film

Adulti, accompagnate bambini e ragazzi a vedere le avventure di Mr. Peabody e Sherman. E voi, bambini e ragazzi, accompagnateci gli adulti. Il pubblico in sala applaude, divertito e commosso. E non certo per la particolare raffinatezza dell’animazione o gli effetti 3D, ma perché è un film accattivante e intelligente, con personaggi empatici che hanno uno spessore e in cui ci si può identificare, dialoghi ironici e arguti, battute ‘buone’ (e chissà in lingua originale!), soprattutto di Mr. Peabody. Sherman ride sempre ma, aggiunge, ‘non l’ho capita’: a vedere le facce dei bambini in sala, magari non l’hanno capita nemmeno loro, ma sicuramente l’hanno intuita.

Potrebbe essere considerato un film forse un po’ didascalico, ma certamente controcorrente, dove i buoni sentimenti, e anche i cattivi, messi in scena non scadono mai né nella retorica né nella ripetitività. Le avventure dei due protagonisti diventano un espediente per capire qualcosa del mondo che ci circonda, della complessità delle relazioni tra gli esseri viventi, dei confini (labili) tra umano e dis-umano. ‘Io sono un cane’ dichiara Sherman mentre la polizia, istigata da Mrs. Grunion, cerca di trascinare in un canile il padre. Una schiera di personaggi provenienti da tutte le epoche storiche, da Agamennone a Robespierre, da Leonardo a Kennedy (ovviamente) pronunceranno questa stessa frase. Come uomini liberi, per far tornare libero un cane molto più umano di tanti umani.

La versione di uno psicoanalista

Sherman e Penny si ‘odiano’. Il bambino tenta un riavvicinamento spiegando alla bambina che Freud sostiene che si odia qualcuno perché in quella persona si riconoscono parti di sé che non si accettano. ‘Che ne sai tu di Freud?’ esclama Penny sempre più arrabbiata. ‘Molto più di quanto pensi’, risponde Sherman, che ha imparato tanto dai suoi viaggi ‘nella storia’ fatti grazie al Tornaindietro. La psicoanalisi non si potrebbe definire anche un dispositivo tornaindieto’? Perché poi è grazie a quest’aggeggio che, nel film, si può tornare a vivere nel presente e accedere a un futuro migliore!

Dall’antica Grecia è Agamennone in persona a ricordare le difficoltà di tanti mitici rapporti difficili tra padri e figli: ‘Non parliamo poi di Edipo! Vi consiglio di non trovarvi a passare il Natale a casa loro’ (forse non cito alla lettera, ma quasi).

Io non ho mai visto un film di animazione in cui si cita direttamente, e appropriatamente, la psicoanalisi. Che ci mostri le difficoltà e le vicissitudini di un rapporto tra un padre e un figlio in modo così intenso, evocativo e nello stesso tempo ironico. E la fine della storia è: ‘Tutti i cani dovrebbero adottare un bambino’.

E mi viene proprio voglia di dire: ‘Anch’io sono un cane’.

Marzo 2014