“Your Mum and Dad” di K. Quirijns. Commento di R. Mariani

Autore: Rachele Mariani

Titolo: Your Mum and Dad

Dati sul film: Regia di Klaartje Quirijns, Olanda 2019

Genere: Dockufilm, Drammatico

 

 

 

 

 

“Mamma e papà ti fregano.

Magari non lo fanno apposta, ma lo fanno.

Ti riempiono di tutte le colpe che hanno

e ne aggiungono qualcuna in più, giusto per te.”

(Philip Larkin, trad. mia)

 

Questo è l’incipit del documentario olandese, presentato in selezione ufficiale alla Festa del Cinema di Roma che si sta svolgendo in queste settimane. La regista Klaartje Quirijns esplora la potenza delle dinamiche familiari, il loro complesso intreccio nelle esperienze traumatiche sino alla loro trasmissibilità intergenerazionale. L’esperienza autobiografica della regista si innesta nel racconto traumatico del suo caro amico psicoanalista Michael Moskowitz di cui cattura intime narrazioni all’interno del setting delle sue sedute di analisi.

L’avvio della pellicola parte dall’esigenza di narrare la propria storia e gli implicati nessi tra la vita nel presente e gli eventi nel passato che hanno dato avvio a pieghe emotive, fisiche e nuovamente traumatiche della propria esistenza.

Il tumore al seno della regista è l’innesco di questo filo traduttivo, da cui nasce l’esigenza di assemblare una storia che possa dare un senso alla propria esistenza evitando che il passato, ricco di segreti, si incisti e si riversi inesorabilmente sui figli. Contrariamente a come si chiude la poesia da cui prende vita il titolo “Togliti dai piedi, dunque, prima che puoi e non avere bambini tuoi”, sono proprio le figlie della regista ad essere poste al centro della scena come ascoltatrici di una storia che inizialmente appare indicibile riuscendo con loro ad acquisirne un senso.

Lo spettatore, immerso in un clima tra l’onirico e il melanconico, spia con gli occhi della regista l’anima privata del racconto nascente nella stanza di analisi, si ritrova così curioso e incredulo ad accedere a tanta intimità, a volte tanta da sentirsi inopportuno. Dal racconto si diramano immagini e fili narrativi inizialmente confusi tipici di una reale esperienza di seduta d’analisi.

La confusione si scioglie a poco a poco, mettendo l’ascolto al centro della scena, si rimane infatti con l’orecchio teso a cogliere quei frammenti che aprono ad altro, a qualcosa che stenta ad emergere, a volte segreti a volte nascondigli. Le due storie, quella di Michael sul lettino e quella della regista, sono reciprocamente figura e sfondo l’una dell’altra; si alternano esperienze che si flettono nel presente, agonie d’esistenza di chi ha celato per proteggere e per proteggersi e di chi ha sete di sapere e di liberarsi, come un duetto, sorretto dalle frasi delicate e affettivamente “leganti” pronunciate dall’analista afroamericano newyorkese.

Il gioco del montaggio di immagini, foto di ricordi, video di infanzie perdute, funge da libera associazione, catartica di per sé, che accompagna lo spettatore al disvelamento dei non detti, tenuti chiusi in valigie che finalmente possono essere aperte. Le due storie diventano così prototipiche, esplicative di esperienze che ogni essere umano può incontrare nella propria esistenza e che ci interrogano sulla perdita di senso, sui confini, sui propri aspetti colonizzati dall’altro e sulle missioni salvifiche interiorizzate, sino ad elementi disumanizzanti che si tramandano di generazione in generazione.

Il percorso che “Your mum and dad” ci propone consiste nel recuperare un proprio filo, una unità integra attraverso un sentiero di ricerca che ognuno deve attraversare senza timore di confrontarsi con aspetti emotivi che possono sconvolgere e diventare annichilenti, dissociati come nello sguardo delle madri che popolano il film, o avvolgenti come negli abbracci delle figlie. Il documentario si chiude con pathos, proponendo la possibilità di aprire a nuove storie ma anche di poter tenere per sé elementi di un vissuto privato, consapevole di una propria intimità.

Ottobre 2019