Nocturnal Animal (Animali notturni)

Nocturnal Animals (Animali notturni)

Di Tom Ford – USA 2016

Selezione Ufficiale – In Concorso

Commento di Rossella Valdrè

Susan (Amy Adams) è una donna bella, ricca, una vita apparentemente dorata. Dirige un’affermata galleria d’arte a Los Angeles (la cui inquadratura iniziale, con la mostra di corpi grassi e sfatti, apre efficacemente il film), è sposata ad un uomo altrettanto affascinante, freddo, distratto e lontano, che nasconde la crisi coniugale in problemi d’affari, e ha ormai smesso di guardarla. Non sa “godersi l’assurdità di questo mondo”, come le suggerisce un amico; i suoi occhi sono tristi, le diceva l’ex marito, tristi come quelli della madre a cui ha finito, pur lottando contro, col somigliare rovinosamente. Il suo qualificato lavoro, pur di successo, non le piace, non lo sente e non le dà nulla; tra le sue rinunce, che rappresentano il cuore psicologico del personaggio, anche quella di fare l’artista. Susan non dorme mai, soffre d’insonnia. Edward, l’ex marito, la chiamava “animale notturno”.

“Animali notturni” è il titolo di un manoscritto che un giorno Susan riceve a sorpresa, proprio da Edward che non vede da quasi vent’anni: emozionata, inizia a leggerlo, e si apre così la vicenda del film e, parallelamente, il film nel film che la lettura del libro rappresenta. Alla sua seconda regia dopo “A single man” del 2009, Tom Ford non delude affatto, proponendo con “Nocturnal Animals” una rivisitazione fedele, ma diversamente orchestrata nel film, del romanzo “Tony e Susan” di Austin Wright, scrittore americano scomparso nel 2003. Pur non mancando di quel tratto di eleganza perfezionistica tipica dei film di Ford (che, non dimentichiamo, proviene dal mondo della moda), quest’eleganza non danneggia il film, e rispecchia gli ambienti e i personaggi di cui vuole narrare: una Los Angeles ricca, brulicante di luci sotto le ampie finestre della casa di Susan, il milieu eccentrico e artistico che la circonda, una donna sola, eternamente insonne, tormentata da ricordi e rimpianti.

Comprendiamo la natura di questi ripianti via via che, attraverso flash back col passato narrativamente molto ben congegnati, Susan scorre le pagine del libro. “Nocturnal animals” parla dell’incubo di una famiglia, l’insegnante Toni con la moglie e la giovane figlia che, mentre guidano in auto di notte per andare ad una gita, vengono fermati, provocati e malmenati da un gruppo di sbandati. E’ notte, nessuno passa e li soccorre. In un crescendo di violenza gratuita e paradossa in stile Arancia Meccanica on the road, le due donne vengono rapite, stuprate e uccise, e Toni abbandonato in un campo poco lontano, ferito. Grazie all’aiuto di un cinico poliziotto, ferito dalla vita e dal cancro che “non ha più nulla da perdere” e corre ogni rischio per lui, l’anno dopo si riuscirà, anche non sempre seguendo la legge, a fare giustizia di quest’orrendo crimine. Questa parte del film, che come ho detto rappresenta un film nel film o quasi un film parallelo al presente di Susan, rende forse ragione dell’aver etichettato come “thriller” l’opera di Tom Ford; ma si tratta di una definizione riduttiva, perché il film è molto di più. Usa, strategicamente, la tensione del thriller per mantenere alta l’attenzione dello spettatore, che va in parallelo con l’addentrarsi nel romanzo della lettrice Susan, ma è soprattutto film sul rimpianto, sul passato, sulla memoria e il peso delle scelte sbagliate. Lo scorrere delle pagine del libro la riporta alla forza dei ricordi e della colpa; la colpa di aver lasciato Edward, un uomo sensibile ma che la madre, la società e infine lei stessa giudicava “debole” (weak, weak, è termine spesso ripetuto nel film), insegnante che voleva diventare scrittore senza, al momento del loro matrimonio, riuscirvi. Anche se inizialmente Susan lo aveva amato proprio per questo, per questo suo essere dolce e diverso da tutti gli uomini che aveva conosciuto, finirà per cadere sotto la predizione materna: quello che ora ti attira in lui ti stancherà, non lo sposare, è uno spiantato, è un debole. “Tu sei come me. Tutte le donne diventano come la madre”: la freudiana sentenza materna si autoavvera. Susan lo lascerà, accusandolo di essere debole e che di sogni non si può vivere, per finire con l’affascinante uomo d’affari che ora la tradisce negli hotel di New York. La vicenda del libro, dove lo spettatore può essere inizialmente ingannato dal gioco sottile che rievochi direttamente la loro vita insieme, acuisce le sue notti insonni riportando alla luce rimpianti mai sopiti e ormai irreparabili, perché anche il Toni/Edward del libro è giudicato, anzi si autogiudica, un “debole” per non aver difeso abbastanza le due donne nella tragica notte dell’omicidio.

Essere “deboli”, come la maggiore delle mancanze in un mondo che richiede successo, performance, cinismo. Era debolezza, quella di Edward, quella del Toni del romanzo? O solo un diverso modo, per un uomo, di affrontare l’esistenza senza prenderla di petto, senza aggredire, senza sentire necessaria ogni convenzione?

Il debole, se volgiamo vedere un messaggio nel film, ha tuttavia un riscatto. Nel romanzo si fa giustizia da sé, per quanto questo possa risarcirlo; nella vita di Susan, finito il romanzo lei propone un appuntamento a Edward, il quale non si presenta.

Ben diretto, sorretto da un eccellente cast, narrativamente incalzante e non semplice, basandosi sul felice gioco di continui passaggi tra presente e passato, finzione e realtà, “Nocturnal Animals” è un film completo e intelligente, amaro ritratto di una donna e di una società che non perdona la “debolezza”, e a cui non c’è rimedio alle scelte sbagliate e, psicoanaliticamente, all’identificazione coi propri genitori.

Sarai come tua madre, quella madre che odi, a cui mai vorresti somigliare, animale notturno. La solitudine di Susan è profonda, poiché perdendo Edward e ciò che rappresentava, non ha solo perso un oggetto prezioso ma anche e soprattutto la parte del sé che quell’oggetto teneva viva.Il film intuisce, in questa sfumatura che non appare centrale ma che a noi non può sfuggire, una profonda verità umana, una trappola psichica che spesso rovina, ci rende estranee, le nostre stesse vite.

Non manca, anche dalla scelta di Ford di aver modoficato il titolo del rimanzo, una certa ambiguità che ci rende tutti potenzialmente simili : l’insonne animale notturno è Susan, come lo sono le bestie che nel buio sconvolgono la familgia del romanzo

C’è forse qualcosa di vagamente autobiografico in questa riflessione di Tom Ford sull’importanza di non perdere se stessi (tema sfiorato anche in “A single man”): “ho sempre voluto fare cinema – ha dichiarato – fin da adolescente. Ho studiato recitazione a New York, ma ho lasciato perdere perché non mi sentivo abbastanza sicuro. Con la regia, mi sono riappropriato di quel desiderio”.