Noi siamo Francesco

Titolo: Noi siamo Francesco

Autore: Stefania Nicasi

Dati sul film: Regia di Guendalina Zampagni, Italia 2015, 90 minuti.

Trailer

Genere: commedia, drammatico

Trama. Francesco (Mauro Racanati), che frequenta la facoltà di filosofia e vive in Puglia, in una bella casa, circondato dall’affetto della mamma (Elena Sofia Ricci) e della tata (Mariolina De Fano), è nato senza braccia. Sempre vicino a lui, l’amico Stefano (Gabriele Granito) lo aiuta senza farlo sentire minorato e lo incoraggia a provarci con le ragazze. A preoccuparsi della sessualità di Francesco è però soprattutto la madre – che ha rinunciato alla propria separandosi da un marito ancora innamorato – decisa a organizzare un incontro a sorpresa con una prostituta (Cristiana Vaccaro) selezionata con molta cura.  
Sui banchi dell’università nasce intanto l’amore per una compagna: Francesco, temendo un rifiuto, non riesce a decidersi e litiga con Stefano che lo spinge con troppa insistenza al corteggiamento.

Andare o non andare a vedere il film. Uscito in sordina, a rischio di sparire in fretta dallo spietato circuito delle multisale, questo è un film da non perdere. Esplora, con delicatezza e al tempo stesso con schiettezza e intensità, gli albori della sessualità. Intervistati in apertura, i protagonisti adulti raccontano la loro prima volta dando l’impressione che ciascuno abbia sperimentato paure, sentimenti di inadeguatezza e di inferiorità, goffaggine e una certa quota di delusione. Siamo tutti Francesco al battesimo del sesso, siamo tutti manchevoli di qualcosa che ci permetta di incontrare l’altro, siamo tutti prigionieri, imbozzolati, in noi stessi. Grazie a questa felice intuizione, la regista Guendalina Zampagni abbandona il terreno scivoloso, un poco angusto e voyeuristico, della sessualità degli handicappati per aprire alla sessualità e all’amore come snodi universali e alla necessità di attraversarli per diventare esseri umani adulti: capaci di rischiare, capaci di amare e, amando, capaci di incontrare il proprio limite nell’altro.

Altro tema è quello del legame che si sviluppa fra il disabile e chi si prende cura di lui. Non nuovo nel cinema. Ricorderete “Le vie del Signore sono finite” di Massimo Troisi e il più recente, riuscitissimo, “Quasi amici”. In uscita nei prossimi mesi un altro film nel genere, stavolta fra due donne. Ma anche qui, regista e attori escono dalle secche dell’handicap: Stefano e Francesco non sono “quasi amici”, sono “veri” amici, consapevoli del fatto che l’aiuto è reciproco e che ciascuno presta qualcosa all’altro. Vedrete fino a che punto arriva il prestito nella scena cruciale del film: non potrete non commuovervi e non partecipare, prestando e ricevendo sensazioni ed emozioni a vostra volta.

La visione di uno psicoanalista. Più che di uno psicoanalista, questa è la visione di un genitore. Siamo tutti Francesco, d’accordo: ma non siamo anche tutti “madri” di Francesco? Non siamo eccessivamente preoccupati di facilitare in ogni modo la vita ai figli, appianando difficoltà, prevenendo desideri, sostituendoci a loro e rischiando di renderli disabili? Non faremmo meglio a occuparci delle nostre vite restituendo ai figli braccia e gambe, lasciandoli liberi di sperimentare, di soffrire e di crescere?

Luglio 2015