“Pinocchio (2019)” di M. Garrone. Commento di A. Moroni

Autore: Angelo Moroni

Titolo: Pinocchio (2019)

Dati sul film: regia di Matteo Garrone, Italia, Francia, UK, 2019, 125′

Genere: fantasy

 

 

La fotografia e il montaggio, mai disgiungibili dallo sguardo registico complessivo, sono i due elementi maggiormente degni di nota dell’attesissimo “Pinocchio” di Matteo Garrone.

La fotografia, del danese Nikolaj Brüel, insignito del David di Donatello 2019 per “Dogman” (2017), imprime una luce antica, realisticamente ottocentesca, scarna e spettrale al punto giusto nel disegnare ombre e luci degli angoli di Sinalunga, incantevole paesino del senese in cui Garrone decide di ambientare la storia del mitico burattino, con il suo linguaggio cinematografico dalla poetica inconfondibile. Il montaggio di Marco Spoletini conferisce un ritmo narrativo armonico e fluido, che non ci permette di disperderci nei dettagli di una storia che, sebbene conosciamo tutti da sempre, rimane densa e piena personaggi molto varii, svolte inaspettate, spinte centrifughe. Con il fondamentale aiuto di Brüel e Spoletini, Garrone decide così di girare un Pinocchio immersivamente rurale, che sembra a tratti strizzare l’occhio a “L’albero degli zoccoli” di Olmi (1978 ), dirigendo un Roberto Benigni che esprime in modo intenso la tenerezza di un amore paterno colto nel suo autentico “venire al mondo” insieme al nuovo nato, il “figlio” Pinocchio, interpretato dal giovanissimo Federico Ielapi.

Molto viva e presente nel film è la critica ad un sistema istituzionale ed educativo incapace di cogliere i veri bisogni dell’infanzia, rappresentato emblematicamente nel film dalle figure del Giudice (Teco Celio) e del Maestro (Enzo Vetrano), sulle quali Garrone si sofferma, forse anche eccessivamente-.

Molto fedele all’opera letteraria collodiana, il nuovo “Pinocchio” di Garrone è in grado di trasmettere, attraverso immagini di grande potenza visiva, un messaggio di universalità della condizione umana: un processo di dolorosa crescita psico-fisica, di traumatico ed imprevedibile percorso del divenire soggetto.

Appare quindi come una riflessione sull’evoluzione del rapporto tra soggetto, simbolico ed immaginario, ed oggetto, privilegiando le dimensioni del gioco e dell’onirico, viste come  fondamenta della nascita della persona.

 

Dicembre 2019

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