PSICOANALISTI A VENEZIA

VENEZIA 2014

71° Mostra d’Arte Cinematografica

27 Agosto – 6 Settembre 2014

Rossella Valdrè

  

“Strana questa cosa dei viaggi, una volta che cominci, è difficile fermarsi. È come essere alcolizzati.”

 (Gore Vidal)

 

Ed eccoci, dopo un anno esatto, ancora qui. Lido di Venezia, 71° Mostra del Cinema. I cosiddetti ‘inviati di spiweb’: computer in spalla, smisurata e folle passione per il cinema, tanta pazienza, tanta fiducia nei lettori.

Ci aspettano – già le ho intraviste con la coda dell’occhio – lunghe code, conversazioni semiserie col vicino di coda per ammazzare il tempo e fingere di non sentire il mal di piedi, scelta sempre difficile tra molti film che tentano, ma di cui non si sa ovviamente nulla e poi vanno incastarti col tempo a disposizione ed altre variabili, possibili sorprese di piccoli film che si rivelano squisiti, possibili delusioni. Concordo con Vidal: uno dice sempre ‘basta, è l’ultima volta, d’ora in avanti a fine estate mi riposo’, e invece eccolo lì, il malefico ultimo bicchiere del viaggio. Almeno per me, che non sono di Venezia. E certamente dentro di me, perché il cinema è sempre un viaggio: dentro la trama dei personaggi, le loro psicologie, dentro il paesaggio, ma anche dentro me stessa, nelle pieghe che va a sollecitare, dentro l’attore, l’immaginazione del regista…Faticoso, esaltante, ripetitivo, è il viaggiare, che intendo chiaramente qui come reale e metaforico. E il tornare. E’ bello, ritornare, è dolce, rassicurante.

La calamita veneziana, dunque, alla quale non abbiamo, con Elisabetta Marchiori che come da piccolissima tradizione mi seguirà, saputo resistere, prevede quest’anno un ricco calendario.
Intanto, una piccola novità. Per la prima volta, a presiedere la Giuria è un musicista, il francese Alexandre Desplat, compositore di musiche da film internazionalmente riconosciuto, che assegnerà il Leone d’oro per il miglior film e gli altri premi ufficiali. La decisione, sulla quale mi soffermo un attimo, può apparire curiosa ed  è stata presa su proposta del Direttore della Mostra Alberto Barbera. In realtà, Desplait vanta sei nomination all’Oscar (per The Queen, Il curioso caso di Benjamin Button, Fantastic Mr. Fox, Il discorso del re, Argo, Philomena), e numerosi altri riconoscimenti. Ma credo il motivo della scelta stia non tanto negli ovvi riconoscimenti, ma in quanto profondo cinefilo, amante del cinema e suo, a detta di chi lo ha scelto, attento conoscitore. Lo segnalo perché ha colpito la mia curiosità: non avevo mai pensato al cinema da un punto di vista a cui sono, di solito, piuttosto indifferente: la colonna sonora. E’ da aspettarsi dunque che i film di quest’anno saranno scelti con particolare sensibilità a quest’aspetto? Vedremo…

 Il calendario, come sempre ricco e facilmente consultabile, per cui mi limito a poche segnalazioni, prevede 10 film italiani, tra concorso e fuori concorso. Tra questi: Munzi, che ha girato sull’Aspromonte con gente del luogo; l’ultimo di Saverio Costanzo; i due documentari di Ferrario e Salvatores (quest’ultimo particolarmente atteso per le modalità ‘partecipative’ con cui è nato); le possibili polemiche di rito per i film di Sabina Guzzanti e Maresco col suo Belllusconi; La vita oscena, cui assisterò oggi stesso appena arrivata (confesso, anche per ragioni di opportunità con i tempi stretti). Più attesi Il giovane favoloso di Martone, uno dei nostri migliori cineasti, sulla vita di Leopardi; il Pasolini Abel Ferrara (italiano nel personaggio, in questo caso) ennesima rivisitazione di una figura ormai diventata mito, e I nostri ragazzi  di Di Matteo, attento esploratore dell’Italia contemporanea (di cui ricordo Gli equilibristi), e liberamente tratto dal romanzo La cena di Hermann Kock.

Immancabili le star, prima fra tutte Al Pacino, e poi Deneuve, la Gainsburg, e molti altri…Ma non è per il divismo, per il red carpet, che noi siamo qui.

La droga del viaggio, come l’ebbrezza del cinema, non smette di farci pensare, associare, sognare, esplorare nuovi mondi, sondare alterità… Lo strano logo del Festival, quest’anno, come si può vedere dalla nostra home page, raffigura un ragazzino assorto e pensoso, l’aria sognante. Mi ci sono un po’ soffermata, immagine curiosa per questo contesto: il cinema come qualcuno che sempre cresce? Un eterno ragazzino in evoluzione? La sua pensosità, il suo sguardo in fondo sempre rivolto all’interno, la solitudine dello spettatore nel suo personale incontro col film? Immagine che si apre a molte associazioni…

Arriverà mai, dunque, l’ultimo bicchiere?

Per ora, essendo ancora – almeno io – lontani da questa rettitudine, godiamoci i film. La forza immortale del cinema, la sua poesia, i suoi inciampi, la sua umanità, la sua potenza mitica. Perdonate la scelta un po’ al buio…ma chissà-

 “Vorrei tre vite: col cinema forse ne assecondo l’illusione”. (Alberto Lattuada)