“Quo Vadis, Aida” di J. Žbanić. Commento di F. Salierno

"Quo Vadis, Aida" di J. Žbanić. Commento di F. Salierno

Autore: Flavia Salierno

Titolo: Quo Vadis, Aida

Dati sul film: regia Jasmila Žbanić, Bosnia, 2020

Genere: drammatico

In concorso

 

Di certi film c’è bisogno. Questo è uno di quelli. Quo Vadis, Aida? viene ambientato in Bosnia, nel 1995, dove si è consumato uno dei genocidi più assurdi e drammatici della storia dell’umanità. Il massacro di Srebrenica, nel qualeorirono 8000 musulmani bosniaci. Il film lo racconta appoggiandosi ad una storia vera, ovvero quella di un’interprete, Aida, che lavora per le Nazioni Unite, e della sua famiglia, marito e due figli. Nell’attesa di trovare un accordo con l’Esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina guidate dal generale Ratko Mladić, migliaia di persone cacciate dalla propria casa dall’esercito, dalla propria terra, sono costretti a vivere nei campi o nell’accampamento delle Nazioni Unite. Le trattative, confuse e sotto minaccia continua, non vanno come previsto e Aida cerca in tutti i modi di fare il possibile per salvare la sua gente, e la sua famiglia. Il coraggio e la determinazione della donna, i suoi terribili vissuti, arrivano allo spettatore grazie alla magnifica interpretazione dell’attrice Jasna Djuric, per la quale già si ventila l’ipotesi della Coppa Volpi.

Aida è una donna, una madre, che lotta disperatamente, mentre la macchina da presa si muove tra il dolore della gente a cui è stato tolto tutto e l’impreparazione angosciata e smarrita dei soldati ONU. Potrebbe, attraverso la trama, essere un film che fa leva in modo seduttivo sui sentimenti, ma non è così. E non è nemmeno “solo” un film di guerra. Bensì è un’esplorazione delle assurdità del comportamento umano, a cui non basta la teorizzazione psicoanalitica per poter dare delle risposte pur occupandosene da sempre. Rimangono le domande. E dopo la visione del film rimane lo sdegno, il dolore, la confusione. Ma, la psicoanalisi insegna, noi che ci indigniamo siamo gli stessi a dare il nostro contributo a che le guerre continuino a distruggere Paesi e vite. Il film sembra lasciare, appunto, aperta la domanda, offrendo uno sguardo dall’interno, pur conservando la assoluta e minuziosa ricostruzione storica. E riesce nell’intento, che è quello di mostrare, dove non vogliamo vedere, di far ricordare,  dove subentra la rimozione, e di far veramente sapere una piccola ma importante parte di ciò che, magari solo distrattamente, ascoltiamo al telegiornale.

 

Settembre 2020