“Il racconto dei racconti” di M.Garrone. Recensione a cura di C.Carnevali e G.Vandi

Autore: Cinzia Carnevali, Gabriella Vandi

Titolo: Il racconto dei racconti

Dati sul film: regia di Matteo Garrone, Italia, Francia, UK, 2015, 134’.

Genere: Drammatico, Fantasy

 

 

“Ogni fiaba è uno specchio magico che riflette alcuni aspetti del nostro mondo interiore, e i passi necessari per la nostra evoluzione dall’immaturità alla maturità. Per noi che ci immergiamo in quanto la fiaba ha da comunicare, essa diventa una profonda e calma pozza che in un primo tempo sembra riflettere soltanto la nostra immagine; ma dietro di essa scopriamo ben presto le tempeste interiori della nostra anima: la sua profondità, e i modi per trovare la nostra pace interiore e col mondo, quale premio delle nostre lotte” (Bettelheim, 2018, p. 296).

 

“Il racconto dei racconti”di Matteo Garrone prende vita da un’opera letteraria dal titolo“Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de peccerille”, una raccolta di cinquanta fiabe scritte da Giambattista Basile e pubblicate postume, in lingua napoletana, tra il 1634 e il 1636 a Napoli. La raccolta ha le caratteristiche della novella medievale, mantenute anche nel film, che si apre su uno scenario di corte, animato da giocolieri e giullari.Garrone ha pensato di riprendere il tema fiabesco per affrontare questioni esistenziali che riguardano le tematiche dell’amore, della vita e della morte. Il regista mette in scena personaggi fantastici grotteschi, espressione simbolica del nostro immaginario, utilizzando diversi registri narrativi che spaziano dall’horror a un fantasy, ispirato tuttavia al reale.

 

In un’intervista (Repubblica, 13 maggio 2015), il regista afferma “Ho sentito il bisogno di ritrovare un po’ di umanità e verità nella fantasia: e niente è più fantasioso e vero delle fiabe, e il loro horror non ci spaventava neppure da bambini, perché se ne percepiva, se ne percepisce subito la riposante irrealtà”.

Nonostante si parli di “trattenemiento de peccerille”, sia l’opera letteraria sia la sua traduzione filmografica sembrano rivolte, invece, a un pubblico di adulti più che di bambini poiché affrontano temi molto complessi, utilizzando gli scenari fantastici tipici della fiaba e prendendo spunto da motivi popolari.

L’importanza delle fiabe è stata esplorata da molti autori, tra cui Italo Calvino che, nel libro “Fiabe italiane” (2018, p. XIV)scrive: “Sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi”.

La fiaba, dunque, offre rilevanti contributi per affrontare, attraverso la fantasia, temi centrali che riguardano l’esistenza. Con l’aiuto della narrazione possono essere esplorati passaggi di vita conflittuali o difficili, e l’identificazione con i protagonisti delle storie permette di accostarsi a tematiche inconsce, altrimenti inavvicinabili.

Già Freud, nel suo lavoro “Materiale fiabesco nei sogni” del 1913 (p. 195), aveva evidenziato l’importanza delle fiabe nello sviluppo infantile: “Non è per noi motivo di sorpresa apprendere anche dalla psicoanalisi l’importanza che hanno acquistato le fiabe popolari nella vita psichica dei nostri bambini”. Egli aveva inoltre riconosciuto un collegamento tra il materiale fantastico tratto dalle fiabe e i sogni: “Orbene, elementi e situazioni tratti dalle fiabe si trovano spesso anche nei sogni” (ibidem p. 195).

Bettelheim è lo psicoanalista che si è occupato più estesamente del valore psicologico delle fiabe, evidenziandone la loro importanza a livello evolutivo e terapeutico.

Garrone sceglie tre fiabe che s’intrecciano tra loro, quasi fluendo l’una dentro l’altra,“La cerva fatata”, che nel film diventa “La regina”, interpretata dalla bravissima attrice Salma Hayek, “La pulce, che ha per protagonista il sovrano di Altomonte, Toby Jones, e “La vecchia scorticata”che nel film prende il titolo “Le due vecchie”, il cui re è interpretato da Vincent Cassel. Le tre storie, diverse fra loro e ricche di spunti psicoanalitici, rendono il film complesso, soprattutto a una prima visione. Tre fiabe che parlano di tre aspetti delicati e importanti del mondo femminile: il desiderio di maternità, l’aspirazione al matrimonio e la paura di perdere la propria bellezza, invecchiando. Il regista spiegherà in un’altra intervista (Repubblica l’8 maggio 2015) di aver scelto queste, pur avendo preso suggestioni da altri racconti, perchè “avevano in comune la figura della donna in tre diverse età”.

L’aspirazione alla maternità è un tema tipico delle fiabe: la difficoltà di una regina ad avere figli e il suo essere disposta a ogni sacrificio per soddisfare il suo desiderio; il negromante, chiamato a dare un consiglio, avverte infatti che ad una nascita è sempre legata una morte, ogni nuova vita richiede una perdita di vita, per l’equilibrio del mondo. Il regno di Selvascura avrà un principe ma a costo della perdita del re che uccide il mostro acquatico di cui la regina divorerà avidamente il cuore, per potere finalmente rimanere gravida. Il cuore del drago marino è bollito da una giovane serva, fecondata dai vapori emersi dalla cottura. Le due donne, la regina e la serva, daranno alla luce due bambini uguali per aspetto e diversi per estrazione sociale. Il desiderio morboso di diventare madre rende la donna insensibile, una regina che non prova pietà verso il coniuge che si è sacrificato per soddisfare la bramosia di una moglie che pensa unicamente alla soddisfazione di se stessa. La gioia della maternità cancella il dolore della perdita, che non traspare neppure al funerale del consorte cui partecipano anche il re di Altomonte, con la piccola figlia Viola, e il sovrano di Roccaforte con alcune delle sue tante amanti. Entrambi i re saranno protagonisti delle altre due vicende, intrecciate alla prima.

Questo desiderio ossessionante di maternità sfocia nella creazione di un legame fusionale con il figlio Elias, che viene considerato alla stregua di un oggetto, un prolungamento del suo sé a cui non è concesso di avere altri legami: la regina farà di tutto, infatti, per impedire il legame profondo che il ragazzo, ormai sedicenne, ha intrecciato con il giovane Jonah, quasi un gemello, un doppio, nato dalla stessa magia e dunque uguale a lui. Elias rappresenta la metà inseparabile di Jonah e dunque i due adolescenti sono inseparabili e il loro destino appare intrecciato. Il prezzo che la regina pagherà per riavere il figlio accanto a sé è la propria morte, poiché il negromante ancora una volta le ricorda che a ogni azione corrisponde un’azione: c’è quindi un alto prezzo da pagare. Questa storia apre a numerose possibilità interpretative, da un punto di vista psicoanalitico, relative al legame che una madre può instaurare con il proprio figlio, la pulsione libidica, il desiderio di un figlio e l’amore incontenibile per lui diventano pulsione violenta, distruttiva e autodistruttiva fino a confondersi con il possesso e l’odio trasformandosi in pulsione di morte. Vengono evidenziati gli aspetti narcisistici della persona che desidera a tutti i costi realizzare se stessa per finalità egoistiche, privando l’altro del diritto di esistenza.

La pulce ha per protagonista un re pizzicato da una pulce che decide di non uccidere e di conservare in una caraffa, nutrendola col suo stesso sangue. È interessante notare il contrasto tra il legame amorevole e di accudimento che l’uomo instaura con questo insetto, che ben presto diventerà gigantesco fino a morire soffocato, e la disattenzione e freddezza che mantiene verso la propria figlia Viola, che fantastica un futuro a fianco di un meraviglioso principe. La principessa da maritare e la ricerca del pretendente più valoroso è un tema comune a molte fiabe che hanno alla base la visione patriarcale di una figura paterna in cerca di un compagno più meritevole per la propria figlia, sostituendosi alla sua volontà, nell’idea, implicita in questo tipo di cultura, di una stirpe da sviluppare a tutti i costi e di un femminile incapace di proteggersi da solo. Il re, per reagire alla depressione nata dalla perdita della pulce, emana un bando per trovare il marito più audace: mette in mostra la pelle della pulce e darà in sposa Viola al pretendente che saprà indovinare a quale animale appartiene la pelle. Con orrore della ragazza, il vincitore è un orco. Il padre, in modo perverso, lascia la figlia in balia del proprio destino, consentendo che sia data in sposa a quest’uomo mostruoso. La figlia dovrà trovare da sola il coraggio di affrancarsi dalle barbarie cui la costringe l’orco che la violenta e la tiene prigioniera, cercando di ucciderla quando la ragazza tenterà di liberarsi. Il tema del marito-orco è narrato da fiabe come Barbablù, rappresentante di un maschile violento “deciso a fare come vuole e a possedere la sua compagna, non può amare nessuno, ma neppure essere amato da qualcuno” (Bettelheim, 2018, p. 291). La storia di Viola e del re di Roccaforte apre a numerose considerazioni psicoanalitiche tra cui il tema molto attuale della violenza di genere, fino al femminicidio, intrecciato a quello della libertà nello sviluppo identitario e dell’affrancamento dalla schiavitù di legami paterni e coniugali perversi e imprigionanti che richiedono coraggio, da parte della donna, per svincolarsi dal legame patologico.

Vincent Cassell è il festaiolo re di Roccaforte alla ricerca continua di nuovi piaceri che si lascia sedurre dalla voce incantevole di un’anziana donna capace di nascondere le proprie sembianze gabbandolo. Un incantesimo trasformerà la vecchia in una bellissima giovane di cui il sovrano s’innamora. La sorella della donna ringiovanita è invidiosa del suo fortunato e inatteso destino e preferisce morire scorticata pur di inseguire quella giovinezza che la vita le ha negato. Il fascino di una bellezza senza pari e l’inseguimento di un’eterna giovinezza è il tema di questa fiaba che appare quanto mai moderna perché sembra alludere alla ricerca di magici elisir di giovinezza attraverso la richiesta, in aumento nella nostra società, di interventi di chirurgia estetica, rappresentanti di un rifiuto del limite e della temporalità. In modi diversi, sia il re sia le due vecchie sono incapaci di accettare i confini della vita, l’uno consacrando l’esistenza alla ricerca sfrenata di nuove conquiste, le altre cercando di gabbare il tempo. I tre i sovrani rappresentano aspetti diversi dell’umanità perché sono, a modo loro, tutti vittime delle proprie ossessioni e dei propri desideri. La regina di Selvascura vuole a tutti i costi un erede fino a perdere la vita, il re di Altomonte è impegnato nell’accudimento della sua pulce e infine il re di Roccaforte appare in balia delle sue pulsioni.

Riprendendo le parole di Calvino (2018, p. 14), le fiabe, come i racconti narrati in questo film “Sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e una donna, soprattutto per la parte di vita che appunto è il farsi d’un destino: la giovinezza, dalla nascita che sovente porta in sé un auspicio o una condanna, al distacco dalla casa, alle prove per diventare adulto e poi maturo, per confermarsi come essere umano”.

 

Riferimenti bibliografici

Freud S. (1913),  “Materiale fiabesco nei sogni”, O.S.F., 7

Basile G. (1634-1636) “Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de peccerille”,Garzanti, Milano, 2007.

Calvino I. (2017), “Fiabe italiane raccolte dalla tradizione popolare durante gli ultimi 100 anni e trascritte in lingua dai vari dialetti”. Oscar Moderni.

Bettelheim B. (2018), Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe. Universale economica Feltrinelli, 1975.

 

Gennaio 2019