Reality

Dati sul film: Regia di Matteo Garrone, Italia, 2012, 115 min.

 

Giudizio: 5/5 *****

Genere: drammatico

Trama. Siamo a Napoli, dove Luciano Ciotola ha una pescheria, arrotonda con piccole truffe complice la moglie Maria, ha tre figli ancora bambini e abita in una casa fatiscente arredata con gusto pacchiano. Circondato da parenti ed amici che lo considerano “un personaggio”, cede alle loro insistenze: fa un provino per entrare nella “casa” del “Grande Fratello” e comincia “a crederci”. Quella che Luciano credeva “la grande opportunità” della sua vita è la menzogna che lo porterà a sgretolarsi nel delirio.

Perchè andare a vedere il film. I film di Matteo Garrone colpiscono sempre nel segno, le sue immagini si imprimono nitidamente nella memoria, così come i corpi, le voci, i luoghi. E’ parlato in napoletano stretto, ma si capisce tutto lo stesso, le immagini bastano (questo è Cinema). Evoca l’atmosfera di incredulo stupore e inquietante sospetto di “La voce della luna” di Fellini, alcune immagini sembrano citazioni.

Vincitore a Cannes del Gran Premio della Giuria, interpretato in modo assolutamente convincente da Aniello Arena, ergastolano che si è formato come attore con la Compagnia della Fortezza, il film utilizza la “casa del Grande Fratello” per ospitare lo sviluppo del delirio nella mente di un uomo, correlata alla “mutazione antropologica” della nostra Civiltà sempre più a disagio, dove finzione e realtà, autenticità dei rapporti umani, manipolazione e strumentalizzazione sono speculari, e distinguere quello che è “al di qua” e “al di là” dello specchio risulta impossibile. 

La versione dello psicoanalista. Luciano è una maschera, una marionetta, un Pinocchio “ipermoderno” che guarda il suo grillo che non parla (il Super-Io è muto), cede alle lusinghe del gatto e la volpe (ne è circondato) e di Lucignolo-Enzo, quello da emulare, quello che è “famoso” per essere stato sedici giorni nella “casa”. Quando Luciano raggiunge l’agognato Paese dei Balocchi e si accorge che è un imbroglio, non c’è Fata turchina (la Madre) e soprattutto non c’è Geppetto (il Padre) a salvarlo.

Un film sconvolgente, se lo si pensa come messa in scena della “pulsione alla perdita della vita”. Duro da digerire, ma imperdibile.