Arianna

Di Carlo Lavagna, I, 2015, 83 min.

Commento di Franco D’Alberton

Arianna è un film che descrive in modo leggero e poetico la scoperta da parte di  Arianna e della cugina Celeste della propria sessualità adolescenziale. L’esperienza di Arianna si rivela però molto diversa da quella della cugina. E’ nata con un corredo cromosomico maschile e dei genitali esterni non del tutto formati, né in senso maschile, né in senso femminile, perché, per un deficit genetico, non aveva potuto completarsi la sintesi di un ormone responsabile della formazione dei genitali esterni. Alla nascita le è stata attribuito il sesso maschile. In un tempo successivo, come era abitudine nelle pratiche mediche del passato, e a volte purtroppo ancor oggi, era stata assegnata al sesso femminile con la conseguente gonadectomia, una ricostruzione vaginale e le necessarie terapie ormonali. Tutto ciò seguendo le pratiche mediche del tempo che, oltre a consigliare chirurgie cosmetiche che portavano a privilegiare l’assegnazione al sesso femminile, postulavano che  sapere di avere un patrimonio cromosomico diverso da quello proprio del sesso di allevamento rappresentasse un trauma di tale entità per i diretti interessati, da consigliare i genitori di non dire nulla ai figli. Si tratta di un tema già trattato in letteratura nel romanzo premio Pulitzer Middlesex di Jeffrey Eugenides (oltre tre milioni di copie vendute) e in campo cinematografico, da Lucia Puenzo nel film XXY del 2007.

Queste brevi note sulle basi biologiche della condizione di Arianna erano doverose per evitare che attorno al discriminante e ormai desueto termine “ermafrodita”, già superato nelle classificazioni mediche, si concentrino pruderie e curiosità morbose; altre informazioni affidabili per chi volesse approfondire l’argomento si possono trovare nel sito dell’Associazione Aisia (www. aisia.org).

Tornando al film, la visione è piacevole con una regia attenta, una fotografia raffinata e un cast di attori credibili e molto capaci.

Descrive la ricerca da parte di Arianna di noccioli di verità e di senso racchiusi in segni nel corpo e in tracce di memorie che non trovavano riscontri nella storia che le era stata narrata sulla sua infanzia. Seguendo teorie oggi in parte superate, i genitori le avevano taciuto i suoi percorsi medici e le sue vicende da bambina e si sforzavano di proteggerla da una possibile sofferenza con un insieme di omissioni e di menzogne sostenute dalla rete familiare e da medici compiacenti. Arianna, oltre allo sforzo che ogni adolescente deve fare per accedere ad una dimensione soggettiva della propria esistenza autonoma, doveva rompere quel muro che i genitori, in un improvvido moto d’amore, le avevano costruito attorno. Ci racconta Wilfred Bion (1965) che “…un sano sviluppo mentale sembra dipendere dalla verità, come l’organismo vivente dipende dal cibo. Se la verità manca o è incompleta, la personalità si deteriora…”. Arianna, per arrivare a diventare soggetto della propria storia personale e pervenire ad una riconciliazione con i propri genitori e con se stessa ha avuto bisogno di riscoprire la verità che intuiva in sé. Non sempre, purtroppo, in condizioni simili a quelle di Arianna le cose vanno in questo modo. Una eccessiva fiducia nelle chirurgie genitali e una mancata considerazione del diritto del diretto interessato ad esprimere il proprio parere su interventi irreversibili sul proprio corpo porta al perdurare di situazioni di sofferenza in cui riappacificazioni e riappropriazioni della propria storia personale spesso seguono percorsi molto più accidentati.

Arianna è stata capace di fare un grande lavoro di trasformazione psichica di un dolore senza parole che le ha consentito di acquisire una personalità armonica e coesa e, come spesso accade nella realtà a molte persone nella sua condizione, ha raggiunto un buon equilibrio personale scoprendo il prezioso valore dell’unicità della sua esperienza.

Bion W.R. (1965)  Trasformazioni, Astrolabio, Roma, 1973.

Ottobre 2015