Brightstar

Jane
Campion, 2009, Aus-Fr-GB, 120 min.

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commento
di Rossella Valdrè

 

"Ho due piaceri a cui
penso di continuo nelle mie passeggiate:il tuo amore, e l’ora della mia
morte….."

(J. Keats. lettera a Fanny, 1819)

 

Niente
di ‘psicoanalitico’ credo possa essere interessante evocare nel commento a questo
film; anzi, neanche un commento, ma un invito a vederlo, a gustarlo,
lasciandosi trasportare dal piacere sublime della poesia.

Jane
Campion – qui regista e sceneggiatrice – ci regala, a me pare, uno dei momenti
più riusciti della sua perfezione, sensibilità ed eleganza stilistica, nel
narrare gli ultimi tre anni della vita di John Keats, poeta inglese morto di
tisi a 25 anni, nel 1821.

Il
film, fedele alla biografia (in particolare a "Keats" di Andrew Motion) si sofferma unicamente sulla
tenerissima ed intensa storia d’amore del giovanissimo Keats con Fanny Browne,
sua vicina di casa ad Hampstead, dove il giovane poeta vive, ormai orfano dei
genitori, aiutato economicamente da amici e dal  protettore Brown.

 

Incompreso
dalla maggior parte dei critici e dei contemporanei, ossessionato dalla cronica
mancanza di denaro, profondamente addolorato per la recente morte del fratello,
il giovane e tormentato Keats viene da subito raggiunto, toccato,
dall’intelligenza profonda di Fanny. Lei ne comprende la poesia, da subito ( " l’inizio è perfetto….."
dirà stupefatta dopo aver letto l’Hyperion).

Scriveva
Lou Salomè che "l’essenziale lo si sa subito. Oppure mai".

E’
come se Fanny, femminilità inquieta e riflessiva, che "stima
l’intelligenza sopra ogni cosa", in anticipo sul proprio tempo, sentisse
da subito di avere incontrato, di avere intercettato, ciò che nel profondo
cercava. I due si amano di un amore intenso, inviolabile, per la vita, come
apparentati ed accomunati da un patto, da un legame tra anime affini che non si
potrà più recidere, nè mai sostituire.

 

               Posso forse
scacciare il tuo

               Ricordo dai
miei occhi? No, hanno visto

               Un’ora fa la
mia plendente regina!

              Anche il tatto
ha memoria. Dimmelo tu, amore,

              Dimmelo cosa
devo fare per ucciderla e libero

              Tornare alla
mia vecchia libertà – ….

 

Anche il tatto ha memoria.

Incontro
fra anime elette, affini. Portatrici di una differenza rispetto alle
convenzioni del loro tempo, che pure subiscono: le ragazze devono devono
maritarsi con qualcuno che le mantenga (o fanno le domestiche, se povere); i
borghesi sono perloppiù nullafacenti, e quando amanti della cultura e
dell’arte, sostengono economicamente gli artisti sui quali poi, come Brown,
esercitano una specie di ambiguo possesso. Gli artisti (Keats, ma anche l’amico
pittore che gli resta accanto fino alla fine) molto più di quanto non avvenga
oggi dove la contemporaneità sembra avere contribuito a mercificarli e farne
soggetti conformi al gusto prevalente, costituiscono nel XIX secolo una
piccola, povera ma fortunata comunità di eletti, pensatori e poeti alla
scoperta dell’anima, dell’essenziale del vivere, creativamente occupati solo
alla ricerca del Bello. 

 

Il
bambino gioca. "…l’adolescente – scrive Freud – invece di giocare ora fantastica". E prosegue: "….il
poeta addolcisce il carattere della sua fantasticheria egoistica alterandola e
velandola; e ci seduce con una profitto di piacere puramente formale, e cioè
estetico, che egli ci offre nella presentazione delle sue fantasie. (……) Io
sono convinto (…) che il vero godimento dell’opera poetica provenga dalla
liberazione di tensioni nella nostra psiche" (Freud 1907, p381).

Gettando
il germe che verrà poi raccolto da Winnicott, ne Il poeta e la fantasia del 1907, Freud enuncia le prime intuizioni
sulla genesi, il senso, la funzione dell’arte e della poesia per l’essere
umano: rendere la vita sopportabile. Lacan dirà che la vita in sè ha qualcosa
di "ripugnante", e questo "ripugnante" lo chiama reale. Se nell’ars poetica, da un lato, noi reinvestiamo le traccie, ritroviamo in
altra forma il desiderio infantile, dall’altro la Poesia non si limita a
rappresentare il bello, "l’arte attraversa la bella immagine, toglie il
velo e ci permette di incontrare il reale, ma al tempo stesso fa sì che il
nostro rapporto col reale sia schermato, filtrato, mediato dal linguaggio e
dunque che noi possiamo superare la nostra ripugnanza verso la vita ". (
Recalcati 2007, p 81)

Avevamo
detto che non avremmo chiamato in causa la psicoanalisi; infatti questo cenno
(reso straordinariamente fecondo, in seguito, da Winnicott) è solo per
ribardirne ciò che Freud ha sempre sostenuto. E’ la Poesia, non la
psicoanalisi, a capire prima. La
Poesia ci precede; il poeta accede, senza sapere come e perchè, a quello cui
noi arriviamo, quando abbiamo fortuna, con tanto tempo e fatica. Se dunque
accenniamo alla psicoanalisi, è per ribardirne freudianamente l’inevitabile ‘inferiorità’
rispetto alla Poesia.

 

 

                         Stella lucente, foss’io come te costante –

                            …….

                          No – costante sempre, mai mutevole vorrei
risiedere

                          Sempre sul guanciale del seno dell’amore

                          Ma per sentirlo sempre pulsare cedevole,

                          Per sempre sveglio in dolce inquietudine,

                          Per sempre, sempre udire il suo respiro tenue

                          E
così vivere in eterno – o venir meno nella morte

 

Bright Star, (Stella Lucente) che la Campion sceglie
come titolo al fim, sembra sia l’ultima poesia di Keats, scritta in Italia in
ricordo a Fanny, poco prima di morire (sebbene alcuni critici non concordino
con questa datazione). Al poeta sembra non importare la morte; anzi, essa è
romanticamente ricercata. Se non ci può essere amore, allora venga la morte.
Sebbene la madre di Fanny infine acconsenta al fidanzamento, quasi ‘obbligata’
dalla forza di tanto amore, resta tuttavia nell’essenza un amore impossibile,
congelato nella giovinezza, nell’idealizzazione quasi adolescenziale. L’Altro
possiede tutta la bellezza, tutte le qualità, tutto ciò che ci è necessario per
vivere; senza l’Altro sono perduto….e’ questa la qualità totalizzante di
questo amore. Lo spettatore vi è intensamente calato attraverso le immagini dei
due giovanissimi protagonisti, la luce del paesaggio, la sensualità evocata dai
gesti composti, trattenuti, la voce fuori campo, a tratti, della poesia. Brigtht Star.

"Mi hai rapito con una forza a cui non so resistere – è ancora Keats a scriverle
nel 1819 – eppure avevo resistito, sino a che non ti ho rivisto; è da allora
che non ho fatto altro che tentare "di ragionare contro le ragioni del mio
amore"…".

La
morte giunge come una liberazione dal dolore fisico e morale, dalla malattia
così come dallìinsuccesso; le ultime parole sono all’amico pittore, che gli è
accanto "…grazie a Dio è giunta l’ora…". Il pensiero, a Fanny; la
piccola vicina di casa della casa di campagna, intelligente e avida lettrice di
versi, costretta in un femminile che la vede cucire abiti di sartoria, e che
pur proseguendo la propria vita senza John Keats, mai si priverà dell’anello
che lui le regalò come pegno d’amore.

 

                                                 Oh
conserva, per carità,

                                                 I
battiti più veloci per me.

 

 

Riferimenti bibliografici

 


Freud S. "Il poeta e la
fantasia
", O.S.F., Boringheri, Torino, 1907


Recalcati M. "Lavoro del lutto,
melanconia e creazione estetica
", ed Poiesis, Bari, 2007

Le
poesie e i brani sono tratti da:

– Keats J. "Poesie",
Mondadori, MIlano, 1986