Heart Quake

Commento al filmato  di Rita Corsa

Heart-Quake è la pluripremiata opera di esordio – quanto mai promettente – di un gruppo di giovani cineasti italiani e dell’est-europeo. Pensato come un documentario, il filmato riesce a esprimere l’intreccio narrativo con la sapienza comunicativa di un lavoro autoriale.
Ecco la storia, che induce lo spettatore a uscire dallo spazio circoscritto della propria domus, per confrontarsi con mondi “altri”. E lo sguardo dello stesso psicoanalista è spinto fuori dalla stanza d’analisi, per posarsi su realtà socio-culturali estreme e fortemente disturbanti. Realtà geograficamente non lontane, che sollevano inquietanti interrogativi di ordine etico.
Shpresa è una donna di soli ventisei anni, che vive con il marito e cinque figli in una degradata periferia di una cittadina del Kossovo. La loro esistenza scorre ai margini di una società già profondamente provata dalle vicende belliche del recente passato. La coppia, analfabeta e isolata, non comprende la gravità della malattia del quinto e ultimo figlio, affetto dalla sindrome di Down complicata da una grave malformazione cardiaca. La situazione clinica è molto seria. Così quando l’ASVI, associazione di volontari italiani, dopo aver sottoposto il neonato a una serie di analisi, propone a Shpresa un intervento al cuore che potrebbe salvare la vita del piccolo, ella si sente sollevata e accetta di venire in Italia per affrontare l’operazione.
La volontaria Marinella si occupa della sistemazione della madre e del figlio in un appartamento milanese, dove i due dovrebbero soggiornare per il tempo necessario al pre-ricovero e alla convalescenza, per far poi ritorno in Kossovo. Ma nei giorni che precedono l’intervento, una serie di concitate telefonate del marito, che intima alla moglie di tornare a casa per badare agli altri figli, trasformeranno Shpresa da madre premurosa a madre distratta e non più interessata alla cura del suo sfortunato ultimogenito (“un figlio così malato è meglio che muoia!” – sentenzierà il padre in un drammatico colloquio). La donna, allora, abbandona il bambino e rientra in Kossovo, delegando l’assistenza pre e post-operatoria ai membri femminili dell’associazione. Finita la convalescenza, provvederanno loro a ricondurlo a casa dai genitori. Ma questa madre sarà in grado di occuparsi di un bimbo tanto fragile? E il padre l’aiuterà o manterrà un infastidito distacco verso un figlio così problematico?
La visione del filmato è ricca di stimoli per una riflessione analitica, che si misura con “regole sociali” arcaiche, ben lontane dai modelli “politicamente” proposti e condivisi nelle società “avanzate”.
Come riconoscono gli stessi autori del filmato, la versione iniziale della sceneggiatura è stata continuamente rimaneggiata in itinere: «la storia si è scritta da sé», come se la forza della realtà si fosse imposta su un progetto narrativo pensato a priori. Qui ci sovviene il filosofo Perniola, quando afferma che l’invasione totalitaria del reale può invalidare ogni programma e ogni dottrina. E il “grado zero della teoria”, mostrando l’esistente senza alcuna mediazione concettuale, implica uno schiacciamento sulla realtà da cui nulla si salva.
Nel corso di un’intervista, il regista, Mark Olexa, e la montatrice e tecnica del suono, Francesca Scalisi, hanno confessato le difficoltà incontrate nell’usare la macchina da presa come un osservatore neutrale e non giudicante: «Era sin troppo facile» – spiega la Scalisi – «stigmatizzare la figura del padre», maschio violento e assolutamente incapace di svolgere una funzione paterna protettiva e salvifica. Una tentazione interpretativa cui, facilmente, può soggiacere pure l’analista!
Altrettanto prepotente è il richiamo alle capacità materne espresse dalla giovane kossovara. Protagonista dolente nelle sue ambigue (proprio in senso blegeriano) oscillazioni da “grande madre” omerica a riluttante figura abbandonica. Vittima di un maschile tribale, ma nel contempo implacabile detentrice di un circoscritto potere domestico. Quest’ultima valenza è stata chiaramente evidenziata dagli autori della pellicola, che hanno registrato il quotidiano dipanarsi della vita familiare nella contrada balcanica.
Dal documentario emerge vivida la fatica del percorso di integrazione tra culture dominate da regole sociali a tratti fortemente divergenti e antinomiche. Talvolta il processo integrativo rischia di risultare il parto molesto di apodittiche buone intenzioni, piuttosto che un’opportunità trasformativa e vitale.
Un’ultima parola sul corpicino malato del bambino. Una piccola creatura segnata da cicatrici e invasa da marchingegni chirurgici. Tubi che entrano e tubi che escono, ripresi in primo piano dalla telecamera. Uno strazio per gli occhi e per il cuore dello spettatore. Visioni perturbanti, che proiettano l’individuo in regioni estreme e irriflessive dello psichesoma, dove gli organi, normalmente silenti, diventano zone di transito sociale. Soglie sinistre, ai confini tra la vita e la morte. Riflesso di una terra martoriata dall’esplosione di pulsioni antiche, commiste all’incubo post-moderno di polveri contaminate dall’uranio impoverito.

Regia: Mark Olexa
Anno di produzione: 2011
Durata: 52′
Tipologia: documentario
Genere: etnologico/sociale
Paese: Italia
Produzione: ZeLIG; in collaborazione con 360 Degrees Film
Formato di ripresa: HD
Formato di proiezione: Beta SP, DV Cam, DVD e Digi Beta, colore
Titolo originale: Heart-Quake

PARTECIPAZIONE A FESTIVAL

2012 mag Krakowski Festiwal Filmowy Student Film Night – ZeLIG
2012 MujerDOC: Third International Documentary Festival on Gender Equality
2012 mar Sguardi Altrove Diritti Umani, Conflitti, Volontariato
2012 gen Solothurner Film Festival Talent
2011 dic Mostrari Documentales a Concurso
2011 dic Rencontres Henri Langlois – Festival International des Ecoles de Cinema Docs d’Europe
2011 nov “Cinema, Storia e…” Panorama 
2011 novViaEmili@DocFest Concorso
2011 set Mediterraneo Video Festival Concorso Internazionale Lungometraggi 
2011 ago Festival de Invierno – Cinemateca Uruguaya Panorama
2011 giu Genova Film Festival Concorso Documentari
2011 mag DOK.FEST Munich Filmschool.forum 
2011 mag Hai Visto Mai? Concorso
2011 apr 8 e 1/2 Festa Do Cinema Italiano Zelig 
2011 apr HotDocs Toronto Made in Italy
2011 mar Bergamo Film Meeting Visti da Vicino
2011 mar Ulassai Film Festival Concorso Internazionale Documentari
2011 feb Persistence Resistance: Edge of Visual Narrative Zelig Film
2011 gen Trieste Film Festival

PREMI:

2012 mar, mujerDOC (festival)
Premio del Jurado

2011 dic, Mostrari (festival):
Mejor cortometraje

2011 nov, ViaEmili@DocFest (festival):
Premio Migliore Documentario

2011 set, Mediterraneo Video Festival (festival):
Menzione Speciale

NOMINATION:

2011 dic, IDA Documentary Awards:
David L Wolper Students Documentary Award

2011 nov, Premio Doc/it Professional Award:
Nomination Premio Doc/it Professional Award

16 giugno 2012