Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni – Recensione De Mari

Woody Allen, Usa-Spagna, 2010, 98 min.

(titolo originale-You will meet a tall dark stranger)

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Woody Allen, Usa-Spagna, 2010, 98 min.

Commento di Massimo De Mari

Per un periodo ho seguito in psicoterapia una donna sulla cinquantina, reduce da un divorzio, avvocato, stimata professionista e molto nota nella sua città di residenza; la vedevo una sola volta a settimana, qualche volta due, quando era più libera dai suoi impegni.
Spesso, quando veniva alla seduta, mi confessava, un po’ vergognandosene un po’ per mettermi scherzosamente alla prova, che prima di uscire di casa aveva telefonato alla sua amica cartomante per farsi fare "un giro di carte" per sapere qualcosa sulle sue problematiche sentimentali e di lavoro, "non è che ci credo sa e poi non è che non mi fidi di lei come professionista, ma così, tanto per avere un’idea….ad esempio su questa cosa che mi ha detto la mia amica lei cosa ne pensa ?
Inizialmente la cosa mi irritava un po’ ma era un gioco difensivo talmente scoperto che riuscimmo ad elaborarlo abbastanza rapidamente.
Meno facile fu per lei trovare "l’uomo dei suoi sogni" che le permettesse di risolvere una difficile dipendenza dalla famiglia di origine e di far crescere una parte di sé immatura e fragile; forse lo aveva indirettamente trovato nel terapeuta, un uomo, a cui dopo tante fregature, pur conservando per un po’ i consigli rassicuranti, anche se inutili, dell’amica donna, aveva deciso di affidarsi.
E’ un po’ quello che succede in questo film (almeno questa mi sembra la parte che ci riguarda di più) a Helena che, alle soglie della terza età, si trova a essere abbandonata dal marito malato di giovanilismo per una escort sovrabbondante di forme quanto povera di cultura e intelligenza.
Helena preferisce le "balle" di Crystal, improbabile e cialtrona chiaroveggente, che però lavora su di lei con le seduzioni del maternage, le prepara il thè con i biscotti, la coccola, la tranquillizza senza mai metterla in discussione, insomma rende molto di più di tutti gli psichiatri che l’hanno seguita in precedenza e con una parcella molto inferiore.
Nel film ci sono altre coppie che si lasciano e si prendono, sul filo di un cinismo affettivo che Woody Allen non si stanca di mettere in evidenza come epitaffio della civiltà in cui viviamo.
Se non si può essere felici si può perlomeno cercare di sopravvivere, sembra essere la morale del film, accontentandosi di quello che la vita, intesa come il caso, ci fornisce.
Non si ripete qui la geniale intuizione che, in Match Point permette di risolvere l’intreccio poliziesco, ma ci siamo vicini quando Roy, per caso, torna ad essere sulla cresta dell’onda come scrittore e altrettanto per caso rischia di perdere tutto nuovamente.
La mia paziente alla fine ha incontrato l’uomo dei suoi sogni, alto e prestante, ma non così straniero: era un suo vecchio amico ritrovato dopo anni con cui ha scoperto nuove affinità e, infine, anche l’amore.
Forse è successo per caso, forse la psicoterapia le ha fatto vedere la realtà con occhi finalmente diversi….comunque, una storia a lieto fine, come in questo film che a me è piaciuto.