La leggenda di Kaspar Hauser

di Davide Manuli, I,  2012, 95 min.

 

commento di Fabrizio Rocchetto

Kaspar Hauser, tedesco, nasce il 30 aprile del 1812. È un personaggio misterioso che compare a Norimberga nel 1928. Nel periodo precedente pare sia stato cresciuto e tenuto in isolamento da un operaio essendo orfano. Il conte di Stanhope lo adottò e lo inviò a studiare nel 1832 ad Ansbach. Nel 1883 Kaspar morì misteriosamente (Fonte Enciclopedia Treccani). Sulla vicenda di Kaspar Hauser sono stati scritti libri e articoli ed è un personaggio che affascinò il Romanticismo. Rudolf Steiner, il fondatore dell’antroposofia, attribuì  a Kaspar Hauser un ruolo messianico (http://www.larchetipo.com/2012/mar12/esoterismo.pdf.). Il regista Herzog rimase colpito dalla misteriosa storia di Kaspar e scrisse e diresse “L’enigma di Kaspar Hauser” (1974) che fu presentato a Cannes nel 1975.

“La Leggenda di Kaspar Hauser” è un film coraggioso perché Davide Manuli sceneggiatore con la collaborazione di Giuseppe Genna ai monologhi oltre che regista, autore del soggetto e co-produttore, si cimenta su un percorso impervio, difficilissimo ma riesce ad andare oltre il film e proporre un’esperienza: non si tratta infatti solo di vedere un film ma di essere in presenza di un’istallazione artistica. Il film va “vissuto”, perché di non sola visione si tratta, ascoltando la potenza della colonna sonora di Vitalicnecessariamente con il “volume a palla” e i “bassi che pompano” – mutuando dal lessico adolescenziale – , una condizione che che dà corpo alle immagini e alla storia. La splendida fotografia di Tarek Ben Abdallah con le sfumature dal nero al bianco scolpisce, fa immaginare odori, unico limite che lo schermo non può emanare. Gli attori sono catturati dalla recitazione che “sparano” sullo spettatore.

Il film ha continuato a “lavorarmi” dentro dopo la sua visione e per questo sono grato a Manuli. Ho ri-pensato e alla fine raccolto alcuni temi:

– L’ aspetto sensoriale di cui ho già parlato, nasce dalla sceneggiatura, dalla capacità di concepire e realizzare una storia così affascinante. Non è facile che un film tocchi il corpo dello spettatore. La scelta degli attori, la location – una splendida e selvaggia Sardegna -, la recitazione, i dialoghi, i silenzi, danno forma ad una storia surreale quanto toccante nella quotidianità e proprio il tema del corpo, delle sensazioni che il film evoca, può costituire uno dei motivi della capacità del regista di “colpire” lo spettatore.

– Il tema del rapporto con la realtà e lo smarrimento. L’arrivo di Kaspar Hauser portato dall’acqua, come Edipo, rompe gli schemi dell’attesa: lo straniero non è un turista è un naufrago, tema di estrema attualità storica oggi con la realtà degli “sbarchi” dei profughi. Lo sceriffo lo aspetta, lo accoglie, cercherà di crescerlo e alla fine, dopo la morte di Kaspar, riuscirà ad aprirgli le porte del paradiso. Il tema dello smarrimento provocato negli altri – il prete per primo – esalta il potenziale generativo dello sconosciuto che paradossalmente diviene certezza, sentimento con cui convivere, “collaborare” in senso evolutivo.

– La capacità di esser solo. Winnicott evidenzia come la capacità di esser solo in presenza dell’altro sia una conquista che il bambino accudito amorevolmente sviluppa. Costituisce la base per essere un adulto sereno. Kaspar Hauser nel film di Manuli, è solo ma si auto-stimola con le cuffie musicali che trasmettono un senso di solitudine e di autoaccudimento. Ha bisogno di una stimolazione sensoriale acustica che forse ri-cordi – riportare al cuore –  la sensorialità materna perduta. Kaspar Hauser è stato un bambino deprivato dall’amore materno che però ha conosciuto, rispetto a chi intorno a lui appare evoluto ma privato (non de-privato) dell’amore che non può trasmettere. Per questo Kaspar Hauser diviene oggetto degli attacchi invidiosi che porteranno al suo assassinio.

– Adozione e super eroi. Perché quasi tutti i super eroi, alcuni importanti personaggi della letteratura e della storia delle religioni sono adottati? Batman, Superman, Daredevil, l’Uomo Ragno, Diabolik e poi Harry Potter, James Bond, Pinocchio e ancora Mosè, Maometto e per metà Gesù. Il trauma della perdita della figura genitoriale se elaborata può aprire nuovi e costruttivi orizzonti. Anche Hitler ebbe una madre adottiva ma la tragicità della sua storia personale funzionò in una creatività distruttiva che seppe infiltrarsi e attecchire nella vita personale dei tedeschi che lo seguirono. Kaspar Hauser viene adottato dallo sceriffo. Non ha passato, non ha futuro. È il presente, è identità enunciata dall’affermazione “Io sono Kaspar Hauser”. Non ha genitori, è fuori dallo schema e come un “supereroe” o un profeta che attraverso il suo sacrifico potrà aprire nuove porte.

– Maschile e femminile. La scelta di Manuli della straordinaria Silvia Calderoni fa assumere a Kaspar Hauser una valenza individuale che supera la distinzione maschio/femmina.

– L’alieno e il perturbante. Kaspar Hauser è l’alieno, è il “perturbante” cioè il familiare che diventa minaccioso. Nella “Leggenda” la naturalezza di Kaspar diviene l’elemento minaccioso e diabolico per l’ambiente.

– Psicosi e autismo. Kaspar evidenzia comportamenti psicotici, con scarsa aderenza con la realtà ma parodossalmente è l’ambiente – incapace di entrare in contatto con i propri limiti – ad essere “folle”. Gli autistici attraverso comportamenti di dondolamento si consolano. Sarà la musica, la creatività, il diventare DJ che permetterà a Kaspar Hauser dopo la morte di affrontare una nuova vita.

Per ulteriori dettagli e vedere alcuni spezzoni di film:

http://blog.bluefilm.it/index.php/recensioni/item/176-la-psicanalisi-e-kaspar-hauser

novembre 2016